L'intervista

"Il Pd sullo Zan sarà compatto. Renzi usa il testo per uscire dalla marginalità". Parla Serracchiani

"Salvini? Giancarlo Giorgetti ha dichiarato di non aver neppure letto la Carta dei Valori. Mi sembra non ci sia nulla da aggiungere"

Carmelo Caruso

"Sullo Zan il Pd non si spaccherà. Renzi si allea con la Lega che manifestava a Verona. Lo ricorda? Salvini sulla giustizia ha solo ansia da banchetto. Il Pd crede ancora nel 'campo largo' con M5s". Parla la capogruppo Pd alla Camera

Dice: “C’è qualcuno che ha cambiato idea ma solo per opportunismo e per tornare centrale”. Aggiunge: “Non può che amareggiare ma il Pd andrà avanti fino in fondo”. Pensa: “Il ddl Zan è un testo equilibrato e non si media con chi da sette mesi prova in tutti i modi ad affossarlo”. E’ convinta che giorno 13 luglio, al Senato, il suo partito non si spaccherà, che Matteo Salvini si è appropriato dei referendum e del nome di Marco Pannella “come si appropria della nazionale di calcio e che il suo europeismo è sempre e rimane d’opportunità”. Lo confida al Foglio Debora Serracchiani, capogruppo alla Camera del Pd. Cara Serracchiani, non crede che il Pd stia invece sbagliando tutto? “Credo l’esatto contrario. Credo che ci sia un partito, il mio, che da oltre sette mesi chiede la calendarizzazione di questo disegno di legge. Credo che ci sia una destra che in ogni modo, attraverso ostruzionismo, richieste di audizioni, oltre 170, ha come obiettivo quello di spazzare via questo ddl depositando addirittura un testo che scardina la legge Mancino. Il ddl Zan, fino a poche settimane fa, era condiviso anche da chi improvvisamente ha cambiato opinione”.

 

L’ha cambiata Matteo Renzi (e Italia Viva) e ha spiegato che lo ha fatto perché “lui cerca un’intesa”, perché lui sa “come si fa”. Voi sapete cosa state facendo? “So solamente che c’è un partito che ha abbandonato il sostegno convinto. E’ questo che Iv dovrebbe provare a spiegare. Ricordo gli interventi dei parlamentari che più si sono spesi affinché lo Zan venisse approvato: Luisa Annibali, Lisa Noja e Ivan Scalfarotto”. Perché avrebbero cambiato opinione? “Perché c’è un leader, il loro, che si è convinto di poter tornare centrale utilizzando questo tema. Il suo è un modo per uscire dalla marginalità. Di sicuro non è questo il modo per allargare diritti”. Non potrebbe essere il modo per avere una legge meno ambiziosa ma una legge? “Con questa tattica non posso che notare che Renzi si è messo al fianco di un partito le cui posizione sono note. E’ la Lega di Salvini, quella Lega che a Verona manifestava contro le coppie omosessuali. Loro li conosciamo. Italia viva lo ricorda?”.

 

Vi attaccano le femministe e ci sono senatori del Pd che potrebbero non votare. Se fallite? “E invece c’è un gruppo compatto, anche grazie al lavoro di Simona Malpezzi, che giorno 13 voterà il ddl. Abbiamo ascoltato e ci siamo confrontati con tanti, persone, gruppi, associazioni. E’ un testo che ha già una storia lunga. Per mediare serve fiducia. Non possiamo averla nei confronti della Lega”.

 

Perché non avete sostenuto i referendum sulla giustizia e lasciato a Salvini l’eredità radicale? “Perché la riforma penale della Cartabia è adesso, le riforme si fanno in Parlamento nel confronto col governo. I referendum di Salvini, e preciso abrogativi, sono solo un’arma di distrazione di massa per non fare quella riforma ambiziosa che serve al Paese. Quella di Salvini è ansia da banchetto”. Ha schierato il suo partito con Mario Draghi e rivendica che la sua Lega è il partito più leale con il premier. Vi sta portando via pure Draghi? “La faccia vera di Salvini è quella europea. E’ il Salvini che firma la Carta dei Valori insieme a Orban e la Le Pen. Si vuole mostrare europeista ma è solo una facciata. E’ entrato al governo solo perché la circostanza glielo imponeva. Riconosco invece che c’è una Lega diversa e che si muove in maniera diversa. E’ quella di Giancarlo Giorgetti. Ha dichiarato di non aver neppure letto quel documento e mi sembra non ci sia nulla da aggiungere”. Perché il Pd continua a vedere il suo destino in aggiunta al M5s che è un movimento in crisi? “Quel movimento è cambiato”. Dove lo colloca? “Non posso che collocarlo nel centrosinistra”. Lo chiamate “campo largo”. Esiste ancora questo “campo largo”? Esiste ancora il M5s? “Esiste. E’ travagliato ma il Pd non può che guardare con interesse e rispetto a questo movimento”.
 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.