L'intervista

"Basta ipocrisia sulle correnti Pd! Non sono il male". Parla Luca Lotti

"Il Pd non è un partito maschilista. Il problema di genere esiste ma va oltre il Pd"

Carmelo Caruso

"Si scelgono le donne perché brave non perché donne. Le correnti del Pd servono. Non sopporto chi ci chiama ex renziani. Non rinuncio alle idee riformiste. Servono primarie a Roma e vocazione maggioritaria". Intervista al leader di Base Riformista

Roma. Il Pd è un partito maschilista come denuncia Enrico Letta? “E’ una parola molto forte che io non avrei forse utilizzato.  Esiste però un problema. Lo riconosco”. Le correnti? “Ormai va di moda dire ‘è colpa delle correnti’. Non sopporto l’ipocrisia. Non sono il male assoluto. Lo  statuto  le prevede anche fisicamente”. Il Pd lo salverà Letta? “Lo salveremo tutti insieme”. Il leader di Base Riformista, Luca Lotti,  al  Foglio.


“Un partito incrostato di maschilismo a cui serve uno choc”. Lo dice Letta. Onorevole Lotti, siete un partito di bruti e avete lasciato duellare Debora Serracchiani e Marianna Madia per il gusto di vederle accapigliare? “Non scherziamo! E’ un tema troppo importante per essere liquidato con una battuta. Peraltro non riguarda solo la politica e non solo l’Italia. Pensiamo, ad esempio, che sono 5 su 27 le donne a capo degli attuali esecutivi dei paesi dell’Ue. Cosa voglio dire? Che siamo di fronte a un problema culturale enorme e non più rinviabile. Evitiamo di derubricarlo come se fosse solo un problema del Pd”. Si può accettare questo cambio di capigruppo ripetendo “servono due donne”? “Proprio per le ragioni che ho appena elencato direi proprio di no. Si sceglie una persona perché brava o bravo. Punto. E concentriamo le energie sul superamento di quegli ostacoli che oggi non consentono questa ‘libertà’”.

 

Veniamo dunque alla libertà. Madia ha parlato di “cooptazione mascherata” da parte di Delrio a favore della Serracchiani. Come si può guidare un gruppo già spaccato e con un’accusa tanto forte? “Non entro in discussioni personali. Deputati e senatori hanno votato in libertà e autonomia. Il Pd, sia al Nazareno sia in Parlamento, ha bisogno di unità. Il rischio è che mentre discutiamo tra di noi, gli altri pensano a come vincere le prossime elezioni”. Con Letta vi siete visti e avete dialogato. Sono passati pochi giorni dal suo insediamento e nel Pd si parla di “metodo blitz”. Ci perdoni, ma non era “anima e cacciavite”? “Vuole farmi dire per forza qualcosa contro Letta! Non la accontenterò. Il segretario, chiunque sia, si assume la responsabilità delle scelte: alla comunità del Pd spetta il compito di sostenerlo e aiutarlo nella sua azione. Stimolarlo o criticarlo se necessario, ma sempre a viso aperto. Base riformista lo ha fatto con Zingaretti. Continuerà a farlo anche con Letta”.

 

Dicono che dalla nuova segreteria, la corrente uscita peggio è Base riformista. Lei ne è il leader con Lorenzo Guerini. Rimanete ancora i “mal sopportati del Pd”? Risponde Lotti: “Non era una partita a scacchi. Base riformista, lo ripeto, ha garantito un’unità che non si vedeva da anni. Se qualche compagno di partito smette di chiamarci solo ex renziani e prova ad ascoltare le nostre idee sarebbe già un buon inizio”. “Corrente” può essere il vento che rinfresca e “corrente” è quella elettrica che illumina. Nel Pd è parola ossessione. Anche Letta ha precisato che “le correnti non possono occupare tutti gli spazi”. Cosa replica? “Replico con il nostro bellissimo statuto che prevede addirittura spazi fisici all’interno della sede. Sa qual è la verità? Si dà la colpa alle correnti quando non si sa come avversare le persone. Io rivendico con fierezza la mia storia, il mio percorso, che sarà probabilmente diverso da altri. Per qualcuno la redistribuzione del reddito è prioritaria: lo è anche per me, ma io, il reddito, per redistribuirlo voglio prima produrlo”.

 

Onorevole Lotti, rivendichiamo la necessità della ‘corrente’? “Non solo. E’ il caso di smetterla con l’ipocrisia delle correnti viste come ‘male assoluto’ che fanno comodo solo quando si parla di liste per le regionali o le comunali o per i congressi. Il Pd è un partito plurale e confrontarsi con più opinioni arricchisce”. Le prossime elezioni comunali, le alleanze, la scelta sul maggioritario… In questi primi giorni le porte del partito le sembrano aperte? “Per me la vocazione maggioritaria resta un tratto fondamentale del Pd. E non mi nascondo dietro a questa ‘locuzione verbale’ come qualcuno ha provato a dire qualche giorno fa. Anzi rilancio, vocazione maggioritaria e identità certa che mettano il Pd al centro del cantiere di un centrosinistra di governo”.

 

L’accordo con il M5s di Giuseppe Conte è “una magnifica avventura” (cit. Letta)? La convince? “Magnifica non lo so, avventura sicuro. La vera avventura però è ritrovare l’identità originaria del Pd”. Parlando di elezioni. Gualtieri è un buon candidato per Roma o è meglio fare le primarie con Calenda? “Comprendo che Roma può essere un caso a sé, ma dieci anni fa ho iniziato la mia esperienza politica con le primarie: per me sono uno straordinario strumento democratico. La penso ancora così”.

 

A proposito, Letta è contro le liste bloccate. Su questo fate “corrente unica”? “Sono molto d’accordo con il segretario. Sono stato eletto in un collegio uninominale, senza essere nel listino proporzionale. E’ giusto che siano i cittadini a scegliere i propri rappresentanti”. Concludiamo. E’ ancora riformista e, soprattutto, la sua “Base” come sta? “Base riformista è viva e non vuole fare il partito nel partito. Quando Renzi se ne è andato dal Pd non si è portato via le idee. Quelle sono rimaste. Il pensiero riformista esiste e continuerà a esistere nel Pd. Io di certo continuerò ad avere l’ambizione di rappresentarlo”.

 

 

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  • Carmelo Caruso
  • Carmelo Caruso, giornalista a Palermo, Milano, Roma. Ha iniziato a La Repubblica, ha scritto otto anni per Panorama occupandosi di politica, cronaca, cultura. Nel 2018 a Il Giornale. Oggi in redazione a Il Foglio.