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L'orologio da polso

Uno degli accessori ideologicamente più significativi. Ecco cosa pensarne e, soprattutto, cosa dirne

14 Dicembre 2018 alle 06:17

L'orologio da polso

• Anche se non vive più  i fasti degli anni Ottanta rimane pur sempre una spia ideologica quasi insuperabile.

 

• Il Rolex da un chilo, un chilo e mezzo, meglio se di metalli preziosi, è ancora ineguagliato per antipatia.

 

• Presso i target più evoluti è stato sostituito da anni dal cellulare. Convenirne.

 

• Possedere ancora i cascami di una un tempo fiorente collezione di Swatch. Non indossarli quasi mai.

 

• Tramandarsi da generazoni il Patek Philippe del bisnonno è consentito purché si abbia cura di chiamarlo sempre e solamente il Paté di Filippo, con evidente intento autoironico. Valutare se nella stessa frase infilare anche il Mo’ esce Antonio di Decurtisiana memoria.

 

• L’Apple Watch è troppo da fighetti. Convenirne.

 

• Avere comprato un Cronograph Grand Complication Rattrappant. Di seguito avere cominciato a frequentare un corso di francese per sapere cosa si è acquistato.

 

• È un accessorio molto impegnativo: se di dimensioni importanti evitare di indossarlo con certi colletti di camicia tipo condono edilizio e con certe scarpe di faggio stagionato con la punta quadrata per evitare di essere subito etichettati come stronzi d’antan.

 

• Indossare esclusivamente orologi meccanici perché la vibrazione del cristallo di quarzo turba il vostro equilibrio magnetico.

 

• “Via della Spiga-Hotel Cristallo di Cortina 2 ore, 54 minuti e 27 secondi. Alboreto is nothing.” (Guido Nicheli) Variante: “Milano-Santa, un giro di Rolex.”

 

• L'orologio da polso fu inventato alla fine del XIX secolo da Patek Philippe, ma inizialmente fu considerato un accessorio esclusivamente femminile. Ricordarlo per lasciare intuire un vasto bagaglio culturale.

 

• Avere l’orologio aspirazionalmente settato su due continenti diversi. Non è necessario vivere in due luoghi diversi.

 

• Per i bambini degli anni Sessanta il segno delle magnifiche sorti e progressive era il Bulova Accutron, che andò sulla luna.

 

• Una volta l’orologio da polso era uno dei primi riti di passaggio della vita e accadeva in corrispondenza della Prima Comunione. Ricordarlo con nostalgia.

 

• Citare “Tempo della Chiesa, tempo del mercante” di Jacques Le Goff per tirarsela un po’.

 

• Se di dimensioni particolari, fa parte degli accessori identitari del maschio aspirante alfa, insieme al sigaro avana, all’auto sportiva e al bopobarba aggressivo. Valutare se parlare di sostituto del pene.

 

• Il tempo vola. E noi no. Ma il peggio sarebbe se noi volassimo e il tempo no. Il cielo sarebbe pieno di uomini con gli orologi fermi. (Alessandro Bergonzoni)

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