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Ora Salvini fiuta che è meglio non diventare lo Tsipras italiano

Un conto è voler uscire dall’euro, un altro conto è se poi dall’euro qualcuno ti caccia davvero. Non sono i consigli di Marine Le Pen, sono soprattutto i dati di realtà, che stanno consigliando alla Lega di muoversi con passi più prudenti, e attrezzarsi anche in difesa.

10 Luglio 2015 alle 14:18

Ora Salvini fiuta che è meglio non diventare lo Tsipras italiano

Matteo Salvini (foto LaPresse)

Farsi spiegare le cose da Marine Le Pen, con tutto il rispetto per la gagliarda figlia di Jean-Marie, non è esattamente un segno di saperla lunga in fatto di politica internazionale. Ma forse Matteo Salvini, transitando assai di rado dal suo seggio a Strasburgo, ancora non ha fatto in tempo a mettere a fuoco quei due o tre fondamentali che servirebbero. Oppure, quando transita, finisce come l’altro giorno a fare lo spettatore estasiato a bocca aperta dello show di Alexis Tsipras. Però Marine Le Pen, mentore del neofita Matteo nel settore nazionalismo-antieuropeismo, intervistata dal Giornale oggi ha detto: i leader europei pensano “che l'Italia non sia stata una buona allieva dei piani di austerità. Sono convinti che sia il prossimo paese che provocherà problemi”. E un conto è voler uscire dall’euro, volere un referendum – al pari di Beppe Grillo – contro questa Europa di bancacce e di baldracche burocratiche. E un altro conto è se poi dall’euro qualcuno ti caccia davvero. E allora tanti saluti ai pensionati padani e non, alle piccole e medie imprese padane soprattutto, e ai risparmi nel materasso o alle Casse rurali. Il gioco si fa duro, e Salvini rischia di trovarsi in felpa e braghe di tela.

 

Qualche giorno fa aveva definito la vittoria dei “No” nel referendum di Atene “uno schiaffone agli europirla che ci hanno portato alla fame”. E aveva pure argomentato: “Perché l’Italia deve continuare a essere massacrata per dare i soldi alle banche tedesche che hanno dato i soldi alla Grecia? Se questa è la vostra bella Europa dei conti a posto tenetevela voi”.

 

Politicamente, o apparentemente, la crisi che coinvolge non solo la Grecia ma tutta l’Eurozona è acqua al Mulino della Lega nord. Salvini non è il solo leader italiano a puntare il fucile (o a scommettere) contro l’Europa, ci sono Beppe Grillo e Nichi Vendola e persino Stefano Fassina, quelli della gita al Partenone. Ma nel suo massimalismo (così si sarebbe detto una volta) il Capitano leghista è fin qui sembrato essere quello nella posizione migliore per incassare i dividendi del flop dell’Europa. E’ lui che da tempo sostiene che bisogna uscire dalla moneta unica (e da Schenghen, e da quant’altro) in fretta e finché ancora si può farlo in posizione di forza.

 

Già, appunto: la questione della forza. Non è soltanto Marine Le Pen, sono soprattutto i dati di realtà, che forse adesso stanno consigliando alla Lega di muoversi con passi più prudenti, e attrezzarsi anche in difesa. Perché se poi, dopo la Grecia che sbatte la porta e se ne va dall’Europa dei banchieri criminali, come in Jurassic Park il dinosauro famelico piantasse gli occhiacci sulla prossima vittima sacrificale? Claudio Borghi Aquilini, che è il pirotecnico responsabile economico della Lega nord, da tempo suona ad esempio una tastiera diversa: di Tsipras ha detto che “è un furbacchione, si comporta come i governatori delle regioni del sud Italia della Prima Repubblica”. Che detto da un leghista è come dargli del kapò. E in un’altra intervista ha pure aggiunto: “La Merkel batte Tsipras 10 a 1. Non ci sono dubbi. Se dovessi scegliere il presidente del Consiglio italiano voterei la Merkel mille volte rispetto a Tsipras”. Ecco appunto: andarsene è un conto, uscire con un calcio in culo, anche no.

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