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Del Nord, si capisce. Il rischio, toponomastico e politico, l’ha evidenziato l’altro ieri Fassina: è quello di imboccare da via del Tritone, a sinistra salendo da Palazzo Chigi, e di ritrovarsi a Pyongyang: “Evitiamo che il Pd abbia un tasso di conformismo superiore al Partito comunista nordcoreano".

31 Marzo 2015 alle 16:39

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COREA. Del Nord, si capisce. Il rischio, toponomastico e politico, l’ha evidenziato l’altro ieri Fassina: è quello di imboccare da via del Tritone, a sinistra salendo da Palazzo Chigi, e di ritrovarsi a Pyongyang: “Evitiamo che il Pd abbia un tasso di conformismo superiore al Partito comunista nordcoreano”. Insomma, il passaggio dall’uomo solo al comando al bamboccione solo al comando. Matteo Jong-un: dal Partito democratico alla Choson Minjujuui Inmin Komghwaguk. Vera lotta titanica, quella che ormai i pochi gloriosi resistenti combattono nel ridotto tra Piazza di Spagna e la Sala Umberto. La situazione pare ormai da affidare senz’altro nelle mani di Amnesty International. Già Pippo Civati, dalle colonne di un samizdat clandestino, Corriere della Sera, due settimane fa aveva lanciato una fortissima denuncia: “Renzi è abilissimo a torturare i dissidenti”. Gli accorati appelli contro la mutazione genetica del Pd non si contano già più. E i primi, sconcertanti risultati, già si vedono. “Il Pd è casa nostra, ci resteremo con tutti e tre i piedi”, ha scandito Bersani. Tre piedi, e manco si tratta del marziano di Flaiano – così ora, sotto la cappa renziana, si è ridotto il Pd. In attesa della Corea del Nord, siamo per ora arrivati dalle parti dell’Isola del dottor Moreau (prendendo Piazza San Silvestro, poi salendo sopra, verso verso via del Pozzetto).

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