Viaggio dentro Italia viva

Italia elettrica. I renziani reggono, ma i nervi sono tesi: "Fregati due volte dal Pd"

La giornata ad alta tensione nel partito finito nel mirino del premier.

Simone Canettieri

Migliore manda a quel paese un cronista, Scalfarotto si sfoga il telefono contro "una grande merda", Marattin ammette: "Non siamo perfetti noi e sbagliati loro. O viceversa". Le truppe renziane reggono l'urto di Conte e poi si danno forza: "Senza di noi come faranno nelle commissioni?" 

  “Conte non vorrebbe Renzi, ma solo noi renziani?  Domanda  idiota e a chi fa domande idiote lo mando a fanculo”. Gennaro Migliore, che porta in dote a Iv la crisi del 2008 di quando era  capogruppo di Rifondazione comunista, fa rimanere di sale un cronista. Imbarazzo nel cortile di Montecitorio.  I renziani sono sotto stress. Nervosissimi. Elettrici.  Tutti si domandano: cosa faranno questi parlamentari  che usano cover per opacizzare gli schermi dei cellulari come nei migliori film di spionaggio? Seguiranno il capo o torneranno nel Pd?  Alle 12 Conte li picchia.  “E’ una merda vera, è mio conterraneo, lo conosco”. Il pugliese Ivan Scalfarotto in un corridoio sta parlando al telefono. Chissà con chi, e a chi si riferirà? 

Il placido ex sottosegretario agli Esteri fa parte della terna dello strappo. In Aula ha usato parole concilianti, adesso qui, in un corridoio della Camera con vista sui bagni, si sfoga al telefono. Poi attacca, ci saluta e con gentilezza innata spiega: “Senza di noi come faranno nelle commissioni?”. Vedremo, arrivederci.

Passa Carla Cantone, deputata del Pd e già sindacalista Cgil, di buon umore. Canticchia: “Finché la barca va, lasciala andareeee”. Non bisogna distrarsi. E tornare sui renziani. Hanno occhi allucinati quando escono all’ora di pranzo dopo aver ascoltato il premier.

La chat di Iv frigge: c’è chi insulta Giuseppi e vorrebbe votare contro la fiducia, chi tiene la linea sull’astensione e chi non scrive nulla. I più pericolosi. Quelli da tenere d’occhio. “E’ stato pesante, certo, ma almeno non ci ha trattato come Salvini, non aver citato il nostro Matteo forse è un buon segno”, dice Cosimo Ferri. “Che farò? Seguo la linea, anche se non scrivo sulle chat”. Ecco, qual è la strategia a lungo termine di Iv e soprattutto sono tutti soddisfatti di questa mossa di Renzi? Roberto Giachetti qual è la linea? Il deputato, simpatico e dinoccolato e soprattutto radicale anche nei modi,  mima una finta, un dribbling o forse una veronica. Non risponde, nel dubbio. “Ragazzi, il Pd ci ha fregato due volte: prima pensavamo che ci venisse dietro, e non l’ha fatto, e oggi ha ottenuto da Conte quello che chiedevamo noi. Solo che noi non ci siamo più in maggioranza”, ragionano Massimo Ungaro, Mattia Mor e Catello Vitiello. Nessuna contestazione al capo, ma solo constatazioni in libertà, ci mancherebbe.  

Sono convinti che senza di loro sarà dura, durissima per il governo andare avanti. Il Pd vi corteggia? “Solo io - dice Ungaro - ultimo degli arrivati, sarò stato chiamato otto volte per convincermi a votare la fiducia”. Come faranno Vito De Filippo (che da ieri non compare più nella pagina ufficiale di Iv sul sito della Camera) e Michela Rostan (che ancora compare, bontà sua).    

Insomma, c’è dibattito, e assai, dentro Italia viva. In Parlamento gira voce che addirittura Luigi Marattin, mente economica del partito, sia amareggiato, polemico, poco convinto della lucidità strategica dell’ex premier. E’ così Marattin?  “No. Ma non è che noi siamo perfetti e loro sbagliati. O viceversa. Come ammetto che, ex post, certe personalizzazioni dei due forse hanno fatto precipitare la situazione. Ma il governo è autosufficiente senza di noi? Qual è il disegno per rilanciare il paese?”.

Bisogna capire dove si trovi Renzi che da un po’ di ore sembra scomparso. Ha seguito il dibattito dalla sua casa romana, nei pressi di piazza di Spagna. “Davanti al paese Conte ci ha chiuso la porta in faccia: manteniamo la calma. Non è finita”, è l’unico dispaccio che invia. Alla Camera alla fine Iv regge: solo due diserzioni e Giacomo Portas che non partecipa al voto. In serata Renzi spunta al Tg2 post. E questa mattina ultima sfida al Senato. Si gioca molto, quasi tutto. A partire dalle truppe.

         

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  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.