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PEGGIO

Come dice la saggezza popolare, al peggio non c’è mai fine. E siccome è credulità popolare, la sinistra “de barricata” ci si tuffa a pesce. Ultimo Landini, che i suoi adunati in piazza rassicura: “Renzi peggio di Berlusconi”.

30 Marzo 2015 alle 17:04

PEGGIO
PEGGIO. Come dice la saggezza popolare, al peggio non c’è mai fine. E siccome è credulità popolare, la sinistra “de barricata” ci si tuffa a pesce. Ultimo Landini, che i suoi adunati in piazza rassicura: “Renzi peggio di Berlusconi”. Il quale Berlusconi, si seppe subito, era peggio di Craxi. Il quale Craxi, come dubitarne, era peggio dei democristiani. I democristiani, ovviamente, in certi momenti furono persino giudicati peggio dei fascisti (o si finiva all’ammasso, come per il “fanfascismo”). I seguaci di Mussolini, questo è certo, furono peggio dei giolittiani. E avanti (per modo di dire: soprattutto indietro, più che Marx ed Engels, gambero e salmone a tracciare la linea), fino al Papa Re, al Re Sole, ai Dogi veneziani, a Carlomagno, a ben vedere peggio dei longobardi, e pure Alarico forse merita maggiore considerazione rispetto ad Attila, per tacere di come Tiberio fu migliore di Caligola. Fenomenale il modo di procedere della sinistra di piazza e di milza: dove una volta, secondo la convinzione di Pietro Nenni, c’era sempre il puro più puro che ti epura, adesso arriva sempre il peggiore più peggiore che epura il peggiore precedente. A rigor di logica, si potrebbero pure cominciare a raccogliere le firme, oltre che per abolire il Jobs act, pure per santificare Mariano Rumor – ché certo Berlusconi, che di Renzi fu meglio, di sicuro fu peggio del capo doroteo. Tutta la linea politica pare racchiusa, più che nella convizione di Mao, “il mondo progredisce, l’avvenire è radioso”, nella certezza di quella famosa maitresse americana: “Il passato ha sempre il culo più roseo”. Così di balzo in avanti in balzo in avanti, di progresso in progresso, i tre soli veri compagni coi controcazzi, al momento, risultano essere: Muzio Scevola, Numa Pompilio e Telemaco. Anzi, Telemaco no: Renzi l’ha persino citato (“generazione Telemaco”), perciò deve essere un altro che ha tradito.  

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