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La metropolitana

È il mezzo più comodo per muoversi rapidamente, ma le nostre città sono da anni ostaggio di decine di cantieri che terremotano la viabilità. Un costante memento del fatto che dovete assolutamente dire la vostra (o la nostra) sulla metropolitana.

25 Gennaio 2013 alle 00:00

- Non prenderla. Vi dà la claustrofobia.

- È l’unico vero modo per muoversi in città. Valutare se aggiungere che, invece, i mezzi di superficie, nonostante le corsie preferenziali, stanno in mezzo al traffico anche loro e se c’è casino c’è casino.

- Dire che l’unica città italiana ad avere una vera metropolitana è Milano. Per quanto, paragonata a quelle di Parigi o di Londra, fa ridere.

- Si va be’, ma se chiamiamo metropolitana anche quelle di Torino e di Genova, allora ce l’ha anche Gallarate.

- Puoi essere anche tristissimo, ma se prendi la metropolitana a Parigi, a Londra o meglio ancora a New York, e nell’iPod hai la colonna sonora giusta, sei parte di una gigantesca istanza poetica collettiva e puoi sentirti la star del tuo film personale.

- Nei film, in metropolitana si fanno incontri fatali con Gwyneth Paltrow o Robert De Niro che ti cambiano la vita. Per questo, ogni volta che si sta per salire su un vagone, provare sempre un minimo di frisson ipotetico.

- Dire che la metropolitana di New York ha copiato la grafica creata da Bob Noorda negli anni Sessanta per quella di Milano attesta esperienza di vita e suggerisce uno stile cosmopolita.

- Dire che il métro di Parigi ha addirittura una stazione speciale (Porte de Lilas-Cinéma) che viene tenuta chiusa al pubblico per potervi girare i film, fa molto connaisseur de la Ville lumière.

- Roma? Tutta un cantiere della metropolitana.

- Esistono due scuole di pensiero, quella che pronuncia “il metrò” con accento francese, e quella che pronuncia “la métro” con inflessione milanese. Schierarsi acriticamente per una delle due.

- Da quando hanno messo i ripetitori per i telefonini, con la rete cellulare del cavolo che abbiamo in Italia, la metropolitana è il posto dove si sente meglio. Convenirne.

- Chiedersi perché le pubblicità dentro i vagoni facciano tutte invariabilmente pietà?

- L’igiene sui mezzi pubblici in generale è una questione complessa, ma in metropolitana per certe ascelle ci vorrebbe il porto d’armi. Dolersene.

- Notazione sociologica. In metropolitana il 90% dei lettori sono donne.

- Ma i suonatori che passano da un vagone all’altro non potrebbero imparare bene almeno un pezzo? Eventualmente sindacare l’incongruità del repertorio: Cielito lindo dovrebbe essere consentito solo ai messicani.

- Ogni volta che si incontra un musicista in metropolitana ricordare che anche Springsteen ha cominciato così.

- Citare “Zazie dans le métro” di Louis Malle (rigorosamente solo in francese). Anche se non lo si è visto, trovarlo un capolavoro. Basta sapere che è la storia di una ragazzina che vorrebbe vedere la metropolitana.

- Dire che nella metropolitana di Tokyo ci sono degli omini pagati per pressare gli edochiani nei vagoni. Attenzione a non sbagliare il nome degli abitanti di Tokyo.

- Divertirsi a individuare quelli che si tengono ai sostegni cercando di impugnarli dove non lo fa nessuno, perché sono meno viscidi.

- Stigmatizzare i suicidi che scelgono la metropolitana. Se si ha un accento milanese, evitare.

- Sostenere l'esistenza di comunità che vivono nei tunnel della metropolitana senza mai vedere la luce del giorno. A New York esistono di sicuro, a Parigi probabilmente, a Milano stanno aspettando i permessi dal comune.

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