Il partito di Walter

Renzi triangola con Veltroni per stanare la sinistra e prepara una mossa a sorpresa dopo la Sicilia

Il partito di Walter

Foto LaPresse

Arturo Parisi, idealista com’è, si è spinto troppo oltre. E ha già celebrato il funerale del Partito democratico così come lo abbiamo conosciuto. Gli altri invece non attaccano il segretario Matteo Renzi, ma usano una via più indiretta. Ossia quella di insistere con il Partito democratico perché metta in piedi una coalizione che va dal centro a Mdp.

  

Capofila di questa scuola di pensiero è Walter Veltroni. Anche ieri l’ex segretario del Pd ha insistito sul fatto che per vincere le elezioni politiche, e non fare il grande inciucio, ėsia necessario mettere in piedi un’alleanza che comprenda non solo Giuliano Pisapia ma anche gli scissionisti del Pd. Così, secondo Veltroni, il centrosinistra avrebbe i numeri per riuscire a governare. E’ chiaro che chiedere al Partito democratico di fare una coalizione con il Movimento democratico e progressista significa essere pronti ad accettare delle condizioni. E la condizione degli scissionisti, al di là delle chiacchiere sul programma, è una sola: Matteo Renzi non deve essere il candidato premier.

 

Alla scuola di Veltroni si sono iscritti in molti. Nella maggioranza del Pd, per esempio, c’è Dario Franceschini. Anche il ministro dei Beni culturali insiste sulla necessità di dare vita a una coalizione più ampia possibile. E anche in questo caso il corollario è lo stesso: non può essere Matteo Renzi il candidato premier. Perché questo chiede Giuliano Pisapia e questo chiedono gli scissionisti.

 

Della partita, e non da ora, è anche Andrea Orlando. Pure il ministro della Giustizia tifa per una coalizione che tenga dentro Mdp. E lo stesso dicasi per un altro oppositore interno di Matteo Renzi, ovvero Michele Emiliano. Per paradossale che possa sembrare Walter Veltroni, con cui Renzi ha voluto sempre mantenere buoni rapporti, sta facendo da apripista agli scissionisti (e forse sta giocando anche una sua partita personale). Ma il segretario del Pd che ha capito l’antifona si è preparato a ogni evenienza.

 

Renzi non dirà di no alla coalizione con Mdp. E quando verrà posto il tema del candidato premier non si chiuderà a riccio. Renzi, nonostante quello che ha dichiarato a Repubblica, è pronto anche alle primarie. Se sono queste consultazioni quelle che vogliono veramente Mdp e il Campo progressista, allora il segretario è pronto. Non solo, il Partito democratico è anche pronto ad accettare il fatto che i suoi alleati, nel caso non si facciano le primarie, non vogliano Renzi come premier nel caso di vittoria. Il leader si deciderà sul campo elettorale.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Commenti all'articolo

  • Silvius

    17 Ottobre 2017 - 13:01

    Renzi è stato eletto segretario con schiacciante maggioranza. Che adesso si cerchi di farlo fuori con tecnica da golpe strisciante è non solo antidemocratico, è indecente. E poi, gli sciocchini, quanto pensano di prendere alle elezioni, senza Renzi?

    Report

    Rispondi

Servizi