Palude sulla tv pubblica

Michele Anzaldi contro la Rai di Foa e la politica (M5s) del rinvio

Il voto sui consiglieri, il rischio di congelamento del Cda e sullo sfondo Draghi, che deve scegliere il possibile "papa straniero"

Marianna Rizzini

Il M5s ha chiesto di far slittare il voto sui consiglieri di nomina parlamentare. "Atto di gravità inaudita, fatto da chi voleva liberare la Rai dalla politica", dice Anzaldi. E sul profilo del nuovo ad: "Esterno? Basta che rispetti le regole e non cambi le carte in tavola"

“Bestia nera”: così il presidente Rai uscente Marcello Foa, intervistato da Repubblica, definisce Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva e segretario della Commissione di Vigilanza. Uno che da molti anni la Rai la tiene nel mirino (spesso ricambiato). E insomma succede che lui, Anzaldi, ribadisca che Foa, a suo avviso, è uno che per “tre anni” ha fatto il presidente “con votazione taroccata e avvenuta con il beneplacito di quelli che volevano cambiare la tv pubblica – e ancora stiamo aspettando l’accesso agli atti, per quel fatto” (sul banco degli imputati sono finite le schede a suo tempo usate per eleggere Foa, a proposito della possibile mancanza del requisito di non riconoscibilità). E così Anzaldi ha fatto appunto la bestia nera (“e invece, vedi mai, magari sono l’unica bestia bianca”, dice) di fronte alla richiesta grillina di rinvio del voto parlamentare sui nomi dei quattro consiglieri del prossimo Cda: “Un precedente gravissimo”, per Anzaldi: “Una parte politica, per motivi politici, vedi dissidio Grillo-Conte, chiede il blocco di una procedura avviata dai presidenti di Senato e Camera. Un precedente dettato solo da motivi che hanno a che fare con logiche spartitorie e nulla con gli interessi della Rai, dei dipendenti e del canone dei cittadini. Un atto gravissimo per le istituzioni, perpetrato sul tema Rai da quelli che volevano liberarla dalla politica”, tanto più che, con lo slittamento del voto (ipotesi: al 14 luglio — e Anzaldi dice: “Ma chi ci crede? il giorno dopo il voto sul ddl Zan”), si rischia di congelare la situazione, con eventuale prorogatio del cda uscente.

 

C’è dell’altro, a monte: “Se il perno è il presidente Rai, non devi taroccarlo, altrimenti non funzionerà, tantomeno se è estremamente partigiano. Non a caso questa Rai, tempo fa, ha preso una multa salatissima, un milione e mezzo di euro, per mancato rispetto dei princìpi di pluralismo, indipendenza e imparzialità”. E certo lo slittamento del voto, oggi, dice Anzaldi, “appare come la quadratura del cerchio per chi non vuole cambiare nulla”. Fino a qualche giorno fa sembrava essere arrivato il momento, per Mario Draghi, di scegliere il nuovo vertice della tv pubblica. Si era parlato di un fantomatico “papa straniero”, un profilo per così dire altamente tecnico di uomo non condizionabile e preso possibilmente dal mercato internazionale (per l’ad era emerso, tra gli altri, il nome di Matteo Maggiore, direttore comunicazione della Banca europea degli investimenti, già all’Ocse a agli Affari internazionali della Bbc). Non fosse percorribile la strada estera, si ragionerebbe su alti profili nazionali, ma sempre con il bollino di “super-tecnici”. “Profilo esterno? Sì, ma se rispetta le regole”, dice Anzaldi. “Abbiamo già avuto in passato problemi con chi ha cambiato le carte in tavola con i mezzi Rai, una volta arrivato: se metti nell’armadio i dipendenti che hai e ne prendi altri strapagati in numero eccessivo non può andare. E anche oggi dico: possibile che non si riesca a far lavorare chi hai a disposizione e a chiudere direzioni superflue? Basterebbe poco, in molti casi solo un caporedattore. E bisogna riportare l’informazione in Rai, un’informazione ora presente soprattutto sulle reti private. Delle due l’una: o soddisfi gli appetiti della politica, e finisci con questa Rai, o fai politica in modo sano e salvi la Rai. Per questo il rinvio del voto sui consiglieri è un atto di gravità inaudita di fronte al quale i presidenti di Camera e Senato dovrebbero dimettersi”. 
 

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  • Marianna Rizzini
  • Marianna Rizzini è nata e cresciuta a Roma, tra il liceo Visconti e l'Università La Sapienza, assorbendo forse i tic di entrambi gli ambienti, ma più del Visconti che della Sapienza. Per fortuna l'hanno spedita per tempo a Milano, anche se poi è tornata indietro. Lavora al Foglio dai primi anni del Millennio e scrive per lo più ritratti di personaggi politici o articoli su sinistre sinistrate, Cinque Stelle e populisti del web, ma può capitare la paginata che non ti aspetti (strani individui, perfetti sconosciuti, storie improbabili, robot, film, cartoni animati). E' nata in una famiglia pazza, ma con il senno di poi neanche tanto. Vive a Trastevere, è mamma di Tea, esce volentieri, non è un asso dei fornelli.