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Mortadella e pestato

Due vocazioni prive di distrazioni

16 Aprile 2009 alle 00:00

Goffredo Pandolfi ha preso la scossa nella sua casa dell’Aquila, zona ospedale: casa nuova come l’ospedale ma cemento migliore, perciò l’Abruzzo non ha rischiato di perdere il suo mortadellista assolutista (esistono altri produttori di mortadella di Campotosto ma soltanto lui si dedica esclusivamente al curioso salume altresì denominato, per la forma ovoidale, “coglioni di mulo”). Una vocazione priva di distrazioni impenna il valore del suo laboratorio (che grazie a Dio non ha subito danni, lassù a millequattrocento metri di altezza) dove tutto è manuale e naturale, senza macchinari, senza celle di essiccazione, senza additivi, senza conservanti. Pandolfi confeziona le mortadelline una per una (“Ogni pezzo è unico”) seguendo i dettami degli avi e in particolare della nonna a cui ha intitolato la ditta, poi le affida ai profumi del fuoco di faggio e alla tramontana che scende dai Monti della Laga. L’iperspecializzazione può diventare un problema quando il prodotto è stagionale e la stagione coincide con un tremendo terremoto (il consumo della mortadella di Campotosto è tipicamente pasquale e pasquettistico). Questa pagina di Maccheronica serve a far sapere a cultori vecchi e nuovi che Pandolfi è vivo e lotta insieme a noi: per ricevere le sue piccole mortadelle basta contattarlo (347.1160947, 0862.900132, www.nonnaina.it) e lui imballa, spedisce, consegna.

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