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Golpe in Turchia, andata e ritorno verso l’inferno

Fallito il colpo di Stato, riuscito il giro di vite di Erdogan. E’ solo l’inizio. Cari statisti europei, sapete cosa sono le prigioni turche? L’orrore. Non c’è bisogno della pena capitale per sparire, perché lo stato di fatto è più avanti. La scelta è solo tra morire velocemente o morire lentamente.

19 Luglio 2016 alle 10:30

Golpe in Turchia, andata e ritorno verso l’inferno
San Simmaco

 

Titoli. Pena di morte. La Turchia del golpe e contro-golpe è questo viaggio nel buco nero della storia. Andata e ritorno verso l’inferno. Fallito il colpo di Stato, riuscito il giro di vite di Erdogan. La Turchia che vuole entrare nell’Unione europea, la Turchia che è membro della Nato, la Turchia che rastrella gli oppositori, la Turchia che ammassa i soldati, li denuda e li piega, questa Turchia islamista è incompatibile con l’Occidente.

 

Angela Merkel ammonisce: niente ingresso nell’Unione se ci sarà la pena di morte. Ma la cancelliera sa benissimo che non è più questo il problema. Morte e tortura non hanno bisogno di una legge per essere praticate. Accadono. E le immagini che arrivano dalla Turchia alimentano il sinistro ricordo dell’incubo del Novecento armato. Quei corpi senza divisa, inginocchiati, seduti, distesi, la testa china, sembrano in attesa di un evento terribile.

 

 

Le foto dei sostenitori di Erdogan che prendono a colpi di cinghia, sulla schiena e sul capo, i soldati che si erano arresi nel ponte sul Bosforo sono il preludio di un concerto di violini affilati.

 

 

E’ solo l’inizio. Cari statisti europei, sapete cosa sono le prigioni turche? L’orrore. Non c’è bisogno della pena capitale per sparire, perché lo stato di fatto è più avanti. La scelta è solo tra morire velocemente o morire lentamente. La paranoia è il cibo di cui si nutre il potere in Turchia. Serve a mantenere lo scettro. E’ un avviso alle anime belle, la classe dirigente in guanti bianchi di Europa e Stati Uniti: non ci sono limiti. I titoli dei giornali sono niente rispetto alla realtà. Corriere della Sera: “La grande epurazione di Erdogan”. La Stampa: “Le grandi purghe di Erdogan”. Repubblica: “Pena di morte possibile. Il mondo a Erdogan: fermati”. Non si fermerà. Perché il contro-golpe non prevede pietà. Ma punizione totale. L’Europa impegnata a sanzionare Putin, scrivere a Varsavia le irrealistiche regole di una nuova Guerra Fredda, si ritrova un partner della Nato che minaccia, chiude lo spazio aereo di una base alleata, Incirlik, accusa gli Stati Uniti di aver ordito il golpe, chiede l’estradizione dalla Pennsylvania dell’uomo che considera il burattinaio politico del colpo di stato fallito, Fethullah Gulen, arresta i soldati in massa, licenzia i funzionari pubblici, blocca i loro passaporti, ammanetta e allontana i giudici. Il golpe è fallito, il contro-golpe è riuscito.

 

Quando fallisce un golpe. Succede, nessuna sorpresa. La storia è piena di colpi di Stato falliti. Foreign Affairs spiega perché.  Scrive Brian Klaas: “Negli anni Settanta c’erano tredici colpi di stato all’anno, dopo la Guerra Fredda sono scesi a quattro. Dagli anni Cinquanta agli anni Settanta le probabilità di successo erano del cinquanta per cento, dopo la fine della Guerra Fredda sono scese a uno su quattro”. Le modalità del colpo di stato sono sempre le stesse: o lo compie l’intero esercito e cambia il regime, oppure un piccolo gruppo di combattenti fa l’impresa con la speranza di creare “l’effetto bandwagon”, il trascinamento di tutto il paese verso la fase rivoluzionaria.

 

Strage di Nizza: cinque vittime italiane. Lo ha comunicato la Farnesina, il bilancio degli italiani caduti nell’attentato con il camion a Nizza si aggrava. Le Figaro pone otto domande importanti che riguardano l’inchiesta.

 

Bandiera di Isis nella casa del terrorista in Germania. Un diciassettenne afghano ieri è salito su un treno regionale, in Baviera, e ha tentato la strage con un’ascia. Quattro feriti gravi. L’attentatore è stato ucciso dalla polizia tedesca. Nella sua abitazione è stata ritrovata una bandiera nera dello Stato Islamico. Attendiamo analisi sulla sua depressione, il suo disagio e, mi raccomando, non scrivete che è un terrorista ispirato dalla propaganda islamista.

 

La convention repubblicana. E’ cominciata con tutto quello che ci si attendeva: un discorso di Melania Trump, il tentativo (miseramente fallito) di cambiare le regole della convention contro Trump e molto colore. Se leggete i giornali italiani, sembra che a Cleveland sia crollato il mondo. Calma, è solo The Donald. A novembre, forse, dovranno prepararsi a Trump. Ci vuole pazienza.

 

La Bomba della May. Il Parlamento inglese ha votato il nuovo programma di deterrenza nucleare presentato dal governo di Theresa May. Il programma Trident, che prevede la costruzione di quattro nuovi sommergibili armati di testate nucleari, è passato con 472 voti favorevoli e 117 contrari.

 

Renzi in tour. Il presidente del Consiglio oggi sarà in Piemonte e Campania. Agenda: ore 11, visita allo stabilimento Cimberio di Berzonno di Pogno (Novara); ore 12.10, visita allo stabilimento Alessi di Omegna (Verbano Cusio Ossola); ore 16,30, intervento all'Istituto Telethon di Pozzuoli (Napoli).

 

Come va l’Italia? Lo diranno l’Ocse e il Fondo monetario in una conferenza stampa al MEF con il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

 

19 luglio. Seconda guerra mondiale, 1943, Roma viene bombardata per la prima volta dagli alleati: 617 morti.

 

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