L'effetto Draghi, un capolavoro anche sull'opposizione

Claudio Cerasa

C’è da scommettere che Fratelli d’Italia non farà scherzi sull’Europa, sulla globalizzazione, sul partito del pil. E che le bad company del grillismo porteranno allo scoperto i populisti non pentiti. Uno spettacolo
 

Si è detto e ridetto che il poderoso arrivo di Mario Draghi sulla pazza scena della politica ha prodotto un numero significativo di trasformazioni e di cambiamenti all’interno dei partiti che sostengono il governo. E’ cambiato il M5s (che ha scelto la scissione). E’ cambiata la Lega (che ha messo da parte il sovranismo). E’ cambiata Forza Italia (che nella coalizione ha imposto l’europeismo). E’ cambiata Italia viva (che ha in mente una federazione tra partiti di centro). E’ cambiato l’atteggiamento del Pd (che ha scelto di rimettere in discussione se stesso puntando su un congresso). Ma ciò che meriterebbe di essere raccontato con grande cura riguarda un altro cambiamento mica male prodotto da Mario Draghi su un altro fronte politico che è quello, piccolo, dell’opposizione. Un fronte piccolo se si pensa allo spazio che l’opposizione ha in Parlamento (la maggioranza che sostiene Draghi è la terza più ampia mai registrata nella storia della Repubblica, dopo il governo Monti e il quarto governo Andreotti) ma un fronte che diventa più grande se si pensa allo spazio che l’opposizione avrà negli organi di informazione dove in mancanza di materiale umano i pochi partiti che si trovano fuori dalla maggioranza peseranno come presenza scenica (e come spazio in tv) più o meno come quelli che si trovano all’interno della maggioranza (l’opposizione è una, o quasi, le maggioranze sono tante).


Il primo effetto interessante generato dall’arrivo di Mario Draghi ha a che fare con il posizionamento del partito di Giorgia Meloni che allo stato attuale è l’unico partito strutturato presente all’interno del Parlamento a non essere di governo. Meloni sa che dire di no a un governo Draghi significa mettere a rischio la propria credibilità (come si fa a fare opposizione a un governo guidato da uno degli italiani più stimati al mondo?) e per questo non è difficile immaginare che il partito di Meloni proverà a esercitare un’opposizione costruttiva e per certi versi persino istituzionale. Dunque niente scherzi sull’euro (che si difende e non si mette in discussione), niente scherzi sull’Europa (che si difende e che semmai la si attacca per non essere forte come dovrebbe), niente scherzi sulla globalizzazione (almeno fino a oggi nella coalizione di centrodestra i veri protezionisti sono sempre stati i leghisti), niente scherzi al partito del pil (che Meloni vuole provare a rappresentare e che però non sembra essere troppo in difficoltà su chi scegliere tra Mario Draghi e Ignazio La Russa).

 

L’opposizione a Mario Draghi potrà anche non piacere (e potete immaginare quanto piaccia a noi) ma se l’opposizione a Draghi sarà un’opposizione con la testa sulle spalle (per certi versi Meloni potrebbe essere costretta a muoversi in modo più istituzionale anche di Matteo Salvini) per l’Italia sarà un successo. Un successo che potrebbe andare ad aggiungersi a un altro piccolo capolavoro che ha a che fare con il profilo della bad company del grillismo che il prode Alessandro Di Battista, grazie agli eredi di Antonio Di Pietro, potrebbe trasformare in un nuovo movimento poco di governo e molto di lotta. E la forza del progetto di Dibba, sempre sia lodato, è quella di essere riuscito a creare lo spazio giusto per dare visibilità a tutto ciò che il populismo oggi sembra avere finalmente messo da parte. E non ci vuole molto a capire cosa rappresenta il materiale umano che da giorni si sta spostando verso il movimento guidato da Alessandro Di Battista. C’è Barbara Lezzi, parlamentare pugliese, che dopo una non proprio indimenticabile stagione passata al governo con Matteo Salvini e dopo molte battaglie non proprio indimenticabili combattute contro l’Ilva (a che serve l’acciaio?) e contro il Tap (a che servono quei tubi?) oggi non può che sentirsi a casa nel magico movimento di Di Battista. C’è Elio Lannutti, volto simbolo del grillismo di un tempo, recentemente condannato per diffamazione dalla Corte d’appello di Perugia che ha confermato una sentenza del marzo 2018 con cui il tribunale di Terni lo aveva condannato a 20 mila euro (più spese legali) di risarcimento a favore della Banca d’Italia dopo che il senatore del M5s aveva attaccato alcuni dirigenti di Via Nazionale con notizie false e dichiarazioni diffamatorie (“banditi d’Italia, peggio dei briganti nell’epoca pre-borbonica” e “sono dei maiali”. Più altri epiteti come “cleptocrati” e “grande meretrice” e accuse di “peculato”), che promette di essere uno dei volti più autorevoli all’interno del movimento che potrebbe nascere attorno ad Alessandro Di Battista. C’è poi il mitico senatore Nicola Morra, scelto con lungimiranza nel 2018 come presidente della commissione Antimafia e che da presidente della commissione ha usato l’Antimafia come un perfetto ufficio per la distribuzione di patenti morali e di agibilità politica, che con coerenza potrebbe portare il suo modello di antimafia dei sospetti, delle mezze verità, delle condanne mediatiche e delle regie occulte nel bagaglio culturale della nuova opposizione.

 

Ci potrebbe essere spazio anche per l’ex sottosegretario all’Economia Alessio Villarosa, espulso venerdì scorso dal M5s, divenuto noto per via di una confessione fatta a un convegno al Senato, in cui ammise il modo in cui si era formato sui temi della finanza: “I primi documentari sui quali ho iniziato a capire il problema (del sistema bancario) erano quasi tutti complottisti, nel senso che non si spiegava la reale motivazione di questi passaggi e si pensava ai famosi rettiliani”. E insieme a tutto questo ben di Dio, lo diciamo senza ironia alcuna, ci starebbero più che bene anche alcuni ex grillini, già da tempo in zona Gruppo misto, che però potrebbero finalmente sentirsi di nuovo a casa nel movimento 5 dibba. Non parliamo solo di Marco Travaglio, oggi impegnato a fare le pulci al governo Draghi (ah, sarebbero questi i migliori?) dopo aver sostenuto con passione la Ciampolillo Associati (vegani per Conte), ma parliamo di Gianluigi Paragone, che con Dibba potrebbe trovare finalmente un modo per sentirsi a suo agio come ai tempi della “Gabbia”, parliamo di Michele Giarrusso, mitico senatore che anni fa fece il gesto delle “manette”, incrociando i polsi, verso i senatori del Pd che lo stavano contestando fuori dell’Aula della Giunta per le immunità a Sant’Ivo alla Sapienza, e parliamo anche di Emanuele Dessì, fra tutti forse il senatore con più testa sulla spalle, che appena eletto in Parlamento entrò subito in rotta di collisione con il movimento per via di alcuni particolari, relativi alla sua vita passata, scoperti troppo tardi (nel 2015 aveva “menato ragazzi romeni” che lo avevano insultato, nel 2018 “Piazzapulita” rivelò che pagava un canone di affitto da 7,775 euro al mese a Frascati per la casa popolare dove abitava).

 

L’effetto Draghi sulla maggioranza è ben visibile e l’agenda dettata dal presidente del Consiglio aiuterà i partiti che fanno parte del governo a cambiare pelle e ad allontanarsi da ogni forma di estremismo. Ma l’effetto Draghi sull’opposizione forse è ancora più interessante ed è lì che ci mostra due verità da sballo: da un lato la necessità per le opposizioni che sognano di essere responsabili di non giocare con i princìpi non negoziabili di una democrazia e dall’altro l’opportunità per le bad company del grillismo di mostrare in diretta streaming che differenza c’è tra i populisti che si convertono al realismo e quelli che non si arrendono allo sfascismo. Uno spettacolo, comunque lo si guardi.

Di più su questi argomenti:
  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.