Il caso

Sfiducia, primarie allargate e appelli: Conte e Letta provano a disinnescare Raggi

La sindaca di Roma è la pietra d'inciampo della nuova avventura targata Pd-M5s. Ma la grillina non molla: è convinta di rivincere

Simone Canettieri

I consiglieri sono in rivolta e potrebbero mandarla a casa, il suo cerchio magico continua a perdere pezzi. Ma lei, l'inquilina del Campidoglio, non molla: e così il nuovo asse dei due ex premier rischia di frantumarsi proprio nella Capitale 

Alle 18.54 si cercavano conferme e suggestioni su come Conte potrebbe convincere Virginia Raggi a fare un passo indietro per favorire così un accordo quadro con il Pd di Enrico Letta in tutte le principali città al voto. Poi esce questa notizia:  in mattinata il Campidoglio ha sgomberato il  campo nomadi di Castel Romano e da lì ha portato trenta persone in un Covid hotel di Roma, che ospita chi è ancora positivo. “Raggi ha occupato un immobile senza autorizzazione: stiamo parlando di una struttura che serve alla quarantena. Una follia!”, trasecola l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato.    Da questa storia si intuisce come la corsa della grillina continuerà. Ostinata e contraria. Forse folle. “Pensiamo alla prossima consiliatura”, ha detto l’altro giorno la sindaca ai suoi assessori, convinta di rivincere. 

 

La storia di Raggi-Letta-Conte sembra uscita dalla canzone “E io, tra di voi” (E io, tra di voi/ se non parlo mai/ Ho visto già tutto quanto/ Ed io, tra di voi, capisco che ormai/ La fine di tutto è qui
La sindaca sa di essere di troppo nella “nuova affascinante avventura” che si sono promessi di  intraprendere insieme i due ex premier. E proprio per questo Raggi (alias la “regina di Roma”, come la chiamano i fan) non si muove. Anzi. Ha  aperto in questi giorni un comitato elettorale di cui il marito, Andrea Severini, è il regista. Cerca donazioni per la campagna elettorale della moglie, fa bussare ai portafogli di attivisti e consiglieri comunali, almeno di quelli che la sostengono. 

L’altro giorno Letta e Conte hanno studiato tre scenari per la Capitale: arrivare a un candidato unitario attraverso primarie allargate anche al M5s sperando che Raggi vi partecipi e perda, sperare su un ritiro della sindaca, fare i conti con l’inamovibilità della grillina. Alla fine hanno capito che è sul terzo scenario che devono orientarsi. Anche perché la sindaca,  pure se privata del simbolo, correrebbe lo stesso. E quindi mina vagante per mina vagante meglio non fare troppo caos. Conte si è ripromesso di chiamarla, appena sarà salito al soglio dei Cinque stelle.

 

Ma i rapporti tra i due sono “formali”, come ammettono anche in Campidoglio, per non dire inesistenti. Quando Conte era premier e il Campidoglio galleggiava nell’ennesima guerra dei rifiuti con la Regione di Zingaretti “Palazzo Chigi non ci diede una mano a risolvere il problema, idem l’allora ministro Sergio Costa”, ricordano adesso a Palazzo Senatorio, bunker abituato ad avere a che fare con i fantasmi, le trame e i veleni interni. Più passa il tempo e  più il cerchio magico intorno alla sindaca del “signori, il vento è cambiato” si stringe. Quasi a soffocare i pochi che ancora ne fanno parte. 
Anche l’assessore al Bilancio Gianni Lemmetti, reo di aver  rimediato una bella consulenza pubblica alla fidanzata, è finito in disgrazia. La sindaca ha pensato di cacciarlo, anche lui, ma poi ha frenato perché a cinque mesi dal voto far saltare il ministro delle Finanze della Capitale poteva dimostrarsi più che altro un boomerang.

 

Ancora più particolare la posizione di Max Bugani che a Roma difende l’indipendenza della sindaca, di cui è capo segreteria, e nella sua Bologna si spende per un accordo tra Pd e M5s. E poi ci sono i consiglieri che sono usciti dal Movimento e la fronda di quelli che sono pronti a votare contro la grillina. Il tutto con  l’ipotesi di una mozione di sfiducia che potrebbe ricordare il film già visto con Ignazio Marino. Suggestioni. 

Tutto ancora una volta è nelle mani di  Grillo: il Garante è lo sponsor primario della sindaca, la sua polizza. Quando le cose si mettono male e  i retroscena sulla fine politica di Raggi trovano appigli di solito parte una telefonata dal primo piano del Campidoglio: “Beppe, puoi uscire con un post?”. E tutto subito si tranquillizza. O meglio: la sindaca ritorna placida nella sua bolla. Il fatto è che questa volta potrebbe essere proprio Conte a chiedere un favore, anzi il favore a Grillo per spingere “la guerriera Virginia” a farsi da parte. Ma anche questa mossa, che l’ex premier ha in animo di tentare, non sembra avere possibilità di riuscita.
 

E quindi si ritorna sempre qui. Alla consapevolezza che sarà dura, se non durissima, far desistere Raggi dalla voglia di bis. In questo grande gioco di non detti, la grillina sa benissimo di essere stata l’altro giorno la convitata di pietra dell’incontro tra i leader di Pd e M5s. “Ma non mi interessano i giochi di partito”, è stata la sua versione a chi le prospettava aria di agguato. Lei non si smuove e Conte non decolla. Lui pensa a qualsiasi mossa per scalzarla (come le primarie allargate) e lei rilancia che comunque correrebbe con una lista civica, anche perché non crede alla forza attrattiva dei partiti. Sospetti, rammarichi e consapevolezze. Ancora Aznavour:  E io, tra di voi, se non parlo mai/ Ho visto già tutto quanto/ Ed io, tra di voi, capisco che ormai/ La fine di tutto è qui.
 

Di più su questi argomenti:
  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero, prima ancora Parma, Firenze e Viterbo, dove iniziò a 19 anni con un pezzo sul pattinaggio artistico. Ama i giornali, e soprattutto le notizie. Molto meno le bio. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.