23 novembre 1921 - 23 novembre 2021

Un secolo dopo, Fred Buscaglione è ancora qui. Bulli e pupe resistono al woke

Enrico Cicchetti

Da Rino Gaetano a Vasco, da Willie Peyote al rap. L'eredità di "Nando" che oggi avrebbe compiuto cent'anni. Duro per finta, artista per davvero

Sarebbe il candidato ideale per quella cura della cancellazione che oggi si porta tanto. Nottate di cazzotti, di fiumi di whisky, di mille sigarette. Di pupe “supermolleggiate fuoriserie”. Altroché body positivity: lui vede solo carrozzerie da sballo di bei “mammiferi modello centotré”. Un campione di sessismo che oggi finirebbe dritto sulla graticola per quei “cumuli di curve”. Non basta? Va in tv a fare il testimonial: “Soprattutto e dappertutto: birra!” e riesce a fare cantare di sbronze facili anche l'innocente coro delle voci bianche. Eppure se a cent'anni dalla nascita Ferdinando Buscaglione – in arte Fred, per gli amici Nando – è ancora interpretato citato ricordato amato è forse grazie al fatto che in realtà le sue sono favole da bar. Sono nottatacce smaccatamente gonfiate, balle testosteroniche e paradossali. Zuppe, più che di sesso e alcol, di autoironia. Quella di uno smargiasso che si finge il latin lover che non è. 

      

   

Canaglia e donnaiolo? È quasi tutta una posa. I testi da bullo in effetti sono quelli dell'inseparabile Leo Chiosso, il suo paroliere appassionato di atmosfere da hard-boyled americano. Fred però si cala nel personaggio: baffetti a fiammifero, doppiopetto e cappello alla Clark Gable. Che sia un viveur forse sì, ma in fondo il suo “folle amore” – burrascoso e illuminato dai flash dei rotocalchi – è solo quello per la moglie Fatima. Lui fa un po' lo scemo in giro. Lei è gelosissima. Si mollano, si riprendono, si rimollano. Di sicuro Fred non ha una vita noiosa. Breve, questo sì: fisce all’alba del 3 febbraio 1960, ai Parioli. Di ritorno da una serata in un night di via Margutta, alla guida della sua Ford Thunderbird rosa. Era iniziata il 23 novembre 1921. Prima del boom, suo e dell'Italia, aiuta la famiglia “facendo il commesso da Caudano, ferramenta all’ingrosso, in una Torino che di chiodi negli anni Trenta doveva proprio avere bisogno”, come scriveva Pietro Balla in un bel pezzo per il Manifesto. Fa il fattorino, il pellettiere, l'apprendista odontotecnico, l'imbianchino insieme al padre. Ma non smette mai di suonare: è anche lui un “ragazzo scimmia del jazz”, come canta quell'altro.

 

La leggenda vuole che all'origine di tutto ci sia un ritrovamento casuale durante un trasloco, da bambino, di decine di dischi 78 giri di Duke Ellington, Count Basie, Benny Goodman. Sarà un'altra recita, una balla delle sue? Di sicuro c'è che nel Ventennio gira tutti i locali di Torino dove si suona il giass, quelli con il palo fuori per gabbare le squadracce: randellate o gattabuia per chi suona quella “musica afro-demo-pluto-giudo-masso-epilettoide” (MinCulPop dixit). Il seguito è noto. Il seguito è swing, gessati e neon, una scarrozzata sfrenata e felice. Fa successo, fa i dischi, fa i film (undici in tutto. Uno solo da protagonista, il più bello, di Mastrocinque, con Totò). Alla fine si stanca di fare il macho, tre settimane prima della morte dice alla Stampa: "Prima che la gente mi volti le spalle, Fred il duro sparirà, e io tornerò a essere solo Ferdinando". Chissà come sarebbe andata.

     

C'è comunque che cento anni dopo Fred Buscaglione è ancora qui. "Il fatto che sia così attuale significa solo una cosa, che la sua era arte. E che nel cuore degli anni Cinquanta è stato un innovatore. In quel periodo gli artisti avevano a che fare con una censura severa, con un clima politico teso, con una morale religiosa ancora molto rigida", diceva Paolo Belli. Buscaglione ce la fa, invece, e passa di decennio in decennio, da una generazione all'altra: è con Rino Gaetano, che in Rai negli anni Ottanta canta Il dritto di Chicago.

  

   

È nel Roxy Bar di Vasco, che prende il nome dal locale immaginario della sua canzone "Che notte!". È nella pubblicità anni Novanta delle Tic tac. È nelle citazioni del suo compaesano Willie Peyote (classe '85), in un disco di tre anni fa. Nel 2020 è nei testi del rapper milanese Jangy Leeon (del 1987), lui che è stato "gangsta" prima del rap. È l'eredità di Nando, duro per finta, artista per davvero.

    

  • Enrico Cicchetti
  • Nato nelle terre di Virgilio in un afoso settembre del 1987, cerca refrigerio in quelle di Enea. Al Foglio dal 2016. Su Twitter è @e_cicchetti