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L'economia

E' la religione della principale divinità di questi nostri tempi: il denaro. Oppure è la responsabile principale delle storture della società? Tutti ci riempiamo la bocca dei suoi termini specialistici, anche se non sempre ne conosciamo il vero significato. L'economia: ecco tutto quello che non potete non dire.

8 Luglio 2011 alle 00:00

– E’ l'arte della gestione della scarsità. Anche se è il solo frutto della vostra prima e unica lezione di economia, dirlo testimonia dimestichezza con il gergo della materia.

– Parlare di economia classica fa presumere che conosciate le differenze rispetto ad altri tipi di economia.

– Adam Smith, il fondatore dell'economia moderna.

– Adam Smith, Ricardo, Malthus, John Stuart Mill. Smith e Mill vanno citati rigorosamente per nome cognome, degli altri due basta il cognome.

– Il vero arbitro della politica italiana è il ministro dell'Economia e delle Finanze.

– Ma se la manovra vale 40 miliardi, quanto costerà mai la corsa fino in centro? Buttarla lì con eleganza nel caso qualcuno vi stia attaccando un terribile bottone sul debito pubblico.

– Al termine generico "economia" preferire i più chic "macroeconomia" e "microeconomia".

– Delinea un profilo da intellettuale ironico citare la vulgata delle teorie keynesiane a opera di vostra nonna: "Il guadagno sta sul consumo".

– Criticare il modello statalista, fonte di artificiali distorsioni del mercato, causa di devastanti recessioni.

– Criticare il modello liberista, fonte di catastrofiche e ricorrenti crisi, causa di devastanti recessioni.

– Criticare duramente il modello misto, fonte di artificiali distorsioni del mercato e di catastrofiche e ricorrenti crisi, causa di devastanti recessioni.

– Spiegare il crollo della Enron in una frase attribuendolo alla messa in bilancio come voci positive di quelle che in realtà erano solo presunzioni. Aggiungere di non addentrarsi in particolari per non annoiare.

– Attesta sensibilità d'animo rievocare accoratamente i newyorchesi che uscivano dagli uffici della Lehman Brothers con in mano le scatole degli oggetti personali.

– Qualora si svolgano professioni creative, e pertanto distaccate dalla bruta contingenza, faticare a ricordare i nomi dei ministri dell'Economia, del Tesoro e del Bilancio. Peraltro non ricordare neppure quali esistano ancora.

– Fa molto creativo ignorare fieramente tutto ciò che abbia a che fare con il denaro. Avvalora la tesi ingiungere al proprio commercialista "Fa solo in modo che non debba andare in galera."

– Il denaro, sterco del diavolo. Evitare, usurato.

– Ma Standard & Poor’s che cos’è, una conventicola internazionale di impiccioni? Non glielo dicevano da bambini che non si guarda nel piatto degli altri?

– Gioco di società. Munirsi di un partner e pilotare la conversazione in modo da far dire a uno degli ignari interlocutori "Il denaro non fa la felicità".

– Ricordare che la Banca d'Italia ha sempre prodotto economisti di prestigio mondiale.

– Osservare come la diffusione della rete abbia reso improvvisamente decrepite tutte le teorie economiche vi posiziona come duttili interpreti della modernità.

– Affermare con sicurezza che la risorsa più importante nei sistemi economici contemporanei è la creatività e/o la variabile uomo.

– Il principio della scarsità dei fattori qualifica l'esperto economista. Da sapidi divulgatori spiegatelo dicendo che, parlando di grandi numeri, la maggior parte degli effetti è dovuta a un numero ristretto di cause: l'80 per cento delle ricchezze è in mano al 20 per cento della popolazione; il 20 per cento dei libri fa l'80 per cento delle vendite, e il restante 80 per cento fa solo il 20 per cento ecc. Quindi parlate dell'ultimo romanzo di Umberto Eco.

– Dichiarare che Internet ha reso un cimelio il principio di Pareto dell'80/20. Contestualmente citare la teoria della coda lunga. Se qualcuno chiede particolari, sorridere e parlare dell'ultimo romanzo di Umberto Eco.

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