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Glossario minimo della neolingua dei campus americani, dove si pratica la dittatura dei diritti

12 Novembre 2015 alle 06:18

New York. Non è sempre facie capire quello che sta succedendo nei campus americani, dalle proteste razziali del Missouri (che hanno portato alle dimissioni del presidente, Tim Wolfe) alla virulenta polemica di Yale sui costumi di Halloween potenzialmente offensivi, fino alle norme antistupro del genere californiano “yes means yes” e alle censure dai libri delle parole che possono traumatizzare, anche se le ha scritte Mark Twain. Si rischia di finire intrappolati nella neolingua universitaria, idioma traghettato dagli anni Settanta, passato attraverso le guerra del politicamente corretto dei Novanta, e precipitato nell’era odierna, quella della dittatura dei diritti. Urge un glossario minimo per decrittare uno dei fenomeni sociali più rilevanti dell’America di oggi.

 

Safe space. Lo spazio sicuro è l’obiettivo finale dell’università intesa come luogo sociale. Le minoranze chiedono di vivere al riparo dalla discriminazione, i ricercatori al riparo dalle prepotenze accademiche, tutti chiedono che il campus promuova un diritto alla sicurezza che là fuori, nel mondo oltre il dormitorio, è vituperato. E’ un concetto tal punto centrale nella logica universitaria che i manifestanti dell’università del Missouri hanno dichiarato “safe” lo spazio dove sono accampati, rendendolo inaccessibile anche ai giornalisti che documentavano le proteste. Significa che lo spazio safe è perfino più importante del Primo emendamento.
Microaggression. Costituisce microaggressione tutto ciò che può essere percepito come discriminatorio o offensivo, anche un suggerimento implicito o apparentemente involontario. Contrariamente all’aggressione macro, la sua versione subdola dipende solo dalla percezione di chi la subisce. Chiedere a uno studente di chiara origine asiatica dov’è nato è una microaggressione. Il professore di grammatica che impone la lettera minuscola alla parola “indigeno”, come da regola, commette una microaggressione nei confronti di un nativo americano. Gli esempi non sono di fantasia.

 

Trigger Warning. Professori e amministratori universitari devono avvertire gli studenti se i contenuti delle loro lezioni possono urtare gravemente la sensibilità di qualcuno, dando loro la possibilità di non essere esposti a cose che possono offenderli. Vale anche per i libri di teso. Leggere “Lolita” è un affare ad altissimo rischio. Per evitare il problema, da alcune edizioni campus-friendly di Huckleberry Finn hanno eliminato la parola “negro”.

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