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C’è un’opposizione in Italia?

A parte le minacce dei leghisti e di Landini, la minoranza del Pd va in retromarcia e gli altri partiti criticano ma non offrono alternative. Idee per uscire dall'immobilismo.

6 Ottobre 2015 alle 14:05

C’è un’opposizione in Italia?

Nichi Vendola tra Pieluigi Bersani e Maurizio Landini (foto LaPresse)

C’è un’opposizione in Italia? Ad assistere alle sceneggiate parlamentari, alle minacce di disobbedienza civile leghiste, a quelle di occupazione delle fabbriche di Maurizio Landini, si direbbe che ce n’è anche troppa. Ma se si pensa al ruolo fisiologico dell’opposizione in un sistema democratico evoluto, quella che consiste nella costruzione di una proposta e di una classe dirigente in grado di competere con quella al governo, il discorso cambia.

 

Quella che si era presentata come la più pericolosa delle opposizioni, perché insediata all’interno del partito di governo, strilla molto ma guida in retromarcia. Pierluigi Bersani che fino a ieri paventava una svolta autoritaria, dopo una modesta modifica che complica soltanto la riforma costituzionale, è regredito alla denuncia di una svolta neocentrista. Le opposizioni che costituiscono la minoranza parlamentare criticano gli obiettivi del governo e, quando invece li condividono, sostengono che non saranno mai raggiunti, ma non fanno capire in che modo invece si potrebbe fare per realizzarli. Naturalmente non spetta alle opposizioni articolare in modo analitico le alternative specifiche a ogni iniziativa dell’esecutivo. Però se non si esprime una visione, se non si delinea una prospettiva all’interno della quale dare sbocco ai problemi e alle tensioni, si finisce col perdersi in inconcludenti polemiche su aspetti spesso secondari dell’agenda politica.

 

[**Video_box_2**]In una democrazia matura un’opposizione, cioè una classe dirigente alternativa capace di competere per la guida del governo, esercita una funzione essenziale. Non solo perché esercita la critica, ma soprattutto perché pone un limite oggettivo a fenomeni di eccessiva stabilizzazione dei ruoli di governo che produrrebbero alla fine immobilismo. Questo è il valore aggiunto della democrazia dell’alternanza rispetto a quella consociativa. Ma perché esista l’alternanza, almeno potenzialmente, ci vuole la prospettazione di un’alternativa, che è cosa diversa e per certi versi addirittura opposta dalla protesta sistematica e dalla propaganda distruttiva che segnalano solo l’assenza di una visione più generale.

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