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Momenti di trascurabile felicità

La recensione del film di Daniele Luchetti, con Pif, Thony, Renato Carpentieri, Angelica Alleruzzo

22 Marzo 2019 alle 15:25

"Momenti di trascurabile felicità" di Francesco Piccolo stava vicino alle casse in libreria. Impossibile resistere al titolo, e pure al bis: “Momenti di trascurabile infelicità” (che poi tanto infelici non erano: anche la differenza tra felicità e infelicità era trascurabile). Ricavare un film da quei flash non era facile, da qui la svolta verso una trama che celebrasse, piuttosto, i piccoli piaceri della vita. Torna utile il vecchio film di Powell & Pressburger, “Scala al paradiso”, e in genere le storie dove i morti arrivano nell’aldilà con anticipo. Qui tocca a Pif, simpatico anche quando non fa nulla, figuriamoci con l’impiegato che non gli ha conteggiato, come elisir di lunga vita, le centrifughe con lo zenzero. gli tocca un’ora e mezza in più a Palermo, più o meno quanto dura il film. Lo spettatore si predispone dunque alla lacrima, sapendo che c’è una moglie e ci sono due figli a cui dire addio. Per intervallo: litigi, corteggiamenti, rimpianti, corna, flirt, idiosincrasie, storie d’amore che stanno per concludersi a causa di un passaggio a livello e durano “finché morte non ci separi” grazie a un provvidenziale sottopassaggio.

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