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Cosa farà Mattarella prima di sciogliere le Camere: notiziuola

Claudio Cerasa

Se la legge verrà votata entro la prima settimana di giugno alla Camera ed entro la prima settimana di luglio al Senato, si potrà andare a votare anche il 24 settembre

Al direttore - In questo scenario confuso non ci sto capendo molto, caro Cerasa. Davvero Mattarella, una volta approvata la legge elettorale, scioglierà le Camere senza battere ciglio? Mi aiuti, vorrei orientarmi. Grazie.

Luca Taddei

  

E’ tutto molto semplice. Matteo Renzi e Silvio Berlusconi hanno un patto di ferro sul sistema elettorale. Il patto di ferro lo si desume non soltanto dall’intenzione esplicitata di votare una legge elettorale ma anche da un fatto anomalo e significativo: per accelerare le operazioni di voto, il compito di disegnare i collegi non è stato affidato al governo, ma è stato affidato direttamente al Parlamento, e tutto il pacchetto si trova già nel maxi emendamento presentato mercoledì sera in Commissione Affari costituzionali alla Camera. Se la legge verrà votata entro la prima settimana di giugno alla Camera ed entro la prima settimana di luglio al Senato, si potrà andare a votare anche il 24 settembre (le Camere vanno sciolte sessanta giorni prima del voto), ma se non sarà il 24 settembre sarà una data vicina, intorno ai primi di ottobre. Al di là delle mosse del Movimento 5 stelle (non siamo tipi che prendono sul serio un partito guidato da un clown) il vero punto da chiarire è cosa farà il presidente della Repubblica nel momento in cui riceverà da Paolo Gentiloni le sue dimissioni da premier. La pista su cui lavorare è questa. Mattarella non ha nulla in contrario a votare a ottobre o a settembre ma prima di sciogliere le Camere farà un giro di consultazioni veloce. Al termine di queste consultazioni chiederà a tutte le forze politiche di fare un ultimo piccolo sacrificio: approvare in Parlamento un bilancio tecnico per disinnescare già da subito le clausole di salvaguardia, evitando di far scattare gli aumenti dell’Iva e delle accise previsti per il primo gennaio 2018. Le clausole di salvaguardia valgono circa 15 miliardi. Se verrà accettata la lettera inviata ieri dal ministro Padoan al vicepresidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis, lettera con cui Padoan ha chiesto una flessibilità sulla prossima legge di bilancio pari a nove miliardi, significa che l’ammontare totale del bilancio tecnico che Mattarella dovrebbe far approvare alle Camere prima di scioglierle ammonterà a circa sei miliardi. Il percorso è questo. Poi si potrà votare. E grazie a questo passaggio tecnico, il nuovo governo avrà tempo sufficiente per mettere in sicurezza i conti, non compromettere la crescita economica e costruire una buona (speriamo) legge di stabilità.

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  • Claudio Cerasa Direttore
  • Nasce a Palermo nel 1982, vive a Roma da parecchio tempo, lavora al Foglio dal 2005 e da gennaio 2015 è direttore. Ha scritto qualche libro (“Le catene della destra” e “Le catene della sinistra”, con Rizzoli, “Io non posso tacere”, con Einaudi, “Tra l’asino e il cane. Conversazione sull’Italia”, con Rizzoli, “La Presa di Roma”, con Rizzoli, e "Ho visto l'uomo nero", con Castelvecchi), è su Twitter. E’ interista, ma soprattutto palermitano. Va pazzo per i Green Day, gli Strokes, i Killers, i tortini al cioccolato e le ostriche ghiacciate. Due figli.