L'intervista

"Mi candido per Napoli. Il Pd spero mi sostenga". Parla Bassolino

"E' una città scassata. Voglio ripararla come un meccanico, ricucirla come un sarto, curarla come un giardiniere"

Carmelo Caruso

19 processi, 19 assoluzioni: "Ho avuto sempre fiducia nella giustizia. Non sempre il partito l'ha avuta in me. Sono uno dei fondatori del Pd. Mi rivolgo al partito ma anche al M5s". Le udienze, la paura di perdere la voce. Intervista ad Antonio Bassolino

Roma. Dunque è vero che ci riprova? “Sì, mi candido a sindaco di Napoli. Sono pronto”. Quando ha deciso? “In un sabato particolare. Il 13 febbraio, il giorno del funerale di Paolo Isotta e dell’insediamento di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Ci riflettevo da mesi ma quel giorno ho deciso”. Sarà la terza volta di Antonio Bassolino o sarà la sua prima volta da candidato civico? “Sono un uomo di sinistra, uno dei fondatori del Pd.  Mi auguro che il Pd mi sostenga”. Bassolino può fare a meno della sinistra perché a Napoli è la sinistra. Ma può il Pd  fare a meno di Bassolino?


A 74 anni, dopo 19 processi, 19 assoluzioni, dice che si non si ricandida ma si candida “per iniziare una nuova fase della vita. Devo farlo”. Perché dice che deve anziché dire che vuole? “Perché lo devo a tutti i napoletani che in questi anni mi hanno fermato e chiesto: ‘Allora, ci candidiamo’. C’è il mondo in questa particella. Qui la candidatura è sempre al plurale e dunque è ‘ci’. Da undici anni non ho avuto nessun ruolo pubblico. Dal mio partito non mi è stato chiesto neppure di appendere i manifesti. Credetemi, sono bravo, so farlo. Non mi sono mai lamentato”.

 

Non solo il Pd non lo ha cercato, ma a Napoli si dice che stia guardando a Roberto Fico e si agita l’idea delle primarie che ormai non servono a selezionare ma a scoraggiare le ambizioni di qualcuno. L’ultima volta ha partecipato anche Bassolino ed erano quelle patacca, quelle della vergogna. A Roma, dovrebbero mettere pace fra il Pd e Carlo Calenda, ma servono per fare desistere Virginia Raggi. A Bologna le chiede Matteo Renzi per mettere in difficoltà Pd e M5s. Bassolino cosa chiede? “Non chiedo ma mi metto a disposizione di Napoli che deve venire prima e sopra l’interesse di parte. Ho voluto il Pd dieci anni prima che nascesse. Guardo al M5s con rispetto, un movimento che ha sempre ripetuto di essere oltre la destra e la sinistra. Io credo che al suo interno ci sia invece la destra come la sinistra. E’ un sindaco deve essere di tutti. Io sono questo”. Cercherà i voti del centro? “Farò qualcosa di più. Parlerò al partito dell’astensionismo. E’ qualcosa che mi ossessiona. Alle scorse elezioni comunali di Napoli ha votato solo il 36 per cento degli elettori. Che sindaco può essere un sindaco eletto da una così piccola parte?”.

 

Nell’epoca dei governatori, Bassolino vuole tornare a fare il sindaco di una città in dissesto. Ci prova perché ama la montagna? Napoli è la sua parete da scalare? “E’ una città scassata. Nelle strade, nel bilancio, nelle competenze, ma per Walter Benjamin è, e rimane, una delle più grandi capitali europee. Io voglio ripararla come un meccanico, ricucirla come un sarto, curarla come un giardiniere. Ci servono i vaccini contro la pandemia ma anche un vaccino contro il virus sociale. E’ una città che deve uscire dalla crisi. Se ne esce Napoli, ne esce anche l’Italia”.

 

Bassolino è in pratica il rovescio di Vincenzo De Luca. Entrambi sono di sinistra. Quella di De Luca è plebea e sfrontata mentre quella di Bassolino è la popolare e decorosa. Una impreca e minaccia, l’altra argomenta e combatte. Come riuscirete a non entrare in conflitto? “De Luca così come il governo troveranno in me rispetto. Il rispetto è qualcosa di eversivo”. Il suo partito, il Pd, le ha mancato di rispetto? “Mi sono messo al servizio di Bersani, Renzi, ho già fatto i miei auguri a Enrico Letta. Non mi nascondo. Ho sofferto. Ho sempre ripetuto di avere fiducia nella giustizia. Avrei voluto che il mio partito dicesse ‘abbiamo fiducia in Antonio’. Mi conoscevano”.

 

Bassolino è infatti il “caso Bassolino”: 19 processi e 19 assoluzioni. Non la spaventa l’idea che possa ripetersi? “Durante uno dei processi ho avuto un’emorragia gastrica. Ho affrontato un tumore per fortuna rivelatosi benigno. Ho rischiato di perdere per sempre le corde vocali che per un politico sono come le mani di un pianista”. Ne vale dunque la pena? “Sempre. Molti mi chiedono cosa abbia fatto in questi anni. Ho corso maratone. Mi sono arrampicato sulle montagne e ho imparato che è più faticoso a volte scendere che salire. Come in politica. E’ questa la mia forza. Io so come si scende”.

 

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  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica. Oggi lavora al Foglio