Vestito

Meglio sarebbe se ognuno avesse il suo. In politica è saggio non curare i pascoli delle olgettine.

18 Marzo 2015 alle 17:16

VESTITO. Meglio sarebbe se ognuno avesse il suo. In politica è saggio non curare i pascoli delle olgettine, ma opportuno pure non alimentare le altrui sartorie. Se l’abito non fa il monaco, a maggior ragione non dovrebbe fare il ministro. Pare niente, una cosa inoffensiva tra l’Upim e il fashion, ma un vestito può decidere la sorte (politica): magari non ti stringe in vita, ma a un certo punto comincia a stringere in gola. Di sicuro, il ministro Lupi aprirà il suo guardaroba e farà chiarezza: giacca per giacca, gilet per gilet. Tarma per tarma, se serve. E’ uomo di fede, e il periglio, evangelico e pratico, che si nasconde al passaggio in ogni cruna d’ago gli deve essere ben chiaro. Un nulla – due asole, una lampo, tre bottoni: ma il vestito ha la sua specifica temerarietà. Perciò, in letteratura o al cinema si trova spesso associato a qualche thriller più che a qualche storia d’amore (a meno che non si tratti delle svalvolate assatanate di “Sex and the city”, ma certo Lupi su tali terreni arditi mai si è spinto, o al commovente finale de “I segreti di Brokeback Mountain”, coi due cowboy gay, altro settore di sicuro a Lupi precluso): dal classico di Brian De Palma, “Vestito per uccidere” all’italico “Sotto il vestito niente”, fino al raffinatissimo “Sarto di Panama”, pur di ago e filo e di qualche cadavere nei pressi fornito. Così, prima che finiscano i saldi invernali, Lupi chiarirà: questo è certo, questo ha detto, questo si aspetta. Apparirà in video (magari da Vespa, con plastico di sartoria accluso), metro al collo e gessetto e ditale in mano, a controprova che dalle stampelle dei suoi armadi niente di meno che opportuno pende. Si sa, lo sappiamo, ci possiamo giurare: non è ministro, Lupi, da stare sotto il vestitino di Cappuccetto Rosso.

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