musica

Altın Gün, un ponte sonoro tra Europa e Turchia

Raffaele Rossi

Dal mix di musica tradizionale turca, psichedelia e funk nasce una creatura che trasforma un'antica eredità musicale in un fenomeno globale. “Per chi cerca un suono eccitante e fresco al di fuori del mainstream, rivitalizziamo il passato con onestà artistica”. Dal vivo in Italia a settembre

“Suoniamo musica tradizionale e folk turca, brani con oltre un secolo di storia. Il nostro modo di eseguirli li rende sempre vivi e autentici per noi oggi. E tutto nasce spontaneamente, senza troppi ragionamenti”. Non è una formula di marketing quella che rivela al Foglio Jasper Verhulst, bassista e membro fondatore degli Altın Gün, quintetto turco-olandese di rock anatolico, ma l'essenza stessa di una creatura che ha trasformato un'antica eredità musicale in un fenomeno globale. Lontano da ogni intellettualismo, il gruppo che vede tra le sue fila anche Erdinç Ecevit Yıldız, Daniel Smienk, Chris Bruining e Thijs Elzinga, non si limita a ripescare dal passato ma lo rivitalizza. La musica degli Altın Gün collega l'anima folk dell'Anatolia alle pulsazioni del rock psichedelico, del funk e dell'elettronica europea. Un'alchimia in cui l'istinto prevale sulla ragione e l'onestà artistica sull'operazione commerciale. Tutto ciò è valso al gruppo nel 2019 la candidatura ai Grammy come Best World Music Album per il secondo progetto Gece e la partecipazione a festival come Glastonbury, Coachella e Primavera Sound. Il segreto di questa fusione risiede nella diversità delle loro origini. “Il nostro cantante, Erdinç, è cresciuto con la musica folk e tradizionale turca – racconta Verhulst – mentre gli altri membri della band apportano le loro influenze, piuttosto diverse tra loro. Si va dalla musica latina alla psichedelia degli anni Sessanta, passando per l'hip hop e la musica elettronica”. Questo incontro tra mondi sonori distanti non è un collage forzato ma una simbiosi. Il risultato è dunque una musica che si nutre di contrasti, dove il calore delle armonie centenarie turche si fonde con la modernità dei ritmi sincopati e delle improvvisazioni dello psych-rock, creando un suono familiare ma al tempo stesso nuovo. “La musica innovativa è una nuova combinazione di elementi che già esistono”, rivela Verhulst.

  

   

E l’ultimo album degli Altın Gün, Aşk, uscito nel 2023, ne è la prova definitiva. Dopo aver sperimentato con produzioni più sintetiche e registrazioni a distanza, la band ha scelto di tornare in studio per catturare l'urgenza di una performance dal vivo. Registrato con attrezzature e tecniche vintage, il disco è un omaggio sonoro agli anni Settanta, senza per questo cadere in una sterile nostalgia. “Era un periodo interessante in cui la musica pop e rock stava iniziando a maturare un po' e gli artisti di tutto il mondo cominciavano a combinarla con la musica tradizionale locale”, continua Verhulst. “Abbiamo iniziato con questo concetto e lungo il percorso sono state aggiunte al nostro sound sempre più influenze”. Ma l'obiettivo degli Altın Gün non è copiare bensì rivivere il passato. Le dieci tracce di Aşk sono nuove interpretazioni di brani tradizionali, una prova concreta di come certe canzoni, sebbene secolari, rimangano eterne e capaci di parlare a un pubblico contemporaneo con freschezza. Gli Altın Gün si propongono dunque come un ponte sonoro e culturale tra il passato e il futuro. E i loro concerti sono un melting pot in cui “si vedono persone di età e provenienze diverse”. Non si preoccupano di compiacere un pubblico mainstream con suoni usa e getta ma offrono una proposta autentica. Si limitano a suonare ciò che sentono, lasciando che la musica parli da sola e sarà così anche sabato 13 settembre allo Spring Attitude Festival di Roma e domenica 14 al Poplar Festival di Trento. Il fatto che migliaia di persone in tutto il mondo rispondano con entusiasmo dimostra che, come conferma Verhulst, “molta gente cerca un suono eccitante e fresco al di fuori del mainstream e proveniente da luoghi diversi da quelli in cui sono cresciuti”.