Tafazzi in Puglia

David Allegranti

Salvini teme l’alleata Meloni e spacca la coalizione pugliese (con ricadute anche nelle altre regioni)

Roma. Un sondaggio commissionato dal Pd nazionale dava già a inizio marzo Raffaele Fitto vincente in Puglia. Una tendenza confermata da altri due recenti sondaggi, uno di Emg e l’altro dell’istituto Noto. Eppure la candidatura dell’europarlamentare, indicata da Fratelli d’Italia, è stata bloccata da Matteo Salvini, nonostante esista tuttora un accordo nazionale, nato ai tempi della scelta del presidente del Copasir (toccato poi alla Lega dopo un duello con il partito di Giorgia Meloni). L’accordo prevedeva, e in teoria ancora prevede, una precisa spartizione delle candidature alle elezioni regionali, comprese quelle passate in Emilia-Romagna e in Calabria. Salvini però vuole ripartire daccapo, reclama una regione nel Mezzogiorno. Dà anche per persa la Toscana e dopo l’Emilia-Romagna un bis nelle regioni (ex) rosse sarebbe da evitare. Per cui ha bisogno di una vittoria in un posto non scontato (non il Veneto quindi) e che sia al sud. Quindi in Puglia ha lanciato un candidato alternativo, Nuccio Altieri, primo deputato della Lega nella regione (arrivato nel 2017 via Conservatori e riformisti e Direzione Italia, per l’appunto ex creature di Fitto) e oggi presidente di Invimit, società partecipata del Mef. Una candidatura che però non convince del tutto neanche dirigenti e militanti leghisti pugliesi. In 108 hanno scritto al loro segretario per spiegare che questo sarebbe un regalo all’avversario Michele Emiliano, che si vede persino rinvigorito dall’incespicare del centrodestra, e che no, Altieri non va candidato. In risposta, Salvini ha detto che chi non è d’accordo e “fa polemiche inutili danneggia la Puglia e si mette fuori dal movimento”. Tuttavia, osservano nel centrodestra a Roma, è lo stesso Salvini a danneggiare la coalizione, con una piega “tafazziana”, al punto tale da rischiare di far perdere la coalizione in Puglia pur di non assistere all’ulteriore crescita di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni tuttavia non intende regalare la Puglia a Salvini e neanche le Marche. Per lei resta in piedi l’accordo già siglato in precedenza. 

  

Ogni giorno che passa è un regalo a Emilano, che si è subito accorto del pertugio e ci si è buttato. Ad aprile il governatore uscente – che come è noto ama pescare voti a destra – ci ha tenuto a rivelare, con un comunicato ufficiale della regione, d’avere video-incontrato i dirigenti leghisti pugliesi, tra cui lo stesso Altieri, che avevano chiesto di essere informati sulla gestione dell’emergenza sanitaria: “L’incontro è durato circa due ore ed è stato ritenuto assai utile da entrambe le parti. Il gruppo parlamentare ha sottoposto al presidente diverse richieste che sono state condivise in quanto già rientranti nelle linee operative della regione Puglia”, c’è scritto nel comunicato, con il tono da resoconto di una riunione di maggioranza anziché da incontro con l’opposizione. Come finirà? E’ in programma un nuovo incontro a inizio settimana tra Salvini, Giorgia Meloni e Antonio Tajani per risolvere la questione Puglia, che ha inevitabili riflessi anche sulle altre regioni. Salvini oltre a rimettere in discussione Fitto dice di no anche a Stefano Caldoro (Forza Italia) in Campania. Un modo per tenere alta la tensione e trattare. Le ipotesi? Ci potrebbe essere uno scambio fra Lega e Forza Italia in Toscana e Campania. Oppure, se anche questa idea fallisse, potrebbero riemergere le suggestioni delle candidature civiche. Ma se l’accordo salta in una regione, che succede altrove? “Il puzzle è unico. Le regioni sono le tessere”, dice al Foglio il coordinatore toscano di Forza Italia Stefano Mugnai. “Finché tutte le regioni non sono chiuse, tutte sono aperte”.

  

Vale anche per la Toscana dunque: anche Susanna Ceccardi potrebbe essere rimessa in discussione. In Puglia, intanto, Altieri è già in campagna elettorale e i leghisti, che alle ultime elezioni europee hanno preso il 25,3 per cento, potrebbero persino andare da soli. “Siamo vincenti in tutti i sondaggi su Emiliano e la Lega è il primo partito. Se si guarda al futuro e non al passato non ce n’è per nessuno!”, dice Altieri al Foglio, specificando che la P di passato deve essere maiuscola. D’altronde, quel passato ha un nome e un cognome, si chiama Raffaele Fitto, che ha già fatto il presidente di regione fra il 2000 e il 2005. Ed è un passato che Altieri conosce bene visto che dopo essere stato un dirigente di Forza Italia, nel 2015 aderì al partito di Fitto per poi passare al movimento Noi con Salvini. In questa storia pugliese, insomma, ci sono non soltanto elementi politici, ma anche personali (Fitto è stato pure testimone di nozze di Altieri). Un pezzo importante della Lega pugliese ha origini fittiane. Anche il senatore leccese Roberto Marti è passato da Direzione Italia. Con Fitto, lui e Altieri sarebbero i primi ad avere una vita più complicata.

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  • David Allegranti, fiorentino, 1984. Al Foglio si occupa di politica. In redazione dal 2016. È diventato giornalista professionista al Corriere Fiorentino. Ha scritto per Vanity Fair e per Panorama. Ha lavorato in tv, a Gazebo (RaiTre) e La Gabbia (La7). Ha scritto cinque libri: Matteo Renzi, il rottamatore del Pd (2011, Vallecchi), The Boy (2014, Marsilio), Siena Brucia (2015, Laterza), Matteo Le Pen (2016, Fandango), Come si diventa leghisti (2019, Utet). Interista. Premio Ghinetti giovani 2012. Nel 2020 ha vinto il premio Biagio Agnes categoria Under 40. Su Twitter è @davidallegranti.