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Taxi e taxisti

Chi li prende solo per lavoro, chi girerebbe solo così, chi usa solo i mezzi, chi non li trova mai quando gli servono. Se sentite anche voi la necessità di infarcire i vostri discorsi con dei luoghi comuni su taxi e taxisti non mancate di leggere qui.

20 Gennaio 2012 alle 00:00

- Scommettere che questa volta il governo Monti ce la farà/non ce la farà a liberalizzare le licenze dei taxi.

- Se i taxi costassero di meno li prenderebbero tutti.

- I taxi sono idrosolubili, come i vigili, per questo quando piove non si trovano mai.

- Quello che manca non sono i taxi, ma una politica complessiva dei trasporti: bisogna concentrarsi sulle cause, non sui sintomi. Commento che denota capacità di analisi e profondità di pensiero.

- Comprendere le proteste dei taxisti che si oppongono allla liberalizzazione delle licenze, ma concludere che hanno rotto le balle: non è che il Paese può essere ostaggio di una categoria.

- Suggerisce uno stile di vita internazionale dire che in tutto il mondo i taxi si prendono al volo, mentre da noi lo fanno solo i turisti.

- I taxisti di Roma sono tutti fascisti.

- I taxisti di Milano sono tutti leghisti.

- A New York i taxisti parlano solo pakistano.

- A Londra costa meno il taxi della metropolitana.

- A Parigi i taxisti guidano come se avessero appena fatto una rapina.

- Per una bella ragazza è indispensabile saper fermare un taxi con il fischio alla pecorara, come Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany.

- Mentre si aspetta il taxi ricordare che a Londra se cerchi di fregare sulla coda scatta il linciaggio. Concluderne che siamo un popolo di individualisti; che peraltro è anche il nostro bello; che però un po’ più di senso civico non ci nuocerebbe; che però non possiamo mica diventare dei soldati come i giapponesi; che però da noi la disciplina se non ce la insegnano a bastonate non c’è niente da fare, che però… (continuare indefinitamente con andamento oscillatorio)

- Avere rinunciato all’auto privata. Sparare cifre a caso per dimostrare che alla fine dell’anno si spende meno a circolare in taxi. Approccio anticonformista, ambientalista e lungimirante.

- Per fare presa sui target più ingenui qualificarsi come intrepido avventuriero vantando rocambolesche traversate di città esotiche (preferibilmente del Sud-Est asiatico) a bordo di un taxi in compagnia di galline, capre eccetera.

- Con i tassisti dibattere sulle differenze tra il traffico di Milano (checché se ne dica, infernale quanto e anche più di quello di Roma) e quello di Roma (imprevedibile a causa della particolarissima conformazione della città).

- Dire di avere parlato di più con un taxista durante il tragitto tra casa e l’aeroporto che in cinque anni di matrimonio con la vostra prima moglie. Fa capire che avete un passato denso e interessante.

- Taxisti, preti e barbieri sono le versioni pop dello psicanalista. Convenirne.

- Ricordare quando sull’elenco telefonico i Taxi si trovavano alla voce “Autopubbliche”. Chiosare che sulle scritte in piccolo del biglietto del tram il biglietto stesso viene chiamato “Titolo di viaggio”. Dolersene.

- Interrogarsi su chi mai possa aver voglia di affidarsi a uno che mentre stai per metterti in fila per il taxi ti si avvicina con aria da carbonaro dicendo: “Taxi, Mister?”

- Il modo migliore  per distruggere un brano musicale è usarlo come musica d’attesa della ricerca taxi. Con il bolero di Ravel si può arrivare ad accessi di violenza.

- Dibattere accanitamente sulla pronuncia “Tàxi” o “Taxì”, meglio se citando “La donna della domenica” di Fruttero & Lucentini (tra parentesi, uno straordinario ritratto di costume). Non rammentare se la scena fosse nel libro o nel film.

- Ricordare con aria nostalgica che quando eravate bambini nella vostra famiglia il taxi si prendeva solo per andare in ospedale.

- Essere saliti su un taxi a Roma, avere detto al conducente “Segua quell’auto” e avere ricevuto in risposta “A Jamesbond, de là nun ce posso andà: è senso vietato”.

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