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Sono i banchieri centrali ad avere in mano le sorti dei paesi

Fa politica chi ha la catapulta del denaro. I banchieri centrali fanno politica. E’ una teoria dimostrata della fisica del credito. Il governatore della Bank of England e un paradosso: sarà un canadese a salvare gli inglesi dagli inglesi? Vedremo

5 Agosto 2016 alle 11:36

Sono i banchieri centrali ad avere in mano le sorti dei paesi

Dedicazione della basilica di Santa Maria Maggiore.

 

Titoli. Fa politica chi ha la catapulta del denaro. I banchieri centrali fanno politica. E’ una teoria dimostrata della fisica del credito e se qualcuno fa fatica a masticare le equazioni, ci sono i titoli dei giornali a spiegarlo.

 

E’ il festival dei banchieri centrali. Apertura del Sole 24Ore: “Londra, bazooka anti-crisi”; strillo su MF: “La Banca d’Inghilterra al ribaltone, voleva alzare i tassi e invece ha dovuto tagliarli”; ancora un titolo di MF, quello d’apertura: “Herr Weidmann, basta con le bugie” (sarebbero quelle di Jens Weidmann, capo della Bundesbank); apertura sul Foglio: “La frustata di Carney per calmare i nervosetti della Brexit”); apertura sul Corriere della Sera: “Visco, le banche cambino”; il governatore di Bankitalia che si affaccia anche sulle prime pagine della Stampa (“Visco: i timori sulle banche sono esagerati”) e del Sole 24Ore (“Visco: timori sulle banche sovrastimati”). E’ la forza della catapulta del denaro.

 

Chi ha la manovra? Mark Carney, canadese, governatore della Bank of England, per esempio. Le sue misure per contrastare l’avanzante recessione (stime del pil inglese alla fine dell’estate –0,4 per cento) post Brexit sono notevoli. Carney ha messo in campo tutti gli strumenti che i mercati avevano ipotizzato: taglio dei tassi (0,25 per cento), acquisto di obbligazioni delle aziende (10 miliardi di sterline), espansione del programma di acquisto dei titoli di Stato (60 miliardi di sterline) per un totale di 450 miliardi. Basterà? Le misure sono straordinarie, gli effetti non sempre. E’ un altro fiume di denaro immesso nel sistema finanziario globale e d’altronde bisogna sempre porsi la domanda: cosa succederebbe senza? Crash. E’ il banchiere centrale a manovrare la catapulta, è il banchiere centrale ad avere in mano le sorti di un paese o di un continente. La storia si diverte con i paradossi: a salvare l’Inghilterra stavolta non sarà una figura nata nell’isola d’Inghilterra. Churchill nacque nell’Oxfordshire e la salvò da Hitler, Thatcher nacque nel Lincolnshire e la salvò dagli inglesi, Carney è nato a Fort Smith, nei Territori del NordEst, in Canada, è cresciuto ad Alberta e si è laureato a Harvard. Un canadese salverà gli inglesi dagli inglesi? Vedremo.

 

Ignazio Visco, governatore di Bankitalia, ha una catapulta per interposta persona (Mario Draghi) dislocata a Francoforte (sede della Banca centrale europea) ma i suoi poteri di vigilanza e controllo della stabilità del sistema del credito sono fondamentali e il ruolo di via Nazionale sul risiko di aggregazioni, fusioni, ristrutturazioni e liquidazioni delle Banche fa di Visco il crocevia di un passaggio di stagione (e di potere) in Italia. Si rimprovera a Bankitalia un deficit di vigilanza (c’è bisogno di una riforma degli strumenti, senza dubbi), ma il governatore ha dimostrato sangue freddo, ha resistito agli attacchi politici (arrivati da tutte le parti, governo compreso), per un attimo sembrava sul punto di affondare, poi ha ritrovato la rotta. Non è finita, ma questo allievo di Federico Caffè (come Mario Draghi) ha superato un durissimo corso di sopravvivenza e mostrato un certo esprit politique. Visco è in carica dal 1° novembre 2011, nel frattempo al vertice delle istituzioni è successo di tutto: al Quirinale (bis di Napolitano e arrivo di Mattarella), a Palazzo Chigi (fine dell’era Berlusconi, transizione con il governo Monti, elezioni senza vincitori, soluzione tampone con Letta, ricerca della stabilità con Renzi), in Parlamento (cambio del quadro politico, ingresso del Movimento 5 stelle, scenario tripartito), nell’industria e nella finanza (espansione della dottrina Marchionne, fine della concertazione sindacale, riassetto di Confindustria, declino del potere di Mediobanca e ascesa di nuovi soggetti, come Urbano Cairo nel take over sul Corriere della Sera), nella Chiesa (fine del Papato ratzingeriano e apertura dell’era  Bergoglio). In cinque anni è cambiato tutto, ma la stabilità di Bankitalia è rimasta. E’ la realtà di cui Caffè faceva tesoro, pur coltivando l’ideologia e l’utopia. L’anno scorso, ricordando il suo maestro Federico Caffè, Visco disse: “Bisogna fare attenzione a che un eccessivo tecnicismo nell’analisi economica non faccia perdere di vista la realtà”.

 

E’ quella realtà che Jens Weidmann, presidente della Bundesbank – su posizioni spesso opposte a quelle di Visco – evoca senza sosta. La sua intervista a Die Zeit e al Corriere della Sera l’altro ieri ha (ri)aperto il tema delle perdite e della loro copertura: “In Europa ci siamo dati nuove regole per le crisi bancarie. In linea di principio gli azionisti e i creditori devono sopportare le perdite, quando una banca va risanata. E ha anche senso: gli investitori hanno ottenuto dei profitti e per farlo hanno accettato dei rischi. Tenerli al riparo dal risanamento di una banca significa privatizzare i profitti e socializzare le perdite”. Weidmann interpreta alla perfezione lo spirito tedesco, interpreta un ruolo in cui lui è il falco e Merkel la colomba, è la Germania che dispiega la sua politica. E’ il più temibile avversario di Mario Draghi, alcune sue idee sono impregnate di pregiudizio, ma chiunque abbia un po’ di senso della realtà dovrebbe far tesoro dei titoli della cronaca (l’arresto di Consoli dovrebbe aver fatto suonare la sveglia) che offrono ormai vasti esempi di collusione locale, cattiva amministrazione dei depositi e delle pratiche di credito, complicità tra manager delle banche, azionisti e non pochi clienti. I tedeschi non saranno perfetti, ma noi non siamo senza difetti. Tanti auguri.

 

 

Produzione industriale 1. Indice giù (-0,4 per cento). Per sapere, per capire. Ecco i dati della produzione industriale pubblicati dall’Istat: “A giugno 2016 l'indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dello 0,4% rispetto a maggio. Nella media del trimestre aprile-giugno 2016 la produzione ha registrato una flessione dello 0,4% nei confronti del trimestre precedente. Corretto per gli effetti di calendario, a giugno 2016 l'indice è diminuito in termini tendenziali dell'1,0% (i giorni lavorativi sono stati 21 come a giugno 2015). Nella media dei primi sei mesi dell'anno la produzione è aumentata dello 0,8% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente”. Vanno bene il settore della produzione di computer ed elettronica, la metallurgia, la chimica. Può bastare? No. E infatti…

 

Produzione industriale 2. Auto in frenata. Marchionne stavolta non ha salvato Renzi. Il settore dell’auto, per la prima volta dal maggio 2014, ha un segno negativo: il dato corretto per effetto del calendario è pari a -1%. Si sta profilando all’orizzonte una domanda vitale per l’economia del paese: che fare?

 

Olanda: inflazione negativa per la prima volta in 30 anni. Alla fine, è successo. E non è un buon segnale per l’economia europea.

 

 

Occupazione americana. Escono oggi i dati, gli analisti stimano una crescita di circa 180 mila posti di lavoro in luglio, contro i 287 mila registrati in giugno. Una frenata attesa.

 

Apple potrà vendere energia. Sono senza confini e senza limiti. L’anno scorso Apple ha acquistato una centrale solare da 130 megawatt. E ora ha l’autorizzazione a distribuire l’energia prodotta. La stessa mossa è già stata fatta da Microsoft, Amazon e Google.

 

5 agosto. Nel 1948 Vittorio Pozzo fu costretto a dare le dimissioni da allenatore della nazionale di calcio dell'Italia. Vinse due titoli mondiali nel 1934 e nel 1938, l’oro olimpico nel 1936. Insieme a Hugo Meisl, allenatore della nazionale austriaca, fu uno degli inventori del “metodo”.

 

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