Cantiere destra

Salvini, il "foderato". Perché la federazione Lega-Fi rimane un'impresa difficile

Nella Lega molti gli scettici, pochi gli informati. Giorgetti: "Non si può improvvisare"

Carmelo Caruso

Il leader della Lega si offre a Mario Draghi in chiave anti Meloni. Ma non ha fatto bene i conti. La federazione Lega-Fi è un'operazione complessa che rischia di far esplodere i gruppi a Camera e Senato. E intanto la "Bestia" non morde più

Roma. Si federa con Silvio Berlusconi ma solo per “foderarsi” da Giorgia Meloni. Non c’è nulla da ridere e non ha niente di comico questa federazione Lega-Fi che Matteo Salvini non si inventa ma ripropone e che adesso insegue per rimanere in fuga. Chi è contro dice che è “un’alleanza senza valori”. Ma da quando la paura non è un valore? E’ infatti il patto anti spavento, la necessità del tetto unico. Ieri, ricevuto da Mario Draghi, Salvini ha parlato di ripresa economica, di riforme della giustizia e del fisco, ma non ha parlato di federazione. Insaccato nel suo abito da “foderato” ha invece promesso al premier, che lo ascoltava attentamente: “Nessuno ti sarà fedele come la Lega”.


Vuole arrivare primo al governo, tornare primo a destra, primo in piazza (ha annunciato una manifestazione il 19 giugno). Ma è così che si preparano i “predellini”? Salvini sta improvvisando. Il suo partito ha scoperto solo dai giornali che l’idea vecchia è tornata nuova per contrastare la crescita di Fdi. Ieri, quando è uscito da Palazzo Chigi, Salvini ha garantito che “i parlamentari della Lega sono d’accordo. Di solito quello che facciamo è condiviso”. Questa volta l’ha condiviso ma davvero con i pochi dei pochissimi. Vuole sapere cosa pensano e non gli dicono? “C’è una differenza tra comunicare e condividere. Salvini non condivide, Salvini comunica”. Uno degli uomini a lui più cari, sempre ieri, confermava che “il piano è tutto nella testa di Matteo. A me basta questo anche perché mi è sempre bastato”. E’ un’operazione parlamentare.

 

Così è stata presentata e solo così può avere qualche possibilità di essere condivisa. Ma è anche la ragione che la rende complessa. Prevede gruppi unici sia alla Camera sia al Senato. Significa che un capogruppo della Lega e di Fi salterà. Chiunque fosse un capogruppo della Lega sarebbe scettico. Fondere due partiti è per paradosso più facile che fare un unico cartello in aula. Si aprirebbe una danza di cariche interne: chi fa il tesoriere del gruppo unico? Non solo. Un gruppo unico significa anche un’unica squadra: comunicazione, dipartimenti… E’ quel sottosuolo poco conosciuto ma che permette e favorisce l’attività legislativa. Il rischio è federare una sommossa di funzionari.

 

All’interno della Lega la chiamano dunque “una geniale mossa per superare una fase di bonaccia”, ma sanno pure che rimane “marketing elettorale che permetterà a Fi di mettere al sicuro 50 seggi e a Salvini di continuare ad avere la leadership che la Meloni gli contende”. E’ vero che Salvini e Berlusconi nell’ultimo periodo si sono ancora più avvicinati e che uno promette all’altro di spingerlo al Quirinale e che l’altro lo accarezza a ogni guaio giudiziario. Ma queste restano solo tenerezze e non raccontano i veri motivi che, a giorni alterni, convincono Berlusconi a dire sì e Salvini ad accelerare e suggerire: “Caro Silvio, possiamo approfittare dello sbandamento di Pd e M5s”. Fi è assediata da Toti e Brugnaro che si oppongono alla federazione. Salvini ha un problema enorme. La sua propaganda social si è esaurita. Nessuno arriva al punto di pensare che una federazione sia qualcosa di sbagliato. La Lega avrebbe pur sempre da guadagnare.

 

Giancarlo Giorgetti crede, ad esempio, lui che nella vita è sempre stato un tattico, che “questa volta non può essere solo un tatticismo e che data la sua importanza è qualcosa che non si improvvisa”. A Salvini non manca la baldanza. Difetta nel tempismo.

 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio