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I giovani non fanno figli per via dei soldi. Non sarà però il segno della “mentalità contraccettiva”?

30 Aprile 2015 alle 06:18

Che i giovani in occidente facciano pochi figli è un luogo comune, quindi in quanto tale sostanzialmente vero. Sulle ragioni del calo della fertilità, invece, si dibatte alacremente a suon di statistiche e di ipotesi che non possono essere provate dalle scienze sociali, e l’Urban Institute è l’ultimo soggetto a uscire con uno studio che punta al bersaglio grosso, la motivazione definitiva che spiega perché le donne millennial sono le meno fertili della storia americana e occidentale. Niente di più semplice: i soldi. Non si rifiuta la maternità per dare spazio alla carriera negli anni più produttivi (questione peraltro aggirabile con il congelamento degli ovociti che alcune aziende offrono come benefit alle dipendenti: oggi lavori senza pensieri, quando sarai una top manager ti godrai la maternità) ma per via delle proibitive condizioni economiche. I ricercatori dell’Urban Institute dicono che fra il 2007 e il 2012 la natalità fra le ventenni americane è decresciuta del 15, dopo una trentina d’anni di generale stabilità delle nascite nello stesso gruppo. Nan Astone, uno dei ricercatori che ha guidato lo studio, dice che le difficoltà economiche hanno “portato molte giovani donne che non sono preoccupate dal loro orologio biologico a dire: ‘Adesso è dura, metto da parte l’idea della maternità adesso che posso ancora permettermelo’”. Detto altrimenti: le ragazze i figli li vorrebbero anche, ma al momento non possono permetterseli, non ci sono le condizioni, la natalità è legata a doppio filo ai cordoni della borsa. La spiegazione è vagamente marxista – solo i rapporti economici contano, tutto il resto è sovrastruttura e noia – ma potrebbe anche essere corretta, e lo si vedrà al prossimo giro di boa dell’economia; già ora altri studi indicano che i giovani rintanati nelle case dei genitori per assenza di fondi si stanno riaffacciando sul mercato immobiliare, primo passo verso la progenie. Una spiegazione meno marxista è invece quella che lega l’infertilità al mito generazionale della vita “childless”, incoronato da migliaia di testimonianze della cultura popolare, una su tutte la serie “Girls”. L’idea è che la riproduzione sia una pura opzione, non un destino né una predisposizione naturale, e la mentalità “childless” ha mandato in pensione anche quel sottile senso di vergogna sociale che la tradizione trasmetteva a proposito delle donne senza figli. “Spinster”, zitella, è il titolo del libro in cui Kate Bolick glorifica l’ideale della donna sola, che non ha bisogno di altro da sé per realizzarsi. Tutto ciò che serve per una vita felice va ricercato al proprio interno, non nei legami affettivi né nella fastidiosa pratica della riproduzione. Giovanni Paolo II la chiamava la “mentalità contraccettiva”, un pensarsi autonomi e risolti, dotati di tutto ciò che serve per realizzarsi, innanzitutto la capacità di definire e ridefinire cosa si intende per “essere realizzati”. Eppure i maestri della statistica ci garantiscono – abbiamo i dati! – che è unicamente un problema di soldi.

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