cerca

Venditori di strada

Di tanto in tanto qualcuno rinfocola la polemica, ma almeno una volta tutti ne siamo stati clienti.

15 Agosto 2014 alle 06:30

Venditori di strada

Da anni sono una presenza continua delle nostre città e delle nostre spiagge. Di tanto in tanto qualcuno rinfocola la polemica proponendo contromisure inflessibili, ma almeno una volta tutti ne siamo stati clienti. Ecco allora un po' di frasi a effetto da buttare lì quando si parla di venditori di strada.

 

- Non se ne può più. Variante socratica: dire di non sapere se a Parigi, a Londra o in qualche altra capitale europea sarebbe permessa un'invasione del genere.

 

- Appena se ne vede un gruppo sostenere la necessità di fermare l'immigrazione clandestina. Ribattere che uno scoglio non può arginare il mare. Controbattere che, infatti, si è contrari solo all'immigrazione clandestina: se uno viene qui e ha un lavoro e paga le tasse, benvenuto. Controcontrobattere che non può essere solo un problema dell'Italia. Controcontrocontrobattere che, non a caso, dalle altre parti non li fanno neanche arrivare. Continuare ad libitum. Quando si arriva alle colpe dell'Occidente colonialista abbandonare la stanza.

 

- Chiedersi come facciano a far comparire gli ombrelli in trenta secondi non appena cadono due gocce di pioggia.

 

- Al quinto venditore che nel corso di una cena propone di comprare una rosa "alla tua bella fidanzata" nonostante sia ormai chiaro che lei non vi cederà mai, si è autorizzati a fare una scenata.

 

- Sindacare la strategia di marketing che alle otto chiede un Euro per una rosa e a mezzanotte un Euro per un mazzo di 40 rose.

 

- Ammettere di avere comprato una Vuitton taroccata, giustificandosi di averlo fatto solo perché era taroccata magnificamente.

 

- Notare come il linguaggio si usuri rapidamente: marocchini non lo dice più nessuno, a parlare di vu' cumprà è rimasto solo Alfano, ambulanti, solo sui libri. Ora la versione politically correct prevalente è genericamente extracomunitari. Dissertare a caso.

 

- Non conoscere nessuno che abbia mai acquistato un elefante di ebano o una maschera della fertilità, né alcun altro oggetto tipicamente pseudoafricano. (Vedi seguente)

 

- Dire che in Africa nessuno si sogna di produrre elefantini di ebano o maschere della fertilità. Fare analogie a quanto accade con gli spaghetti bolognaise o con le fettuccine Alfredo.

 

- Rifiutarsi strenuamente di acquistare gli orribili libri di cucina senegalese o di racconti camerunensi che cercano di rifilarti ogni volta che ti beccano a uscire da una libreria.

 

- Tuonare contro il flagello del gadget psicotico. Tra i più perniciosi ricordare il branzino che si contorceva cantando "Don't worry, be happy".

 

- Interrogarsi su quale indagine di mercato dadaista abbia individuato il calzino come oggetto da proporre ai viaggiatori dell'alta velocità prima della partenza.

 

- Notazione sociologica. Rilevare come sulle spiagge in anni recenti ai venditori di cocco si siano sostituiti i massaggiatori di piedi. Valutare se far partire un pippone sull'ossessione per il corpo di una società sempre più superficiale.

 

- Classico senza tempo la leggenda urbana secondo cui il venditore di lupini all'angolo della strada si sia poi rivelato essere multimiliardario.

 

- Non mancare mai di chiedere quale turba psichica possa indurre ad acquistare il ventilatore da mano con luci stroboscopiche colorate. (Vedi seguente)

 

- Gareggiare con gli amici a chi ha comprato l'oggetto più orribile. Da decenni imbattuta la torre di Pisa che diventa rosa o blu a seconda del tempo.

 

- Raccogliere oggetti brutti: chic. Non confonderli con la collezione kitsch: usurata. Se richiesti, spiegare la differenza, purché rapidamente.

 

- Avere acquistato una volta un massaggiatore per la cute della testa a forma di ragno ed esserne diventati dipendenti fino a trascorrere ore a grattarvi la pera in un'estasi al limite dell'onanismo. Deplorare.

 

- Magnificare la duttilità di questi commercianti, capaci di vendere la custodia protettiva dell'iPhone 6 il primo giorno della sua messa in vendita, ma allo stesso tempo di commercializzare ancora il Tamagotchi.

 

- Una volta avere incontrato un venditore di equazioni di primo grado che alla domanda perché lo facesse ha risposto: "Perché è brutto chiedere dei soldi in cambio di nulla". Plaudire all'etica creativa.

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Il Foglio

Caratteri rimanenti: 1000

Servizi