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Il filo nascosto

La recensione di Mariarosa Mancuso del film di Paul Thomas Anderson, con Daniel Day-Lewis, Vicky Krieps, Lesley Manville

23 Febbraio 2018 alle 16:41

La Bella e la Bestia, volume secondo (il primo è “La forma dell’acqua” di Guillermo del Toro, film non meno romantico e neppure meno prezioso: il regista ha esaminato qualche migliaio di campioni colorati prima di trovare le sfumature giuste per la mostruosa creatura). Siamo a Londra, anni Cinquanta, nel lussuoso atelier di Reynolds Woodcock. Ebbene sì, il regista ha la mania dickensiana dei nomi “parlanti”: nel “Petroliere” il compratore di terreni Daniel Day-Lewis faceva di cognome Plainview e il predicatore Paul Dano faceva di cognome Sunday. E’ un sarto che unisce la sublime bravura – se vi piacciono gli abiti regali – al mefitico carattere. Porta tremendi calzini color magenta, non sopporta la roba appiccicosa a colazione (vale per i dolci e per la fidanzata in scadenza che glieli offre), guai a imburrare il toast facendo rumore, se una cicciona ti ordina un vestito e lo tratta come uno straccio, l’abito da sera verrà (brutalmente) revocato. La sorella – con affetto chiamata “spina nel fianco”, una glaciale Lesley Manville – dirige la ditta lasciandogli i capricci dell’artista e accollandosi le rogne, comprese le fidanzate da liquidare. L’Edipo giganteggia, e pure la maledizione dell’abito da sposa che le sartine rifiutano di cucire. Da ragazzino aveva disegnato il vestito per le seconde nozze della mamma, per azzerare la sfiga incombente aveva cucito nell’orlo una fettuccia con la scritta “never cursed”. Non basterà a tenere lontano il fantasma materno, tra i modelli troviamo Henry James e il suo “Giro di vite”. Oltre ad Alfred Hitchock e al grande Max Ophüls. Loro però giravano film di un’ora e mezza, perché l’estetismo non ammosciasse la tensione: il dunque – che pure c’è – arriva un tantino tardi. Bisogna essere innamorati persi di Daniel Day-Lewis (con questo film ha annunciato il suo addio al cinema, ma sarà vero?) per non notarlo. Più facile perdere la testa per la gattamortissima Vicky Krieps. Lui le prende le misure, lei accenna al seno minuscolo, il dio del taglia-e-cuci commenta “posso aumentartelo io, ma solo se voglio”. Si dichiara scapolo incallito, ma la musa ha una sua cocciutaggine, al di là delle apparenze.

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