agitatore seriale

Mezzo Papeete. Salvini costringe i suoi ministri ad astenersi sul decreto riaperture

Carmelo Caruso

La Lega è dentro o fuori dal governo? L'irritazione di Draghi: “Il coprifuoco non si tocca”. E Giorgetti non sa come difendere il segretario del Carroccio

Si era messo in testa che poteva intestarsi tutto. Ha perso. Le riaperture, i sostegni, il Recovery, il coprifuoco da spostare dalle 22 alle 23. Mario Draghi non l’ha accettato: “Rimane il coprifuoco e rimane alle 22”. Ieri pomeriggio, Matteo Salvini ha prima preso in ostaggio, per un’ora e per la seconda volta, un Cdm. poi ha costretto i suoi ministri ad astenersi sul decreto riaperture. A questo punto la Lega è dentro o fuori dal governo? Cosa pensava di ottenere? Voleva un’altra bandiera da agitare. Non è infatti la lotta per il “buonsenso” che lo anima. E’ altro.

 

 

E’ vero che anche Italia viva e Forza Italia si sono presentate con una richiesta analoga, ma la differenza è che loro lo hanno chiesto in maniera composta. Salvini in maniera aggressiva. Ha evidentemente sottovalutato la fermezza del premier. A Cdm aperto, Draghi ha subito annunciato che “il coprifuoco non si tocca”. Era da giorni che ci rifletteva. Ha confidato a chi gli sta vicino: “Anche i genitori sono spaventati. Giusto tenerlo alle 22”. Non era dunque solo una battaglia dei ministri del Pd e del M5s. Era prudenza.

  

C’è una irritazione che ieri è dunque esplosa, un fastidio per questo metodo salviniano, il metodo da agitatore seriale. Già di mattina il ministro Federico D’Inca aveva avuto dal governo un mandato preciso: far accelerare la calendarizzazione della mozione di sfiducia contro Roberto Speranza. Serve a smontare un’altra ossessione di Salvini. Dice che Speranza vede solo rosso, ma lui vede solo Speranza. Salvini si è voluto spingere oltre. Nessuno avrebbe mai immaginato che la sua incontinenza arrivasse a tanto.

 

Ieri mattina ha mandato un sms a Draghi. Lo ha voluto fare sapere alle agenzie. Per tutto il giorno si è nascosto dietro la frase: “Sono le regioni che chiedono di spostare il coprifuoco, non solo io”. E’ ossessionato da Giorgia Meloni ma quello che è peggio e che si serve dei suoi ministri, Giancarlo Giorgetti, Massimo Garavaglia, Erika Stefani. Sono costretti a stare in mezzo. Li convoca (anche ieri mattina) e crede di disporne come vuole. Può stare tranquillo: non lo abbandonano (ancora). Vivono il loro disagio, pensano in silenzio che è un uomo che si deve assecondare. Si è mai chiesto se lo ritengono ancora un leader adeguato? Per la prima volta, ed è accaduto proprio ieri, glielo hanno fatto notare: “Gli accordi che si chiudono non si possono mettere sempre in discussione. E’ un problema”. E si riferivano alle riaperture.

 

Era stato Salvini a dire: “Il 26 si riapre. Un successo della Lega. Del coprifuoco ce ne occuperemo poi”. Dopo due giorni ha iniziato a parlare di coprifuoco. I ministri del M5s e del Pd, alla fine del Cdm, si sono guardati e hanno detto: “C’è già aria di Papeete”. Non era neppure finito il Consiglio e Salvini rivendicava la sua smargiassata: “Non potevamo votare decreti con troppi divieti”. Draghi ha invece preteso un colloquio con Giorgetti. La notizia non è che Draghi fosse infastidito ma che Giorgetti non sapeva come difendere Salvini.

  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio