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Un regalo (dannoso) agli ambulanti

Nel Milleproroghe si perpetua la rendita dei “bancarellari”. Rifare

31 Dicembre 2016 alle 06:18

Manifestazione degli ambulanti contro la Bolkestein

Manifestazione degli ambulanti contro la legge Bolkestein (foto LaPresse)

Tra le pieghe del decreto Milleproroghe si cela una normetta che proroga al 2020 la scadenza di ogni concessione in essere per l’esercizio dell’attività di commercio su area pubblica. In pratica, i comuni non dovranno mettere a gara gli spazi nei quali si svolgono i mercati, che resteranno nella disponibilità degli attuali concessionari. E’ una scelta sbagliata per ragioni economiche, giuridiche, politiche e simboliche. Dal punto di vista economico, la contendibilità degli spazi serve a garantire che non s’incancreniscano rendite di posizione: se gli attuali operatori sono i più efficienti, faranno l’offerta migliore; altrimenti subentrerà chi è più bravo. Inoltre, molti degli operatori uscenti si sono accaparrati più spazi di quanti non riescano a gestire direttamente, e subaffittano gli altri, lucrando su quello che è un caso da libro di testo di rendita economica.

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Proteggere lo status quo impedendo ai nuovi entranti di misurarsi col mercato è la prima regola del gioco della decrescita: esattamente l’opposto di quello che serve all’Italia. Arriviamo così al secondo punto: mettere a gara gli spazi non è un vezzo, ma deriva da un preciso obbligo della direttiva Bolkestein. E’ molto probabile che, per fare un regalo agli ambulanti, il nostro paese apra l’ennesimo fronte di scontro con la Commissione europea, sedendosi, peraltro, dalla parte del torto.

Di fronte a una mossa tanto autolesionista nelle sue conseguenze, viene da chiedersi: cui prodest? Se le forze della maggioranza credono di segnare un punto politico acquistando il consenso degli ambulanti si sbagliano. Perché, sebbene le loro pretese siano condivise da uno schieramento bipartisan e addirittura dall’Anci, chi più di tutti ha cavalcato la protesta sono le forze antisistema: Beppe Grillo e Matteo Salvini. Ne segue che a essere deprimente è soprattutto il messaggio che ne rimane: chi urla vince, e chi più è scomposto e arrogante nelle sue rivendicazioni, più vince.

Come possono il Pd e i suoi alleati essere credibili contro il fronte sindacal-grillin-leghista sul mercato del lavoro, quando non riescono nemmeno a reggere l’urto (con rispetto parlando) dei “bancarellari”? E’ una domanda che i partiti di governo dovrebbero porsi. Sono in tempo per ripensarci.

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