Stefano Esposito e Matteo Orfini (foto LaPresse)

“La minoranza? Logora il Pd perché ha in testa un'altra cosa”, ci dice Esposito

Salvatore Merlo
“Non solo il caso Rai. I sabotatori sarebbe più corretto se andassero via dal Pd, come ha fatto Pippo Civati”. Stefano Esposito è senatore del Pd, corrente dei giovani turchi, “sono un peones e forse un dinosauro veterocomunista”, dice, “ma qua ci sono dieci nostri parlamentari che giovedì hanno annunciato il loro voto per il ‘no’ al referendum.

Roma. “C’è un partito nel partito. Molti dirigenti del Pd non lavorano per cambiare la linea politica, non lavorano perché al prossimo congresso ci sia un altro segretario. Sembra invece stiano disponendo le basi per una scissione. Ma per creare una nuova formazione politica, prima, devono logorare il Pd. Ecco, questo è inaccettabile. E anche Renzi dovrebbe accorgersene”. Stefano Esposito è senatore del Pd, corrente dei giovani turchi, “sono un peones e forse un dinosauro veterocomunista”, dice, “ma qua ci sono dieci nostri parlamentari che giovedì hanno annunciato il loro voto per il ‘no’ al referendum. Hanno pure scritto un documento. E il vicesegretario Guerini dice che va tutto bene, è che il Pd non è una caserma”. Lo deve essere, invece? “Certo che no. Ma Guerini sbaglia. Nel senso che qui nessuno vuole una caserma. Ma semplicemente una casa. Credo di dire una banalità: chi vive sotto lo stesso tetto non spacca le suppellettili. Ci sono regole di rispetto e di convivenza. Qui non si tratta più di vere discussioni, di un vero dibattito. E’ tutto strumentale, dalle polemiche sulla Rai fino al referendum. La verità è che vogliono sfasciare il partito. Ma le pare normale che la Rai nomina i direttori dei tg e due dei nostri, Gotor e Fornaro, si dimettono dalla Vigilanza? E’ una cosa da sabotatori. Sarebbe più corretto se andassero via, come ha fatto Pippo Civati”.

 

Roberto Speranza, parlando di Rai, ha paragonato Renzi a Berlusconi. “E’ un paragone continuo e inaccettabile. Speranza ha preso una deriva. Io, che votai Bersani, vorrei chiedere per esempio a Cuperlo, che è persona intelligente e avveduta: cosa sarebbe successo se un esponente della minoranza di allora avesse osato paragonare Bersani a Berlusconi? Non sono un fervente cattolico, ma dico questo: non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te. E non mi si risponda che Bersani non era Berlusconi, mentre Renzi invece lo è.  Altrimenti non abbiamo più niente da dirci”. Anche Matteo Orfini ha criticato la gestione delle nomine in Rai. “E con durezza. Ma mica è successo che Verducci, che come me fa parte della corrente di Orfini, si è poi dimesso dalla Vigilanza. Le idee si esprimono, ma a un certo punto ci si ferma, non si supera mai la soglia della normale dialettica con gesti aggressivi e scomposti”. E gli esponenti della minoranza sono tutti uguali? “Ho grande rispetto per Walter Tocci, che arriva a dire ‘mi dimetto dal Senato’. Come rispetto uno come Vannino Chiti, che ha fatto una battaglia di merito, anche molto aspra sulla riforma elettorale e costituzionale, ma che poi coerentemente, avendo chiaro di aver ottenuto dei risultati, pur con le sue posizioni, adesso spiega le ragioni del ‘sì’. Mi chiedo: Sono modelli non praticabili quelli di Tocci e Chiti?”.

 

Un tempo, nel Pci, c’era il centralismo democratico. “C’erano gruppi dirigenti che si assumevano la responsabilità di decidere, ma non è che nel Pci mancassero le correnti o il dissenso. Però tutto si teneva insieme. E anche l’odio politico era dissimulato. Ciò che contava di più, alla fine, era la casa comune, era il partito. Uno come Cossutta ha convissuto per decenni con Napolitano”. E ora? “Ognuno fa come gli pare. Diamo l’idea d’essere un caravanserraglio. A che serve?”. Ecco, appunto, a che serve? “Leggo sui giornali, sempre più spesso, che stanno preparando un altro partito. Logorano il Pd perché hanno in testa un’altra ‘cosa’. Spero non sia vero. Anche le separazioni vanno gestite in modo civile. Se ti lasci male, non è che poi vai a bere una birra insieme, o fai una coalizione elettorale, ti allei con quelli che ti hanno buttato le bombe in casa”. Vanno espulsi prima? “Per statuto le espulsioni da noi sono complicatissime. Ma questa situazione così non funziona più. Io lo ripeto: Civati, D’Attorre e Fassina sono andati via senza tirarla per le lunghe, senza infliggere danni al partito che avevano deciso di lasciare”. E chi capisce, capisce.

  • Salvatore Merlo
  • Milano 1982, vicedirettore del Foglio. Cresciuto a Catania, liceo classico “Galileo” a Firenze, tre lauree a Siena e una parentesi universitaria in Inghilterra. Ho vinto alcuni dei principali premi giornalistici italiani, tra cui il Premiolino (2023) e il premio Biagio Agnes (2024) per la carta stampata. Giornalista parlamentare, responsabile del servizio politico e del sito web, lavoro al Foglio dal 2007. Ho scritto per Mondadori "Fummo giovani soltanto allora", la vita spericolata del giovane Indro Montanelli.