L'inopportunismo del prof. Boeri

Redazione

Il presidente dell’Inps consiglia o contrasta il governo? Caso migranti

L’Austria posiziona quattro blindati sul Brennero come deterrente al passaggio di immigrati clandestini provenienti dall’Italia. Dopo avere minacciato di chiudere l’accesso ai porti nazionali il ministro dell’Interno, Marco Minniti, è alla vigilia di un difficile vertice con i suoi colleghi europei nel quale ambisce ad alleggerire l’Italia di un fardello migratorio che fatica a gestire da tempo. Mentre l’attenzione mediatica è dunque assorbita dalla questione della immigrazione irregolare è però il presidente dell’Inps, Tito Boeri, che ha guadagnato la scena del dibattito con una previsione choc derivante da calcoli dell’istituto previdenziale sull’apporto dei lavoratori stranieri al sistema pensionistico nei prossimi decenni. “Se chiudessimo le frontiere nei prossimi 22 anni avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive e 35 miliardi in meno di prestazioni sociali destinate a immigrati, con un saldo netto negativo di 38 miliardi per le casse dell’Inps”, un messaggio lanciato nella relazione annuale dell’Istituto per il 2016. Abbiamo bisogno degli immigrati per tenere in piedi il nostro sistema di protezione sociale? Meglio non chiudere i porti? Qual è il suggerimento? E’ una questione rilevante quella sollevata da Boeri e, contestabile o condivisibile che sia, tocca uno dei tanti ambiti dell’economia che l’Inps può e deve monitorare grazie a una mole di dati e di analisi esclusiva. E’ tuttavia evidente l’esondazione – invero non nuova né isolata – del professore bocconiano (in congedo) dall’alveo del suo ruolo squisitamente tecnico e di advisor del governo, a uno di aperto contrasto politico all’azione nazionale e internazionale dell’esecutivo. Più che utile, in questo caso, inopportuno.

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