Gli 007 e la caccia ai senatori

I servizi segreti in campo per salvare Conte? Palazzo Chigi: "Nessun coinvolgimento"

Simone Canettieri

L'ufficio stampa del premier nega qualsiasi coinvolgimento dell'intelligence in queste ore per trovare i voti che mancano a Palazzo Madama. Ma tra i motivi della crisi c'è anche l'autorità delegata

Possibile che l'ultima missione degli 007 italiani sia impossibile quanto suggestiva?  E' pensabile che i Servizi segretai siano in campo salvare il soldato Conte dalla conta in Senato? Con una nota, abbastanza inusuale per la forma, Palazzo Chigi smentisce un editoriale del direttore della Stampa Massimo Giannini che sul quotidiano torinese, questa mattina, raccontava dell'attività di un pezzo di intelligence per puntellare il governo.

La reazione è stata netta: "Appare particolarmente grave il riferimento a un  presunto coinvolgimento in queste attività anche dei vertici dell’intelligence. Il Presidente Conte, dopo aver consultato i vertici dell’Intelligence, smentisce qualsiasi loro coinvolgimento e contatto, anche solo indiretto, con membri del Parlamento e per attività che  risulterebbero in palese contrasto con la legge e con le finalità istituzionali proprie del comparto". Traducendo la nota del governo questa mattina il presidente del consiglio avrebbe chiamato i vertici della sicurezza interna del Paese chiedendo loro: ma per caso mi state dando una mano a mia insaputa?

E' vero che tra i motivi della crisi, stando alle dichiarazioni di Matteo Renzi, i servizi segreti sono più che mai citati. Il leader di Italia viva vuole (o meglio voleva) che Conte cedesse la delega ad altri e si è opposto alla creazione di una fondazione per la cyber sicurezza.

Oggi il pezzo della Stampa racconta l'attivismo del mondo intorno a Conte: dalla Guardia di finanza fino allo studio professionale del suo mentore Guido Alpa passando per gli 007. Ma Chigi non ci sta.

Di più su questi argomenti:
  • Simone Canettieri
  • Viterbese, 1982. Al Foglio da settembre 2020 come caposervizio. Otto anni al Messaggero (in cronaca e al politico). Prima ancora in Emilia Romagna come corrispondente (fra nascita del M5s e terremoto), a Firenze come redattore del Nuovo Corriere (alle prese tutte le mattine con cronaca nera e giudiziaria). Ha iniziato a Viterbo a 19 anni con il pattinaggio e il calcio minore, poi a 26 anni ha strappato la prima assunzione. Ha scritto per Oggi, Linkiesta, inserti di viaggi e gastronomia. Ha collaborato con RadioRai, ma anche con emittenti televisive e radiofoniche locali che non  pagavano mai. Premio Agnes 2020 per la carta stampata in Italia.