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Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

Perché Renzi e Merkel sono gli unici leader riformisti a poter risollevare l'Europa a pezzi

Bisogna guardare a cosa succede in Austria, Francia, Spagna e Regno Unito. E andare oltre il polverone giudiziario del Belpaese. Fatti, commenti, appuntamenti del giorno presi dal taccuino di Mario Sechi

6 Maggio 2016 alle 11:32

Perché Renzi e Merkel sono gli unici leader riformisti a poter risollevare l'Europa a pezzi

Matteo Renzi e Angela Merkel a Palazzo Chigi (foto LaPresse)

San Pietro Nolasco, fondatore dei Mercedari.

 

Titoli. Provate a sollevare un attimo lo sguardo sopra il polverone giudiziario del Belpaese. Vedrete due cose: che laggiù “il fetido cortile ricomincia a miagolare” (Un sabato italiano, Sergio Caputo) e che tra le macerie avanza un’alleanza sempre più concreta tra Angela Merkel e Matteo Renzi, l’Italia, la Germania e chi ci sta a guidare in una nuova fase dell’Europa che sta per aprirsi. Bene, ora andate oltre con lo sguardo. L’orizzonte vi apparirà più chiaro (e meravigliosamente caotico) di quanto avreste immaginato. I pezzi sono sparsi sulla scacchiera, in movimento: in Scozia gli indipendentisti hanno stravinto le elezioni; il Labour dell’ultimo idolo della left wing de noantri, Jeremy Corbin, è crollato; nella multietnica Londra il sindaco (forse) sarà il laburista islamico Sadiq Khan, mentre tutto quel che resta del Regno Unito si avvia al referendum di giugno con l’ombra della Brexit che s’allunga; l’Austria, questo Lilliput politico di cui il grande diplomatico russo Alexander Mikhailovich Gorchakov nell’Ottocento diceva “l’Austria non è uno stato, è un governo”, un equivoco geografico che parte dal Liechtenstein e si ferma a Bratislava, con meno abitanti del Belgio (8,5 milioni contro 11,5 milioni), ecco l’Austria è un ottimo ricostituente per far ripartire il progetto della Kerneuropa; la Turchia oggi utile per fare il lavoro sporco alle frontiere della Siria, diventa inutile nell’Unione del domani per la tracimazione dell’erdoganismo in islamismo; la Francia socialista, è guidata dal presidente Hollande che cominciò la sua avventura da normal e oggi è alla ricerca di una remontada impossibile; la Spagna dopo quattro mesi di follia dopo il voto di dicembre, ha scoperto che no, non podemos, e torna alle urne il 26 giugno. Il titolare di List si ferma qui e arriva alla conclusione: Renzi è l’unico leader riformista, insieme a Angela Merkel, ad avere a disposizione l’inchiostro per scrivere le pagine del presente. Il resto, semplicemente, inesorabilmente, è polvere in caduta libera nello spazio politico. Primo caffè, Corriere della Sera: “Renzi-Merkel, prove di Intesa”. Catenaccio: “In Turchia il primo ministro costretto a lasciare, Erdogan spegne il dissenso”. Altro? Una raffica di commenti, il più interessante è quello di Franco Venturini su Erdogan, analisi secca e perfetta. Il passaggio chiave è nella parte finale del pezzo: “L' Europa ha bisogno di guadagnare tempo per non affondare sotto il peso dei migranti e ancor più delle reazioni intolleranti che essi provocano tra gli elettori delle nostre democrazie. Senza Davutoglu sarà più difficile riuscirci, anche perché la perdurante guerra siriana annuncia altri quattrocentomila disperati pronti a passare in Turchia in aggiunta ai quasi tre milioni che già vi si trovano. Il Sultano non farà regali. E l'Europa (compresa l'Italia, che guarda alle coste libiche e al Mediterraneo) dovrà far presto a trovare soluzioni alternative”. Cosa fanno a Repubblica? La scelta felice è nella foto a centro pagina: il concerto dell’orchestra di San Pietroburgo a Palmira. Dove sgozzavano gli ostaggi, ora c’è musica classica. Titolo: “E a Palmira suona la musica della pace. Così faremo rinascere la città ferita dall’Is”. Bene, ma in prima un commento, perché quel concerto ha una partitura rigorosa che racconta una verità su cui l’occidente dovrebbe riflettere: Vladimir Putin ha vinto. E l’ha fatto con il mestiere delle armi. Citofonare le anime belle. Altro? Facciamo un rapido giro di titoli. La Stampa la sua notizia migliore la piazza di taglio: “Politica­ giustizia, l’allarme del Quirinale”. Libero è in procura: “Il Giro d’Italia dei pm fa sempre tappa dal Pd”. Libero va in tandem con il Fatto Quotidiano: “Anche Orlando contro i giudici. 3 anni a Soru per evasione”. L’Unità continua la sua serie di titoli sciarada per i lettori: “L’editto di Morosini”. Morosini? Chi? Ah, ecco, quello del Cms intervistato dal Foglio che ha confessato la partenza della sua campagna anti-Renzi. Cose belle dal Mezzogiorno? Il Mattino ha sempre l’oro in bocca: “La mamma del baby boss, è pazzo meglio l’arresto”. Cose romane? Un caffè ar vetro e Il Messaggero. Ecco il titolo di cronaca più gettonato al bar da Ginetto: “Doina Matei ritrova la semilibertà ma social vietati”. Money? Su MF c’è la dura realtà delle assemblee degli azionisti che deliberano in autonomia: “Veneto Banca, schiaffo a cda e Bce”. Cosa è successo? Catenaccio: “Ambrosini nuovo presidente dell’istituto, forte di quasi il 58% dei consensi. Clamorosa sconfitta per il management guidato da Bolla”. Cosa fa Il Sole 24Ore? C’è il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, che continua il suo duro lavoro per rassicurare i mercati: “Visco: la Bce non spinge per la vendita degli Npl”. Quanta sofferenza. Finisce qui la lettura dei giornali? No, il titolare di List è rimasto profondamente colpito da un titolo della Gazzetta del Mezzogiorno, sublime esempio di evoluzione politico-motoristica del giornalismo: “Il semiasse Merkel-Renzi”. Tutti in officina. Buona giornata.

 

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Come vanno le elezioni nel Regno Unito? Vittoria degli indipendentisti in Scozia, collasso del Labour di Corbyn che finisce terzo (e senza la Scozia non c’è partito nel paese), Ukip risorge, i Tories faticano ma tengono. Chi vincerà Londra? Live sul Guardian.

 

Brexit? Occhio al permesso di soggiorno. Per i lavoratori europei e non europei potrebbe davvero diventare un miraggio. Numeri allarmanti pubblicati dal Financial Times.

 

Paul Ryan dice che non sosterrà Trump. I tentativi dei repubblicani di fermare Trump ormai sono patetici. The Donald non si mostra preoccupato.

 

Libia, comando militare unico contro Isis. Via Agenzia Nova: Con un decreto emesso nella notte, il Consiglio di presidenza del governo libico di riconciliazione nazionale con sede a Tripoli ha stabilito la creazione di un alto comando delle forze armate unificato per la lotta allo Stato islamico, operativo nella zona tra Sabrata e Misurata. Il comando è guidato dal maggiore Bashir Mohammed al Qadi, capo delle milizie di quella zona. Il decreto impone a tutte le milizie di mettersi sotto il suo comando. La decisione è stata presa a seguito degli scontri avvenuti ieri con lo Stato islamico nella zona di Abu Grein e la proclamazione dello stato d'allarme generale nella città di Misurata, dove è in vigore il coprifuoco notturno”.

 

Il magistrato Bruti Liberati e l’orologeria. Sentito stamattina a Agorà, Rai3: "I fatti vanno guardati come sono e ci sono iniziative di procure e magistrati diverse ma per fortuna nel dibattito di questi giorni un concetto è stato superato: quello della giustizia ad orologeria". Sì, ma sono sempre puntuali, in campagna elettorale.

 

Renzi in Vaticano. Agenda di Palazzo Chigi: Il presidente del Consiglio Matteo Renzi sarà in Vaticano, venerdì 6 maggio alle ore 11.45, per la cerimonia di consegna del Premio Carlo Magno a Papa Francesco.

 

Mattarella in Friuli Venezia Giulia. Quarant’anni fa, il terremoto: 6 maggio 1976, 59 secondi, quasi mille morti.

 

 

Il New York Times serve la cena. Come fa notare Quartz, dopo 119 premi Pulitzer,  sta succedendo qualcosa: dalla pagina di cucina del glorioso giornale si potranno acquistare gli ingredienti per preparare la cena. Il problema è che è tutto molto interessante e invitante.

 

6 maggio. Nel 1840 in Inghilterra viene usato il primo francobollo della storia: il Penny Black.

 

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