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Passeggiate Romane

Il Pd in un Marino di guai

La strategia dell'ex sindaco per rendere impossibili a Renzi i prossimi sette mesi, e non solo i prossimi venti giorni

12 Ottobre 2015 alle 13:27

Il Pd in un Marino di guai

Ignazio Marino con Matteo Renzi (foto LaPresse)

L'allegro chirurgo. L'ultimo (almeno finora) braccio di ferro tra Ignazio Marino e Matteo Renzi riguarda l'ipotesi che il futuro ex sindaco possa presentare una lista in proprio alle elezioni amministrative capitoline. I sondaggisti, forse, la sopravvalutano, dando l'otto per cento dei consensi a una formazione guidata da Marino, ma siccome a Roma il centrosinistra è mal messo basterebbe anche la metà dei voti per complicare le cose al Pd. Questo è un lusso che il Partito democratico non si può permettere. Queste elezioni amministrative, infatti, saranno un test molto importante per Renzi e per il suo governo, e il premier è già in difficoltà a Milano (dove Sala ha fatto sapere che non intende prendere parte alle primarie) e a Napoli (dove Antonio Bassolino si è auto candidato senza il bene placito del governatore De Luca).

 

L'ambizioso chirurgo. Insomma, il segretario premier non può permettersi di sbagliare una mossa. Forte di questo, il sindaco di Roma sta tentando un'operazione ambiziosa che non è detto si concluda necessariamente con la presentazione di una lista alle amministrative capitoline. Il progetto di Marino, stando a fonti del Campidoglio, sarebbe quello di inserire nelle liste che il Pd proporrà alle prossime elezioni politiche un gruppetto dei suoi (un nome che circola è quello di Alessandra Cattoi) in modo tale da crearsi una corrente (quella che aveva in Parlamento, dopo lo scandalo romano, è andata in frantumi) dentro il Partito democratico. In questo caso Marino rinuncerebbe a presentare la sua formazione alle amministrative. Ma chi conosce bene Matteo Renzi dubita altamente che il presidente del Consiglio, avvelenatissimo nei confronti del sindaco, possa dire di sì, nonostante questo gli faciliti le cose per quel che riguarda le elezioni capitoline.

 

Totti gol. In Campidoglio dicono anche che la società della A. S. Roma, che si sentiva garantita dal sindaco per la costruzione dello stadio, potrebbe dare una mano a Marino. Ma come? Grazie alle radio, che nella Capitale sono molto seguite, e magari dandogli in prestito dei giocatori come testimonial per la campagna elettorale. Questo senza dubbio gli alienerebbe i voti dei laziali, ma gli darebbe una grande spinta mediatica.

 

[**Video_box_2**]Primarie si, primarie no. Nella Capitale, comunque, è ormai quasi certo che si faranno le primarie. Il difficile sarà  trovare i candidati, perché c'è un fuggi fuggi, vista la situazione disastrosa in cui versa Roma. E infatti l'idea di non indire queste consultazioni, che sono diventate un po' il marchio di fabbrica del Partito democratico, aveva come obiettivo quello di non fare le primarie in un'altra città, ossia Milano, sbloccando così l'indisponibilità di Sala. Ed è proprio su questo delicato punto che si è incentrato il colloquio di venerdì scorso tra il sindaco del capoluogo lombardo Giuliano Pisapia e il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Ma il premier non è riuscito a far cambiare idea al primo cittadino di Milano. Ad avviso di Pisapia le primarie sono fondamentali per riuscire a coinvolgere la città lombarda nelle amministrative e per sperare di confermare una giunta di centrosinistra. Visto che però il sindaco milanese non si spostava dalla sue posizioni, Renzi ha ritenuto inutile spingere ancora su questo tasto, anche perché la sua minoranza interna aveva già iniziato a protestare. Perciò il presidente del Consiglio ha poi fatto sapere pubblicamente  che il Pd, come da tradizione, sceglierà in candidati sindaci delle prossime amministrative con le primarie. Nella speranza che non si ripetano caso come quello della Liguria.

 

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