Il dramma di una politica che fischietta sull'apocalisse demografica

Claudio Cerasa

Occorre alzare la voce e dire quelle parole chiave: fate presto, fate figli

Antti Juhani Rinne è il nome quasi impronunciabile di un politico finlandese – un politico importante, ex ministro delle Finanze, successore del temibile Jyrki Katainen e attuale capo dell’Spd del suo paese – che tutti i politici italiani, di destra e di sinistra, dovrebbero avere il coraggio di invitare nei futuri dibattiti elettorali per fargli ripetere una frase che qualche giorno fa Rinne ha usato per rompere un muro particolare: quello del demograficamente corretto. Rinne ha detto quello che un qualsiasi politico europeo non irresponsabile dovrebbe dire ai suoi concittadini e lo ha detto dopo aver dato un’occhiata agli ultimi numeri relativi al tasso di natalità del suo paese. Numeri terribili: nonostante la Finlandia sia considerata uno dei paesi al mondo migliori per far nascere i bambini (secondo Save the Children è il secondo migliore al mondo dove essere madri, subito dopo la Norvegia), per la prima volta in 148 anni il tasso di fertilità del paese è sceso sotto quota 1,6, arrivando a quota 1,57. E alla luce di questi dati, confermati ieri dal ministro della Salute finlandese, il capo del più importante partito di sinistra del suo paese ha rivolto un invito semplice alle sue concittadine: per favore, fate più figli. Le frasi di Rinne sono state accolte come una provocazione, come uno scandalo, e le contro-argomentazioni offerte al capo dell’Spd finlandese sono quelle che potete immaginare e sono le stesse che anche in Italia vengono scaraventate contro chiunque si preoccupi di far notare che un paese che fa sempre meno figli è un paese che non ha futuro. Il ritornello è sempre lo stesso: la politica non può e non deve infilare per nessuna ragione il suo becco tra le lenzuola dei cittadini.

 

Il caso della Finlandia – dove i tassi di fertilità sono anche più alti rispetto all’Italia, dove il numero medio di figli per donna è sceso da 1,46 nel 2010 a 1,34 nel 2016 – è un caso particolarmente significativo perché conferma ancora una volta che il dramma demografico è collegato più a un tema di carattere culturale che ai tassi di benessere di un paese. In Finlandia come in gran parte d’Europa – l’unico paese nel nostro continente che sfiora la soglia di due bambini per ogni madre, che è la soglia ritenuta necessaria dalla matematica perché la popolazione di un paese rimanga costante, è la Francia – i figli vengono fatti sempre meno perché non si vogliono fare figli, non perché non si possono fare figli. E dunque, per quanto possa essere importante offrire a una famiglia condizioni favorevoli per fare nascere un figlio, non c’è altra soluzione per affrontare la crisi demografica che parlare della crisi demografica e provare ad andare a fondo, senza tabù, sulle ragioni che in paesi come l’Italia hanno portato a far nascere nel 2016 circa 100 mila bambini in meno rispetto a otto anni prima (per capire le dimensioni: prendete la foto del prato riempito a luglio da Vasco ed eliminate dalla foto la metà esatta di quei 200 mila fan). In molti negli ultimi tempi hanno provato a spingere la politica a occuparsi della “peste bianca”, come l’ha definita Giulio Meotti in un monografico che il Foglio ha pubblicato qualche mese fa, e persino il governatore della Bce, Mario Draghi, qualche settimana fa ha ricordato che non ci potrà mai essere una crescita duratura e strutturale senza combattere il crollo delle nascite (lo scorso luglio un rapporto Bmi Research, che fa parte del gruppo Fitch, ha ricordato che “la demografia è il rischio più grande alla sostenibilità del debito europeo”).

 

Chi fa politica tende spesso a occuparsi di temi che possono aiutare a far crescere il consenso alle elezioni successive e parlare dei bambini che non nascono è purtroppo un tema poco popolare. Ma se i politici più responsabili sceglieranno di dedicare, nella prossima campagna elettorale, un decimo del tempo riservato al dibattito sulla difesa dei vitalizi alla difesa della cultura della vita non potranno che fare un regalo al nostro paese. Ieri Bloomberg ha dedicato alla storia finlandese un pezzo gustoso e un attacco ancora più bello: “You know you’ve got a problem when even the best don’t have the solution”. Soluzioni immediate per risolvere il dramma del crollo demografico non ci sono. Ma tanto per cominciare potrebbe essere utile fare quello che l’impronunciabile Antti Juhani Rinne ha fatto in Finlandia. Parlarne. Alzare la voce. Semplicemente dirlo: per favore, fate più figli.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.