Salvini a Trento fa il democristiano per vincere

Il 20 settembre si prospetta una sfida tra Ianeselli e Merler. La destra punta al ballottaggio nel comune che fu di Dellai. Le placide passeggiate del moderato Salvini
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29 SEP 20
Ultimo aggiornamento: 03:38 PM
Immagine di Salvini a Trento fa il democristiano per vincere

Il leader della Lega con Maurizio Fugatti e Andrea Merler (foto profilo Twitter Matteo Salvini)

“È storia”. Matteo Salvini attraversa le vie del centro con il candidato del centrodestra sottobraccio. In via San Pietro si ferma e tira fuori il telefono. Una foto al mosaico del fascio littorio con la frase di Mussolini e avanti, verso un nuovo bagno di folla. È storia, e storia potrà essere. A Trento e in altri 157 comuni della regione si vota il 20 e 21 settembre. Trento è “la città”, tutt'intorno piccoli paesi in cui i partiti nazionali neanche si presentano. C'è spazio solo per liste civiche, qualche volta per una sola lista. Con un vincitore annunciato ma non scontato: serve un'affluenza sopra il 50 per cento per diventare sindaco del paesino.
Quello sottobraccio a Salvini – che in Trentino è arrivato solo ieri, due giorni dopo Giorgia Meloni – è Andrea Merler, l'aspirante sindaco che ha unito il centrodestra (dopo un rocambolesco cambio di candidato, a fine luglio). Il centrosinistra, che nella terra di Lorenzo Dellai e della Margherita è sempre stato centro e poca sinistra, è compatto su Franco Ianeselli. Salvo sorprese, saranno loro due a contendersi la scrivania di Palazzo Thun. Fuori dai giochi il Movimento 5 stelle, mai competitivo in Trentino, e una valanga di civiche guidate da giovani, da “Si può fare” a “La Catena” fino a “Onda Civica”.
Con la fine del regno di Alessandro Andreatta, eletto nel 2009 e riconfermato cinque anni dopo, ora i giochi potrebbero riaprirsi. E stavolta il centrodestra ci crede. Se è vero che mai c'è stato un primo cittadino di destra – Trento è passata dalla Dc al Ppi e poi liscia verso il Partito democratico – la vittoria della Lega di Maurizio Fugatti alle ultime Regionali, nel 2018, ha fatto intuire che l'aria è cambiata. Trento città è rimasta un feudo Pd, mica come le valli sperdute (terra di operai e contadini e leghisti al galoppo), ma arrivare al secondo turno non è più un tabù. Per qualcuno quasi una certezza. E in quel caso mai dire mai.
“Dopo 50 anni Trento va presa”, ripete Salvini a ogni mano che stringe. Selfie e abbracci ma mascherina sul naso: Trento non è posto da negazionisti del Covid e in città c'è paura per il focolaio scoppiato in un'azienda di carni. Ieri altri 72 contagi tra i dipendenti – soprattutto manodopera straniera – con i casi totali che salgono a cento. Ma lavoro e immigrazione uguali non sono, e il segretario della Lega non segue il copione seguito a Mondragone a fine giugno, quando attaccò la comunità bulgara per lo scoppio di un focolaio. Qui il Capitano si trattiene: meglio puntare su famiglia e crisi economica e lasciare i migranti un passo indietro.
Salvini li tocca in punta di fioretto, solo lontani i toni a cui ricorre in altre parti d'Italia. Gli attacchi sono per Ianeselli, già segretario della Cgil locale, e per le sette liste che lo sostengono: “Tra i candidati a sindaco vedo alcune differenze. Andrea Merler parla di lavoro. Ci sarebbe stata un'opportunità per 5 mila trentini ma è andata in fumo perché si è detto no alla richiesta di reintrodurre i voucher, garanzia di lavoro per la vendemmia: il governo ha detto no perché si è opposta la Cgil. E ora qualcuno del sindacato vuol fare il sindaco di Trento? Ocio!”.