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"L'Italia non può permettersi la cultura del pessimismo". Intervista a Parisi

“Dietro il no dei grillini alla candidatura di Roma ai Giochi Olimpici c’è una cultura anti sviluppista, ostile al rischio e nemica dell’impresa che questo paese non si può permettere”. Parla il leader scelto dal Cav. per ricostruire il centrodestra italiano.

23 Settembre 2016 alle 06:18

"L'Italia non può permettersi la cultura del pessimismo". Intervista a Parisi

Stefano Parisi (foto LaPresse)

Roma. “C’è una cultura tetra, negativa, tenebrosa dietro il no alle Olimpiadi ufficializzato dal Movimento 5 stelle. E’ una cultura che non mi piace, che liscia il pelo al pessimismo che esiste nel nostro paese e che in un certo modo è la spia di un problema che giorno dopo giorno mi sembra sempre più evidente: l’incapacità a declinare una cultura di governo da parte di chi ha fatto della propria inesperienza un punto forte del proprio progetto politico”. Stefano Parisi, imprenditore, manager, uomo scelto da Silvio Berlusconi per ricostruire il centrodestra italiano, coglie l’occasione del no di Virginia Raggi alle Olimpiadi a Roma per mettere a fuoco con il Foglio i limiti del grillismo alla prova di governo e per ricordare che una forza di centrodestra credibile non può permettersi in nessun caso di inseguire la cultura anti sviluppista declinata dal Movimento 5 stelle. “Le Olimpiadi andavano fatte. Punto. Una città depressa ha la necessità di costruire un futuro. E per costruire un futuro a volte bisogna osare, non aver paura del rischio e non farsi intrappolare dal solito principio di precauzione. Dire che altri paesi hanno avuto sfortuna con l’organizzazione delle Olimpiadi è un autogol micidiale ed è quasi un’ammissione diretta della propria non capacità politica. Come a voler dire: non possiamo farle noi, non possiamo organizzarle, non siamo in grado, non siamo capaci, non siamo preparati e se dovessimo farle, beh, finiremmo per farle male e dunque niente, non possiamo permettercelo, meglio rinunciare. Bisognava fare un discorso diverso. Bisognava accettare la sfida. Bisognava sfruttare la possibile occasione olimpica per combattere la corruzione. Per impostare un nuovo criterio di efficienza nella città. Per proiettare la Capitale d’Italia verso il futuro e non verso il passato. Peccato”.

 

Secondo Stefano Parisi, con il caso delle Olimpiadi, è la cultura dell’onestà-tà-tà che ha mostrato i suoi limiti. “Non si è onesti tenendo le mani in tasca ma si è onesti solo usando le mani per lavorare bene. L’idea di onestà che ha il Movimento 5 stelle è una truffa ideologica di un’Italia che per non sporcarsi le mani decide di rinunciare alla cultura d’impresa e sceglie di bloccare il paese. Il pessimismo di cui il Movimento 5 stelle è diventato megafono è un grave danno perché alimenta l’Italia stagnante, dove dominano le burocrazie irriformabili, che pur di non sbagliare rinunciano a prendere decisioni”. E non è un caso, dice Parisi, che il no ideologico alle Olimpiadi sia arrivato da chi esprime una cultura anti capitalistica. Pensate al reddito di cittadinanza. “L’Italia stagnante rappresentata dal Movimento 5 stelle è l’esatto opposto dell’Italia che deve rappresentare il centrodestra del futuro. E’ un’Italia, quella grillina, che vede nello stato, nei sussidi, l’unico motore possibile per convivere con la stagnazione e che di conseguenza rinuncia a rimettere in circolo le energie, gli investimenti, la cultura di impresa. E’ un’Italia che vuole bloccare il progresso e che preferisce un reddito di cittadinanza piuttosto che investire sul futuro di un paese. E’ un’Italia, per capirci, non anti sistema ma perfettamente in sintonia con un sistema che tiene il paese in ostaggio da anni e contro il quale giustamente Silvio Berlusconi ha combattuto per una vita. E’ l’Italia dei cavilli, l’Italia leguleia, l’Italia immobile, l’Italia anti manageriale, l’Italia che per nascondere la sua incapacità di decidere o dice di no o scarica i suoi problemi affidandosi ai magistrati”. Parisi ripete con convinzione che la cultura del Cinque stelle è una cultura incompatibile con la cultura di governo perché coincide con la stessa cultura che dice no a tutto: no alle privatizzazioni, no al cemento, no ai termovalorizzatori, no allo sviluppo. “Bisogna essere particolarmente inesperti, impreparati e stravaganti se si giustifica il no alle Olimpiadi con lo slogan del ‘no al cemento’. Ma che vuol dire no al cemento? Come si fa a non capire che è l’edilizia che fa crescere le città, che è la rigenerazione urbana che fa crescere i quartieri, che è la crescita verticale di una metropoli a rimettere in moto l’economia?”.

 

 Chiediamo con malizia a Parisi: ma quell’Italia che dice di no, di cui lei parla quando si riferisce al movimento 5 stelle, non è la stessa Italia che dice di no al referendum costituzionale? “Il no del 5 stelle alla riforma costituzionale è un no dettato da un ragionamento che considero assurdo: non si tocca la Costituzione più bella del mondo. Il no che arriva dal centrodestra è invece un no che è il contrario del pessimismo. E’ un no ottimista: di chi dice che quella che si voterà è una riforma confusa che genera un peggioramento nella forma di governo nel nostro paese e di chi dice che bisogna dire no solo a questa riforma non a riformare la Costituzione”.

 

La deludente (eufemismo) prova di governo offerta dal movimento 5 stelle a Roma non deve però trarre in inganno, dice Parisi: “I grillini sono stati abili a trasformare l’incompetenza in vittimismo e in molti stanno incredibilmente cadendo in questo trabocchetto. Nessuno dice che non si può sbagliare ma nessuno può negare un’evidenza che a me sembra clamorosa: un elettore che vota un politico lo vota per farlo governare, non per farlo imparare a governare, e un politico che ammette di non saper governare è un politico che sta prendendo in giro i propri elettori. La fuffa sui poteri forti all’inizio attira l’attenzione, dopo un po’ comincia a far ridere”.

 

Tutti i tic ideologici e anti sviluppisti messi in evidenza in questi giorni dal movimento 5 stelle rappresentano, conclude Parisi, un percorso che non può che essere opposto a quello imboccato dal centrodestra del futuro. La chiacchierata con il Foglio avviene nelle stesse ore in cui ad Arcore è riunito a casa di Berlusconi un vertice con i dirigenti di Forza Italia e l’ex candidato sindaco di Milano non si sottrae alla domanda: siamo sicuri che il centrodestra del futuro non sarà capace di presentarsi come un’alternativa a Renzi senza andare all’inseguimento del grillismo?

 

“Il grillismo non si insegue, lo si contrasta, e le energie messe in circolo in questi giorni nel nostro perimetro d’azione mi fanno essere ottimista sul futuro. Nel centrodestra, anche grazie alla nostra iniziativa al MegaWatt, si è attivato un confronto vero. Si è ricominciato a discutere di futuro e si è iniziato a ragionare senza schermi ideologici su come rigenerarci. E il punto mi sembra chiaro e in un certo senso lo dimostra anche il pasticcio delle Olimpiadi: per ricostruire un paese non servono persone inesperte e incapaci ma servono persone capaci, d’esperienza, preparate, che sappiano rinnovare. Quella fase di rinnovamento possiamo dire che oggi è arrivata”.

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