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I migranti fanno notizia quando muoiono

Questa è la triste lezione che arriva dopo aver letto i giornali, ma tutto ha inizio altrove e si dimentica lo scenario geopolitico, si cercano soluzioni per l’accoglienza, si fa un grande lavoro di soccorso umanitario, si vedono tutti i limiti della gestione in emergenza e l’Italia è solo un passaggio per chi cerca una nuova vita altrove.

30 Maggio 2016 alle 11:34

I migranti fanno notizia quando muoiono
Sant’Anastasio, vescovo di Pavia.

 

Titoli. I migranti fanno notizia quando muoiono. Questa è la triste lezione che arriva dopo aver letto i giornali (Carlino-Nazione-Giorno: “Migranti, strage di bimbi”), ma tutto ha inizio altrove e si dimentica lo scenario geopolitico, si cercano soluzioni per l’accoglienza (primo caffè e Corriere della Sera: “Migranti, 70 in ogni provincia”), si fa un grande lavoro di soccorso umanitario (La Stampa: “Così raccogliamo i morti in mare”), si vedono tutti i limiti della gestione in emergenza (la Repubblica: “Emergenza sbarchi. Mancano le navi. E’ strage di bambini”) e l’Italia è solo un passaggio per chi cerca una nuova vita altrove (Il Secolo XIX: “Caos profughi a Ventimiglia”). Si pubblicano mappe del Mediterraneo quando in realtà bisognerebbe impaginare quelle dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia Centrale. Il Nord Africa è in fiamme da cinque anni, cioè da quando cominciò il risiko delle primavere arabe: la Libia è una polveriera da quando il colonnello Gheddafi fu ucciso a Sirte il 20 ottobre del 2011; la Siria è un inferno amplificato dall’incertezza americana, dall’illusione della proxy war, la guerra conto terzi affidata a ribelli che sono soltanto clan sanguinari, un conflitto armato dal Pentagono e pensato dal Dipartimento di Stato di Hillary Clinton; l’Iraq destabilizzato da un ritiro troppo veloce delle truppe americane voluto da Obama; l’Afghanistan, dove Abdullah e Ghan governano Kabul, ma i signori della guerra continuano a dominare valli e montagne. La frontiera tra Siria e Turchia è un avamposto dell’Europa che ha affidato a Ankara il controllo. Funziona, gli sbarchi nell’Egeo sono diminuiti, ma il Mediterraneo degli Stati falliti è diventato l’alternativa. Si possono insediare mille governi provvisori, ma se non c’è il monopolio della forza (questo è il problema della Libia) il caos genera mostri e mercanti d’uomini. Guerra, fame e demografia sono le grandi forze della storia. Il resto è spicciola cronaca che forse fa titolo, ma non dura 24 ore. Buona giornata.

 

 

Che cosa succede? La settimana politica in Italia tocca il culmine domenica con il voto amministrativo: Roma, Milano, Napoli, Torino e altre grandi città sceglieranno il primo cittadino. Quasi tutte le sfide importanti saranno decise al ballottaggio, ma il primo turno darà una prima indicazione politica e sarà un test per il governo Renzi. Oggi i mercati negli Stati Uniti e nel Regno Unito sono chiusi, l’Istat darà i prezzi alla produzione (e vedremo ancora l’effetto energia), venerdì prossimo escono i dati sull’occupazione e molto probabilmente saranno il suono di campana che farà scattare l’aumento dei tassi, perché ciò accada bisogna che gli Stati Uniti creino 165mila posti di lavoro in maggio. Mercoledì e venerdì escono anche i numeri della manifattura e dei servizi negli Stati Uniti. Mercoledì si riunisce il board della Bce a Vienna, solita domanda: che faranno? Draghi confermerà la linea fin qui seguita. Ci si attende un miglioramento del dato sull’inflazione a causa dell’aumento del prezzo del petrolio, ma non sufficiente a cambiare la politica monetaria europea.

 

Prezzi alla produzione giù. Il dato pubblicato da Istat è eloquente: “Nel mese di aprile 2016 l'indice dei prezzi alla produzione dei prodotti industriali diminuisce dello 0,7% rispetto al mese precedente e del 4,1% nei confronti di aprile 2015”. I prezzi dell’energia hanno tirato giù tutto il resto. E’ materia da mal di testa per la Banca centrale europea.

 

 

Libia, Sirte circondata, milizie islamiche in ritirata. E’ una battaglia casa per casa, le milizie fedeli al governo islamico di Tripoli stanno fuggendo via mare.

 

Le forze irachene sono entrate a Falluja. Sta arrivando la battaglia decisiva per la riconquista della città (a 50 chilometri da Baghdad) che è finita nel gennaio del 2014 sotto il controllo di Isis. Quello che sta accadendo è di enorme importanza sul piano strategico: Isis è sotto le bombe ad Aleppo e può cadere a Falluja. Se perde queste due città, comincia un’altra storia: quella della sua sconfitta. La situazione sul campo per ora è questa.

 

Intanto a Baghdad… Via Agenzia Nova: “Tre diversi attentati hanno colpito oggi la capitale irachena, uccidendo 22 persone e ferendone almeno 45. Secondo quanto riferito ad “Agenzia Nova” da fonti della polizia irachena, il primo attentato è avvenuto nei pressi di un mercato nella parte nord di Baghdad, dove è esplosa un’autobomba, uccidendo dieci persone e ferendone 20. Un’altra autobomba è esplosa nel distretto di Tarmiyah, sempre nella parte settentrionale di Baghdad, uccidendo dieci civili e ferendone 20. Un terzo attentato è avvenuto a Sadr City, distretto suburbano a nord-est della capitale mediante una bicicletta carica di esplosivo. Nell’attacco sono morte tre persone e ne sono rimaste ferite cinque”.

 

Le auto elettriche destabilizzeranno il mondo? Sì, no, forse. Sul National Interest se lo chiedono e fanno bene. I grandi giganti del pianeta sono in piena rivoluzione industriale, la benzina va.  Guardate questi numeri sulla crescita dei veicoli motorizzati in India.

 

 

 

30 maggio. Nel 1431 la diciannovenne Giovanna D’Arco viene condannata al rogo a Rouen.

 

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