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Paris

I quadrucci immersi nel brodo sono davvero sentimentali. Non male, ma il cameriere ci porta via il piatto mentre stiamo ancora mangiando, per ben due volte

8 Agosto 2008 alle 11:00

Sui grissini confezionati c’è Van Gogh, quello che si tagliò l’orecchio col rasoio per mostrarlo, sanguinolento, a una puttana. Che schifo. Non potevano scegliere un pittore che facesse venire l’appetito anziché il vomito? Anche piazza San Calisto è poco aperitiva, ritrovo di pidocchiosi. Fulvio Abbate, nel capitale “Roma”, definisce il bar della piazza un “porto di mare, luogo dove resiste un’epoca”. Essendo passatisti ma con giudizio, noi vorremmo che ogni tanto qualche epoca cessasse di resistere e di esistere. Il ristorante, sia chiaro, non c’entra nulla col bar né tantomeno coi mendicanti cenciosi appostati al varco che conduce a Santa Maria in Trastevere. Paris non è la capitale francese bensì il cognome del fondatore e quindi va pronunciato Pàris. Quattro anni fa ci sembrò meglio ma forse allora non c’era il Van Gogh autolesionista, o non ci avevamo fatto caso. Non che si mangi male. La minestra di arzilla, coi broccoli regolamentari, combatte il cattivo umore: i quadrucci immersi nel brodo sono davvero sentimentali. Alla pasta e ceci, col profumo di rosmarino, la giusta consistenza, e la pasta spezzata come piace a noi, si può rimproverare solo un leggero eccesso di sale. Forse l’errore è voluto: l’età media di avventori e camerieri è avanzata, tutta gente affezionata all’ipertensione (ci si affeziona a tutto, procedendo nella vita). Quattro anni fa le alicette piccanti fecero una bella riuscita ma il martedì dopo Pasqua non vogliamo cogliere in fallo nessuno (con l’arzilla ovvero con la razza ci è andata bene, ma quando sarà stato pescato il pesce esibito all’ingresso?). Tempo invece di abbacchio, e abbacchio sia. Anche di stracotto, col freddo tardivo che fa. E le patate, e le crocchette. Ma sì. Le polpette fritte? Ma no. I dolci sono quelli che andavano di moda quando i camerieri erano giovani: tiramisù, crème caramel… Sembrano più peculiari le palle fritte di ricotta e cioccolata. Violiamo la regola maccheronica del “Non mangerai cibi fritti” e veniamo giustamente puniti, la ricotta è acida. Peter lo fa notare al cameriere, le palle restano nel piatto e molto correttamente non vengono messe in conto. Parliamo del bere? Dobbiamo proprio? Acqua Ferrarelle e una bottiglia cattiva di un buon produttore, un viticoltore laziale di cui non facciamo il nome perché una bottiglia infelice può capitare a chiunque. Per giunta ci viene servita malissimo, temperatura sbagliata stappatura sbagliata, ma facciamo finta che Paris sia una trattoria e non il ristorante che invece è (al ristorante il vino si fa assaggiare, no?). Il peggio di Paris non è il grissino vangoghizzato o il vino rosso gelato bensì il cameriere che ci porta via il piatto mentre stiamo ancora mangiando, per ben due volte. (Recensione del 16 aprile 2008)

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