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Quel che resta della spiaggia

L'estate è appena finita, ma si possono ancora sorseggiare le ultime gocce di vita da spiaggia. Meglio allora sapere che cosa dire.

24 Settembre 2010 alle 10:46

– Ogni volta che vi si mette piede meravigliarsi che non vi sia in sottofondo una canzone di Rita Pavone o di Gianni Morandi come nei film degli anni ’60 o nei servizi del telegiornale.

– Non ci sono più i bagnini e le turiste tedesche di una volta.

– Il topless fino a dieci anni fa era segno di apertura mentale e progressismo oggi è datato e anche vagamente reazionario.

– Dissertare se per abbioccarsi sotto l’ombrellone sia più efficace Novella 2000 o Underworld di Don De Lillo.

– Aborrire l’idea di affollarsi in pochi metri quadrati insieme a una turba di sconosciuti, sovente deformi, e di dover sostenere vacue conversazioni seminudi, nell’attesa di un’ustione di primo grado.

– I nomi degli stabilimenti balneari di dividono essenzialmente in tre grandi categorie: propri (Eros, Elio, Tarzan), marinari (Balena, Le vele, Goletta) o aspirazionali (Paradiso, Eden, Palace).

– La vostra idea di vacanza significa mare, spiaggia e nessun altro fino all’orizzonte. Contestualmente ironizzare sullo stile zootecnico degli stabilimenti balneari.

– Mangiando un cornetto Algida evocare languidamente gli anni della giovinezza. Aggiungere che è stato la madeleine proustiana di due generazioni testimonia buone letture.

– Il blu del mare della Sardegna non ha uguali. Se qualcuno lo afferma, citare una qualunque altra località e dire che il mare là è viola. Non utilizzare altri colori.

– Le sabbie dell’Atlantico sono del tutto particolari. Incidentalmente ricordare il D-Day.

– Trovare i surfisti di Ostia fuori luogo quanto i giocatori di bocce di Sidney.

– Chiedere a che numero siamo arrivati con i tentativi di imitazione della Settimana Enigmistica non è un buon modo per attaccare bottone con la vicina di ombrellone.

– Stare sotto l’ombrellone e lavorare tutto il tempo al laptop senza rivolgere la parola a nessuno è cool. Per non sembrare dei workaholic tenere in vista un vecchio romanzo molto sgualcito, preferibilmente francese.

– Leggere un saggio su una sdraio della spiaggia privata di un hotel molto chic qualifica subito come intellettuale mitteleuropeo. Evitare di vestirsi di lino bianco, a meno che non prevediate di morire entro il primo capitolo.

– Arrivando in una località di villeggiatura marina correre con la mente ad Alberto Sordi e alla Buzzicona che si presentano al Grand Hotel e vengono dirottati dal concierge.

– Osservare che i bagnanti si dividono in quelli che fanno un quarto d’ora di abluzioni prima di entrare in acqua e quelli che vi irrompono come se fossero inseguiti da una tigre. Chiedersi perché nessuno vi entri normalmente.

– I costumi da bagno maschili sono la spia dello stato psicologico di un paese: negli anni ’60 e ’70 andavano quelli aderenti che evidenziavano il contenuto, recentemente si portavano i bermudoni con il cavallo basso.

– Paventare lo tsunami di sabbia sollevato da quelli che corrono con le infradito. Preferire le havaianas, ma guardarsi bene dallo spiegare la differenza.

– Con nonchalance ricordare che fino agli ‘70 le aziende organizzavano dei soggiorni al mare per i figli dei loro dipendenti, da cui la locuzione “acqua di colonia”.

– Il sole fa alternativamente benissimo o provoca il cancro; a volte entrambe le cose contemporaneamente. Osservare che non a caso anticamente era considerato una divinità.

– All’inizio del secolo i ricchi avevano la pelle candida, dal dopoguerra in poi abbronzata come braccianti. Notare come periodicamente i modelli culturali delle classi coincidano e trarne spunto per ridiscutere lo statuto dei lavoratori.

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