Theresa May (foto LaPresse)

Cosa dovrebbe imparare l'Italia da Theresa May

Mario Sechi

Vedere May e Sturgeon confrontarsi, combattere questa battaglia delle idee innesca cinica ilarità rispetto a quanto accade nel nostro paese incapace di fare un passo avanti, ma abilissimo nel farne sempre almeno due indietro

San Ruperto

May Be. Theresa May spingerà il pulsante della Brexit mercoledì prossimo, nel frattempo oggi il primo ministro britannico sarà in Scozia, a Edimburgo, per un vertice con Nicola Sturgeon, leader dei nazionalisti scozzesi. Con quelli della cornamusa e del miglior whiskey del mondo (a dire il vero il Giappone ha da tempo lo scettro, vedere la bibbia in materia, la guida di Jim Murray) non c’è da scherzare: è gente che non ha paura del voto (e della spada, un inchino a Sir William Wallace) e fa referendum a raffica quando si tratta di pesare il futuro.

Theresa May comincia un viaggio in una terra incognita (leggere la paginata del Financial Times), ma con la forza di una nazione che fu impero e riesce sempre a trovare la via del negoziato al posto della retorica stracciona. E’ un confronto impietoso per l’Italia, il suo clima da pozzo avvelenato, la sua struttura di potere, di genere, di degenerazione e scarsa visione. Vedere May e Sturgeon confrontarsi, combattere questa battaglia delle idee innesca nel titolare di List una cinica ilarità quando bisogna tenere sul taccuino traccia tipografica dei Renzi, degli Orlandi, degli Emiliani, dei Berlusconi, dei Salvini, un mondo maschio di nome e non de facto, incapace per eccesso di testosterone (e difetto di neurone) di fare un passo avanti, ma abilissimo nel farne sempre almeno due indietro. E’ l’Italistan.

 

Rex e il Medio Oriente. Con questa certezza da passo del gambero, si va avanti per segnare sul taccuino un paio di cose notevoli sul fronte Medio Oriente: il vertice della Lega Araba di mercoledì (due giorni, in Giordania) e l’appuntamento di Rex Tillerson in Turchia. Il segretario di Stato è in fase di incontro ravvicinato con la navicella di Ankara (vedere alla voce cosa ne facciamo della Nato, di cui la Turchia è partner fondamentale) e Tillerson è il pezzo da novanta dell’amministrazione dopo Trump. Che fare con Erdogan? Non è un sincero democratico, come gran parte di quelli che stanno all’Onu, ma una forma di cooperazione va trovata, giusto per non allargare la guerra in Siria. Parole nell’agenda di Tillerson: autonomia dei curdi (e Nord della Siria), Fetullah Gulen (l’avversario di Ergodan, in esilio negli Stati Uniti, accusato di essere l’ispiratore del golpe fallito), operazioni militari in Siria e Nato. Tillerson è un ex petroliere, guidava Exxon Mobil, fa parte del settore gente concreta.

 

Balcani e popolo. Domenica si vota in Serbia, a quelli che hanno appena piazzato un “mi piace” sull’argomento “Alba Parietti in crisi per le critiche” (titolo sulla prima schermata del Corriere della Sera online) non gliene importa un fico secco dei Balcani, ma da quelle parti sta succedendo di tutto e quelli della sezione Montenegro si stanno scaldando parecchio perché non tutti sono dell’idea di abbracciare la Nato.

 

Merkelandia. Si è già votato invece in Germania, nelle elezioni regionali del Saarland, ha vinto Angela Merkel e per Martin Schulz questo non è un buon segnale: la cancelliera è tosta, la Germania stamattina ha appena mostrato di avere benzina più di tutti, l’indice Ifo sulla fiducia delle imprese in marzo ha toccato il massimo livello (112.3) degli ultimi sei anni. Il mix della vittoria della Merkel nel Saarland e più che buoni dati sul business hanno subito prodotto il loro effetto sugli spread dei titoli di stato.

 

Un radar sull’Italia. Naturalmente, come in tutte le storie, c’è un perdente: l’Italia. Mentre Macron sembra pronto ad assicurarsi il secondo turno delle elezioni in Francia e la sfida tra Merkel e Schulz comunque si svolge in un contesto pro-Europa, nel Belpaese la sfida tra chi propone la rottura dell’Eurozona (Grillo) e chi insegue l’euroscetticismo senza avere un piano (Renzi) e con un tasso di demagogia preoccupante. Oggi sul Messaggero in apertura di prima pagina c’è questo titolo: “Assegno Ue ai disoccupati”. E’ la (pen)ultima proposta di Renzi e non sorprende, il suo record nella politica economica è sotto gli occhi di tutti:

  • Il governo italiano ha ottenuto flessibilità dall’Unione europea per 19 miliardi;
  • Il rapporto debito/Pil è salito al 132 per cento, livello inferiore solo a quello della Grecia;
  • Il prodotto interno lordo nel 2016 è stato pari a +0,9 per cento, la media della crescita europea è di +1,8 per cento, il doppio. La Spagna ha messo a segno uno spettacolare +3.2 per cento. L’Italia è il paese che è cresciuto meno, nonostante il botto colossale di spesa;
  • Nell’ultima manovra del governo Renzi ci sono 120 provvedimenti di spesa per un totale di impegni da qui al 2019 pari a 44.3 miliardi di euro;
  • Il tasso di disoccupazione in Italia è al 12 per cento, in Germania è pari al 5.9 per cento, in Francia il 9.6 per cento.

In questo splendido scenario, l’ex premier e ex segretario in attesa di riconquista della guida del Pd (che ci sarà), insegue Grillo, dimenticando una vecchia regola del marketing: i consumatori scelgono sempre l’originale. E’ una situazione da pazzi, l’effetto sui mercati è delizioso, questa è la corsa del tasso di interesse del Btp a 10 anni negli ultimi 12 mesi:

I mercati sono preoccupati più per l’Italia che per la Francia. Basta leggere il Financial Times per farsi un’idea chiara di quel che sta accadendo. Su questo la stampa italiana non versa inchiostro, pur trattandosi di una minaccia che rischia di far deragliare la piccola ripresa in corso. Il rapporto della Bei sugli investimenti in Italia presentato oggi va letto con attenzione, soprattutto nella parte in cui emergono le criticità del sistema, occhio a questa tabella:

L’incertezza sul futuro, il quadro delle regole, l’accesso alla finanza, i costi dell’energia. Un paese si spegne se non si confronta con questi temi e trova soluzioni per rispondere alle domande della contemporaneità. L’assegno di disoccupazione europeo, la mancia di sopravvivenza per i dimenticati dalla globalizzazione e la lobotomia del social dibattito come cloroformio della coscienza, questa sarebbe la risposta? Tanti auguri.

27 marzo. Nel 1975 esce il primo film di Fantozzi.

La signorina Silvani, era stata eletta per due volte consecutive "Miss IV Piano"; Fantozzi la corteggiava disperatamente da 7 anni.

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