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L'8 marzo

Puntuale come una cambiale, ogni anno ritorna. D’accordo, è un giorno speciale, ma le opinioni in merito sono radicalmente opposte: chi lo considera una doverosa celebrazione e chi un abisso di retorica. Per fortuna la nostra rubrica vi esenta dal formarvi un’opinione. Eccovi tutto quello che potete dire senza impegno sull’otto marzo.

7 Marzo 2014 alle 00:00

L'8 marzo

- Detestarlo. Meglio se si è una donna. (vedi seguente)

- Trovarlo l’espediente retorico di una società maschilista per cercare di scaricarsi la coscienza. (vedi seguente)

- Una doverosa riflessione nonché un momento di consapevolezza del ruolo delle donne nella società. Usurato, tuttavia possibile a patto di lasciare la stanza prima di lasciarsi trascinare nel talk-show.

- In televisione ricordarsi sempre di dire che bisognerebbe onorare le donne tutto l’anno e non un solo giorno. Se il pubblico è sufficientemente naïf è garanzia di successo.

- Il rapporto tra il rametto di mimosa e le proprie colleghe d’ufficio genera la temutissima lose-lose-situation: se lo regali hai la coda di paglia e ti ripari dietro vuoti formalismi; se non lo regali sei uno stronzo dispatico. Nell’impossibilità di scegliere, l’otto marzo darsi malati.

- Tuonare contro l’avidità dei fiorai e dei venditori improvvisati di mimosa, che l’otto marzo quadruplicano i prezzi.

- Discettare sulla dolente valenza simbolica del rametto di mimosa che dal 9 marzo agonizza nelle mezze bottiglie di plastica dell’acqua minerale sulle scrivanie delle colleghe.

- Evitare di lasciarsi trascinare nell’insidiosa discussione sulle quote rosa ma, se non se ne può fare a meno, ricordarsi di dire che le cariche dovrebbero essere assegnate sulla base del merito e non del genere. Tuttavia, aggiungere - prima che qualcuno sollevi obiezione - che nel nostro Paese siamo ancora all'età della pietra in tema di parità sessuale e, pertanto, una legge che garantisca le donne ha una sua ragion d'essere. Continuare con andamento sinusoidale fino a che non sia inequivocabilmente chiaro a tutti gli astanti che siete persone complesse, proclivi all’approfondimento e aliene alle semplificazioni.

- La mimosa ha una puzza che non si regge. Convenirne.

- Sostenere che la mimosa ha un lieve odore di pipì di gatto posiziona senza affettazione come coscienza critica dei fenomeni della modernità. A parità di sentori urici felini preferire il Sauvignon.

- Durante gli anni del liceo le ragazze potevano utilmente ostentare una provocatoria irritazione nei confronti della mimosa. Meno se ne spiegavano le ragioni, maggiore era l’effetto.

- Ricordare come l'episodio del 1857 che avrebbe dato origine alla Giornata Internazionale della Donna, secondo il quale alcune operaie americane rinchiuse in fabbrica dal padrone affinché non partecipassero a uno sciopero persero la vita in un incendio, in realtà non sia mai avvenuto. Valutare se aggiungere che in Italia si è fatto spesso riferimento a  un rogo del 1911 a New York, nel quale morirono 134 donne, parimenti inventato. Chiosare cinicamente che non si è ancora raggiunto un accordo sull’anno e il numero delle vittime. (Vedi successiva)

- (Variante della precedente) Citare un qualunque presunto incidente all’origine della festa della donna e, di seguito, far partire un estenuante pippone sullo storytelling ideologico. I più attenti all’evoluzione del linguaggio possono parlare di “narrazione politica”, concetto che ora si porta molto.

- Valutare se celebrare anche la Giornata Internazionale dell’Uomo il 19 novembre. Quindi, astenersi.

- Non si manchi di ricordare che l’idea di regalare un rametto di mimosa nasce per iniziativa dell’UDI (Unione Donne in Italia) nel 1946, perché è un fiore che fiorisce all’inizio di marzo e costa poco.

- L’8 marzo regalare orchidee.

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