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Pipero

Una bomboniera al centro dei Castelli. Piatti di buona tecnica ma privi di un luogo particolare. Il cuoco cucina anche per Mara Carfagna.

12 Gennaio 2009 alle 10:00

Mara Carfagna ama la cucina di Pipero (e del suo cuoco Danilo Ciavattini) e questo dovrebbe bastare. Ma così come non ci apparve la Madonna a Medjugorje, Mara non ci apparirà ad Albano: abbastanza ovviamente è Pipero a spostarsi al ministero, quando chiamato, e non viceversa. Il ristorante è una bomboniera sita nel centro del centro dei Castelli, uno spazio raffinato con quadri che fanno pendant col pavimento, tovaglie stirate e tavoli rotondi ben distanziati. Insomma lusso. Qui facciamo la conoscenza di una cucina di buona tecnica priva di un luogo particolare. Pre-antipasto: ceci, gambero e vaniglia. Antipasti: 1) tazza di patate, vongole e friggitelli (alajmeggiante); 2) prosciutto fritto e melone (pagliacceggiante, ricorda dunque il ristorante Il Pagliaccio di Roma). Primi: 1) spaghetti porro, scalogno e Montrachet (assurdeggiante: perché il Montrachet ad Albano?); 2) tortelli ripieni di lingua e consommè alla liquirizia (colonneggiante). Secondi: nessuno. Non che non ce siano, anzi, in carta ce ne sono parecchi, ma da un orecchio entrano e dall’altro escono. Pensavamo che di venerdì nel ristorante di una cittadina vista mare ci fosse almeno un piatto di pesce e invece non c’è e allora niente, non proveremo né manzo né agnello né animelle né piccione, ed è un peccato perché saranno sicuramente buonissimi, viste le premesse. Ci dispiace, a dire il perverso vero, soprattutto per le animelle. Dolci: 1) sacher interpretata che si avvantaggia delle albicocche di stagione; 2) parfait di caffè. Il meglio della cena, sempre perversamente parlando, arriva alla fine e sono le palline di cioccolato bianco impanato di cocco e, apoteosi, il croccante coi pistacchi e il sale (la presenza di quest’ultimo ingrediente fa capire quanto il cuoco capisca). La presente rubrica non andrà mai d’accordo con un sommelier (Pipero è stato miglior sommelier d’Italia secondo la Guida dell’Espresso): il Fiano va bene ma il Frascati-non-Frascati, atesineggiante, odora di Sauvignon, e l’aromatico è nauseatico, se esiste la parola, e se non esiste la inventiamo oggi. Come vorremmo assistere all’epifania di Mara, qui, stasera. Riempirebbe di nervosa grazia questo locale che è una sfida ardita alla paciosa ristorazione castelloromana. Se non stasera che sia un’altra volta, anche se saremo lontani che importa. Conta soltanto che queste strade riprendano la quota che loro compete. Via del Collegio Nazareno è una laterale dell’antica via Appia, oggi troppo modestamente denominata corso Alcide De Gasperi, le cui pietre furono calpestate da Orazio (vedi “Viaggio a Brindisi”) De Sade Goethe Byron Chateaubriand Stendhal. Passò infine D’Annunzio, che nel 1889 certo avrebbe apprezzato il turbine di francesismi con cui Pipero impreziosisce il suo eloquio: chef, gourmet, sommelier… (recensione del 21 agosto 2008)

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