Caro Presidente, noi la politica la facciamo in piazza. Non nelle parrocchie

Costanza Miriano
Lettera al premier Matteo Renzi: “Lei non rappresenta più il popolo del Family day. Ce ne ricorderemo, ma non è una minaccia”.

Caro Presidente,

 

mi chiamo Costanza Miriano e sono del Comitato che ha organizzato gli ultimi due Family day, una specie di sua collega, visto che lei era tra le anime di quello del 2007. C'è una differenza, però, rispetto a voi. Il nostro è un popolo che si è convocato da solo, non siamo gente che è stata chiamata in piazza dalla Cei (e sì che la cosa ci sarebbe piaciuta moltissimo, e ci avrebbe risparmiato un bel po' di fatica), né ha ricevuto un centesimo di finanziamento per i pullman, il palco, lo schermo come nel 2007. Il nostro è stato un popolo che si è formato spontaneamente a un solo cenno, una fiumana per noi inattesa di persone che si è materializzata, grazie a una rete di cristiani. Molti venivano dal Cammino neocatecumenale, è vero, lo saprà anche lei, ma non solo. C'erano tutti i movimenti, e semplici cattolici diocesani come me.

 

E’ per questo che andare nelle parrocchie non le servirà a molto, perché non ci troverà tutti lì. Noi siamo una compagnia che non ha vescovi pilota, ma sente e segue solo il profumo della Verità. Il popolo che ho incontrato ha una coscienza cristiana rettamente formata e ha esercitato un giudizio autonomo e “adulto” sulla realtà. Noi nelle parrocchie ci andiamo per pregare, e la politica vogliamo che faccia la sua parte nelle sedi giuste, non in parrocchia. Il popolo del Family day non lo troverà andando in parrocchia: noi siamo scesi in piazza per tradurre politicamente il mandato della Congregazione della dottrina della fede: “In presenza del riconoscimento legale delle unioni omosessuali, è doveroso opporsi in forma chiara e incisiva”, e non avendo giornali o tv la piazza era l'unico modo che avevamo. I parlamentari invece avrebbero dovuto fare i cristiani al senato, chissà se lo faranno alla camera. Noi davanti al Signore formiamo la nostra coscienza nella preghiera e nello studio, e con quella poi giudichiamo la realtà. Ce l'hanno insegnato i grandi del '900, a cominciare da Wojtyla, Ratzinger, Guardini, Giussani.

 

Questo popolo ha giudicato. Trova del tutto negativo e falso il modello antropologico che vuole stravolgere il disegno su uomo e donna, sulla loro differenza feconda, che li ritiene modelli culturali e non di strutture sostanziali, profonde e indisponibili dell'essere umano. A partire da questo giudizio, che è sotteso all'intera visione della realtà, questo popolo si è mosso. Chi ha potuto è venuto in piazza anche con i figli disabili, i neonati, con due o con undici ragazzini al seguito, col traghetto o con la macchina prestata. Chi non ha potuto ha dato i soldi a chi veniva. Hanno pagato un pezzo di palco, una maniglia del bagno chimico, la tassa per ripulire il Circo Massimo. Ci sono ragazzini che hanno rinunciato alla paghetta per mandare una famiglia sarda, un anziano signore mi ha inviato ventimila euro.

 

Lei questo popolo non lo rappresenta più, ed è per questo che “ci ricorderemo”, perché chi non ha la nostra idea di essere umano non può avere neanche la nostra idea di Costituzione. Non è una minaccia, è un dato di realtà.

 

[**Video_box_2**]I cattolici oggi in Italia sono orfani, non si sentono rappresentati. Glielo dico io che nelle parrocchie di tutta Italia ci vado davvero, tutte le settimane, e a centinaia ogni volta mi dicono la stessa cosa, e implorano la nascita di un partito che parli la loro lingua. Io rispondo sempre che voglio fare la mamma, e una che deve preparare pane e salame e correggere il dettato non può fare politica, ma mi auguro che qualcuno dei miei compagni di avventura raccolga questo grido accorato.

 

Per questo, ripeto, le sarà del tutto inutile andare nelle parrocchie, perché il giudizio della Chiesa è chiaro, e con esso quello dei cristiani ben formati. Se lei vuole fare scelte politiche diverse, se vuole farci credere alla balla dei diritti negati (i diritti già ci sono tutti) e vuole rinnegare la sua storia, se le ragioni della realpolitik sono più forti delle voci dei bambini a cui sono negati i genitori, più forti della voce della Chiesa, più del buon senso, faccia pure, se lei vuole impedire che si discuta in commissione e mette persino la fiducia, due mesi dopo aver detto che non lo avrebbe mai fatto, faccia pure, ma non sarà un giro in parrocchia a cambiare il nostro giudizio netto e chiarissimo su di lei. A volte a riconoscere un amico basta uno sguardo, le parole non serviranno.

Di più su questi argomenti: