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Spider-man far from home

La recensione del film di J. Watts, con J. Gyllenhaal, T. Holland, M. Tomei, Zendaya, S. L. Jackson

12 Luglio 2019 alle 16:42

Il solito film dell’Universo Marvel che sa di essere il solito film dell’Universo Marvel, e lo ribadisce allo spettatore ogni volta che può, è una ragione sufficiente per non essere considerato il solito film dell’Universo Marvel? Vale a dire: supereroi (anche a manciate), dubbi e tentennamenti sul ruolo dei medesimi, cattivi sempre più fantasiosi, qualche battuta per accontentare i non adepti, città distrutte per salvare il mondo. Poneva la domanda Richard Lawson su Vanity Fair, a proposito del genere più fortunato nella storia del cinema recente, a rischio di finire vittima del proprio successo. Precisazione: è una speranza che segretamente coltiviamo, rischiando il linciaggio da parte dei nerdissimi (e infaticabili: ormai studiano i trailer e soprattutto le scene post-crediti come fossero l’oracolo). Non succederà, visti gli incassi sempre stratosferici. Per ravvivare un po’ le trame, l’ultimo Spider-Man è un ragazzino che va al liceo, e alle “grandi responsabilità” preferisce un bacio alla più bella ragazza della scuola. Nella romantica Venezia, magari, e giusto lì conduce la gita scolastica in programma. Grazie a un accordo tra la Marvel e la Sony – revocabile se il film non raggiunge il miliardo di dollari, ora siamo a 600 milioni – il Ragazzino Ragno riparte da “Avengers: Endgame”. Il perfido Thanos – pare un romanzo d’appendice, e lo è, al netto dei 160 milioni di budget – aveva cancellato metà dell’umanità. Poi ripristinata, con un viaggio nel tempo e qualche supereroe morto nell’impresa. Gli Avengers hanno bisogno di un nuovo capo, Iron Man aveva indicato il suo protetto Peter Parker, Giovanotto Ragno in tirocinio. A Venezia – la colonna sonora di Michael Giacchino lascia il posto a un cha cha cha – altro che bacio, si scatena la furia dell’acqua, con ponti e campanili distrutti. Torna utile la tuta rossoblù, che zia May prudentemente ha messo in valigia. “Spider-Man: Far From Home” ha in serbo una sorpresa, ma non può essere rivelata. Sappiate però che rende il film ancora più autoriferito, estenuante, anche un po’ antipatico nel voler conciliare i grandi incassi con la coscienza di sé.

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