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L’opera lirica

Irriducibili fan del golfo mistico o melomani occasionali, verdiani sfegatati o pucciniani indefessi, filo e antizeffirelliani, eccovi un'imperdibile raccolta di luoghi comuni sull'opera lirica.

29 Ottobre 2010 alle 00:00

– Aspettarsi sempre che durante il terzo atto fra i palchi esploda un conflitto a fuoco tra famiglie mafiose.

– Essersi sempre chiesti perché durante i recitativi invece di parlare come degli afasici non lo facciano normalmente?

– Però Placido Domingo è sempre un bell’uomo.

– Aver capito fino a età molto adulta “la donna è mobil qual più malvento”, cioè mobile come il vento più cattivo. Eventualmente citare altri equivoci.

– Alla fine del Settecento Mozart e Da Ponte erano un po’ i Mogol-Battisti dell’epoca. Valutare secondo il contesto se dirlo o meno.

– La musica di Verdi fa parte del corredo genetico degli emiliani, come il lambrusco, il culatello e lo gnocco fritto.

– Verdi era l’acronimo di Vittorio Emanuele Re d’Italia. Lasciarlo cadere con nonchalance e cambiare subito argomento aumenta l’effetto.

– Verdi e Wagner si stavano così reciprocamente sull’anima che a Venezia andavano entrambi a prendere  il caffè in piazza San Marco, ma il primo al Caffè Florian e il secondo al prospiciente Caffè Quadri, così da potersi disprezzare a vista. Raccontare l’aneddoto in uno dei succitati caffé aumenta la sensazione che siate sapidi conoscitori della storia operistica italiana.

– Verdi, il cigno di Busseto. Non confondere con l’aquila di Ligonchio.

– La musica di Puccini in alcuni passaggi fa sempre commuovere. Replicare immediatamente che è una questione fisica, a causa delle frequenze basse, suggerisce profonde conoscenze musicali.

– Nutrire sentimenti ambivalenti nei confronti della serata inaugurale della stagione della Scala. Da un certo punto di vista è una delle più gloriose tradizioni milanesi, da un altro è una sfrenata esibizione di narcisismo delle classi dominanti.

– Loggionisti. Esseri incommensurabilmente malvagi che attendono anche per cinque ore una nota meno sicura delle altre per scatenare uragani di fischi contro la cantante.

– Preferire il timbro della Tebaldi a quello della Callas fa sempre chic.

– Considerare i Tre Tenori il livello zero dell’udito umano. Specialmente le incursioni nel pop di Pavarotti.

– Alla Scala quando c’è un’opera di richiamo è praticamente impossibile entrare, a meno di non mettersi in fila alle tre di notte per il biglietto o di non essere uno di quei privilegiati con il palco riservato. Tuonare genericamente contro l’arroganza del potere.

– Trovare la Fenice di Venezia sempre affascinante, ma non quanto prima dell’ultimo incendio.

– Se qualcuno vi chiede insistentemente di esprimere un parere sull’ultimo allestimento di Emma Dante, sostenere di frequentare l’opera essenzialmente per poter usare il binocolo senza passare da voyeur.

– Avere ricevuto in regalo a Natale il cofanetto dell’Anello del Nibelungo di Wagner (15 ore di musica). Avere evitato argomenti ebraici per un anno.

– Qualunque cosa faccia Zeffirelli trovarla didascalica o, eventualmente, molto mainstream.

– Ma perché le cantanti liriche una volta erano tutte ciccione e adesso invece sono delle gran gnocche?

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