Il capolavoro dem

S-modello Calabria. Manuale Pd per perdere le prossime elezioni

Il candidato Pd si ritira perchè il Pd guarda a De Magistris

Carmelo Caruso

Avevano un buon candidato e lo hanno già perso. Nicola Irto si ritira e attacca il vicesegretario Pd, Provenzano, che strizza l'occhio a De Magistris. Lo stesso che a Napoli ha lasciato un comune da salvare

Un capolavoro. Per la prima volta avevano un giovane, un competente, da candidare alla guida della Calabria. Era pronto a partecipare alle primarie: “Se serve”. Era pronto a farsi da parte. “Se trovate una figura più adatta. Ditemi voi”. Aveva garantito all’ex segretario del Pd, Nicola Zingaretti: “Io ci sono”. Al nuovo, Enrico Letta: “Io ci sono ancora”. Perché si dice che il Pd le sta sbagliando tutte? Perché tra Nicola Irto, il candidato naturale dei democratici in Calabria, e Luigi De Magistris, il candidato in trasferta di un partito tutto suo, il Pd sta strizzando l’occhio al capopopolo nomade, alla bandana “scassamo tutto”.

Se non è così, cosa aspetta il segretario a fare ordine? Irto ha annunciato ieri che si ritira: “Non mi candido più”. E’ una mossa per mettere il Pd nazionale di fronte alla proprie responsabilità.

Chi è Irto? E’ un architetto, vicepresidente del consiglio regionale della Calabria. Ha 39 anni. E’ stato il consigliere più votato alle scorse elezioni regionali (oltre 12 mila preferenze). Il Pd ha pensato di indicarlo perché può vincere e davvero. E’ cresciuto nella Margherita, è stato dottore di ricerca (in pianificazione territoriale) a Boston, Barcellona, Bilbao. Nel Pd calabrese, dove si litiga spesso (tanto da essere commissariato), il nome di Irto aveva messo tutti d’accordo. Quasi tutti. Se le elezioni non fossero state rimandate causa Covid (si doveva votare a febbraio), se la Calabria non fosse finita in un gioco nazionale, si sarebbe parlato di Irto in altro modo. Cosa è cambiato? La candidatura di De Magistris in Calabria (dove ha lavorato da magistrato; e si sa come) l’arrivo di Letta e del suo vicesegretario Giuseppe Provenzano, la necessità di scendere a patti con De Magistris. C’è infatti del non detto in questo ritiro, in questo s-modello Calabria. Il non detto è questo: De Magistris aveva minacciato di candidare un suo esponente a sindaco di Napoli. Sarebbe stato l’ennesimo candidato a sinistra, un altro ostacolo per Gaetano Manfredi, il candidato Pd-M5s che deve già vedersela con l’amico Antonio Bassolino.

In Calabria la sensazione, anzi, è più di una sensazione, è che De Magistris abbia rinunciato a esprimere il suo candidato napoletano perché confida che il Pd possa restituirgli il favore a Reggio. Primo birillo per Irto: devi fare le primarie. Le propone la sottosegretaria M5s, Dalila Nesci. Lui risponde: “Nessun problema, ci sto”. Secondo birillo: Provenzano, il vicesegretario quota Althusser, propone a De Magistris di candidarsi alle primarie.  Solo per questo, un onesto democratico si sarebbe infuriato. La cosa curiosa è che De Magistris si rifiuta perfino di fare le primarie. Il commissario del Pd calabrese, Stefano Graziano, in questi mesi, ha fatto di tutto per cercare di tenere unita questa sinistra ong. Tavoli, incontri. De Magistris, che è un’altra cosa rispetto al Pd, cerca la sponda delle Sardine e Mimmo Lucano. Fa il De Magistris. E siamo al secondo non detto. Non gli strizza l’occhio solo Provenzano, ma anche una parte della Cgil che ha un riferimento in Andrea Orlando. Per concludere l’equazione: Orlando è il riferimento di Provenzano. La variabile? Italia Viva che ha osservato tutto questo pasticcio candiderà Ernesto Magorno che inevitabilmente toglierà altri voti. L’eccezionalità è però un’altra: Letta è il più grande sostenitore di Irto. Lo conosce, lo stima. Allora perché mandare a monte tutto? Per la coppia Provenzano-De Magistris? Ci sono volute settimane per convincere Manfredi a candidarsi a Napoli. Il Pd e il M5s hanno dovuto promettergli di risolvere i guasti contabili della precedente gestione. Gli hanno promesso in pratica che salveranno Napoli dal default. La morale nel Pd? Per trovare un sostituto di De Magistris devono fare dimenticare De Magistris. I debiti sono così tanti che, a Napoli, si è pensato di vendere perfino palazzo San Giacomo, sede del comune. A Reggio Calabria lo invitano invece a partecipare alle primarie e perdono così il candidato migliore che potevano esprimere. Logico? Applausi. Applausi.

 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio